F1 | La nuova proposta di Red Bull: senza il congelamento dei motori si accontenterebbe del BoP.

F1 | La nuova proposta di Red Bull: senza il congelamento dei motori si accontenterebbe del BoP.

28 Ottobre 2020 0 Di Nicola Cobucci
Tempo di lettura: 2 Minuti

La Red Bull potrebbe offrire un’alternativa al blocco dello sviluppo del motore che ha formalmente richiesto alla Commissione di Formula 1 per la stagione 2022 e oltre.

Tuttavia non sono stati Helmut Marko, né Christian Horner a lanciare questa proposta. Il suggerimento di introdurre una sorta di “Balance of Performance”  in F1 viene da Franz Tost, il capo di AlphaTauri. Un’idea che sembra assolutamente tabù in F1, che in teoria andrebbe contro l’essenza della categoria, contro il suo DNA, contro la sua filosofia, ma che trova largo impiego nel mondo delle competizioni automobilistiche, almeno nelle categorie che non sono monotipi.

Infatti già nel paddock si è detto, un po’ scherzando ma comunque con un pizzico di serietà che l’unico modo per sconfiggere le Mercedes è penalizzarle. E un modo per farlo è il BoP, ovvero l’handicap del risultato.

Franz Tost ha osservato a questo proposito che “la Mercedes ha fatto un lavoro fantastico per raggiungere la posizione in cui si trova e non credo che una squadra dovrebbe ricevere una penalità per essere più veloce. Sarebbe ingiusto.” Per Tost, un handicap consentirebbe comunque lo sviluppo dei motori, ma fino a un certo punto.

L’idea che Tost ha portato in tavola non ha nulla a che fare con il peso o con qualsiasi altra limitazione nota, ma direttamente con il motore, che andrebbe ad interessare Racing Point, McLaren e Williams. Sarebbe un handicap nei consumi : l’idea sarebbe quella di abbassare la potenza del motore limitando la quantità di benzina disponibile: con meno benzina si dovrà ridurre la potenza media disponibile in gara ”e in questo modo i benefici sarebbero pareggiati. Attualmente loro sono da tre a cinque decimi di secondo più veloce”.

L’idea di BoP non è una novità. Anche questo tipo di penalizzazione del carburante ha alcune tendenze ispirate sicuramente dalla celebre 24H di Le Mans, dove vengono utilizzati vari tipi di motori e tecnologie per stabilire il tetto prestazionale richiesto.

Anche in F1, per amore dello spettacolo, sono state introdotte regole per promuovere lo spettacolo piuttosto che la competizione. Non ultimo, l’handicap aerodinamico, che limita le ore di utilizzo della galleria del vento alle squadre secondo la loro classifica nel Campionato dell’anno precedente, accettato senza particolari problemi.

Ma c’è di più nella storia della F1. Ad esempio, l’obbligo di utilizzare due diverse mescole di pneumatici in ogni GP e l’obbligo per i primi dieci in griglia di partire con le gomme utilizzate in Q2 ora o in Q3 prima.

C’è stato anche un tempo in cui le qualifiche obbligavano i team ad effettuare un solo giro con l’entrata in pista determinata dall’inverso di quella che era la classifica del campionato, in modo da dare dei vantaggi a chi effettuava il giro per ultimo, con un tracciato che si gommava sempre di più col passare del tempo. E c’è il DRS , che premia chi attacca.

Ma è esistito anche l’equilibrio delle prestazioni con i motori. Negli anni ’50, ’60, ’70 e anche all’inizio degli anni ’80 si poteva optare per motori aspirati o sovralimentati, solo questi avevano la loro cilindrata ridotta: all’inizio della F1 i motori sovralimentati potevano avere solo 1.500 centimetri cubi rispetto ai 4.500 di quelli atmosferici; in seguito sono passati a 500 e 2.000 centimetri cubi e al momento in cui la Renault è atterrata in F1, quelle atmosferiche avevano 3.0 litri e il turbo, 1.500 centimetri cubi. In ogni caso, la F1 non può accettare nulla di tutto ciò. Si andrebbe a perdere quella che è la vera natura di questo sport.

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