Davide Brivio, il manager delle rinascite

Davide Brivio, il manager delle rinascite

8 Gennaio 2021 1 Di Stefano Ferrari

Visto il recente annuncio della sua uscita dalla MotoGP, è il caso di ricordare tutte le sue mosse nei 30 anni trascorsi nel mondo delle due ruote

Era il 1990 quando Davide Brivio iniziò la sua carriera, all’epoca era stato chiamato nientemeno che da Fabrizio Pirovano per fare l’addetto stampa della sua squadra supportata dalla Yamaha in Superbike. Proprio la Yamaha decide nel 1995 di entrare in Superbike in vesti ufficiali e sceglie di affidare il comando del team proprio a Brivio che ricopre il ruolo fino al 2000, anno in cui la Yamaha si ritira dalla Superbike per protesta contro la squalifica del loro pilota Noriyuki Haga.

La Yamaha evidentemente sa di avere tra le mani un manager molto abile e infatti già dal 2001 Brivio viene posto alla guida del team ufficiale nella classe regina del motomondiale ed è qui che inizia a progettare la rinascita di una squadra che a quel tempo era tutt’altro che competitiva. Giusto un paio di anni dopo il manager italiano compie la mossa che sarà ricordata come la chiave della rinascita della Yamaha nel motomondiale: riesce infatti a strappare un contratto a Valentino Rossi che veniva da tre titoli mondiali di fila con la Honda. Gli anni con Rossi sono ricchi di successi ma il campione italiano alla fine del 2010 lascia la Yamaha per iniziare una nuova sfida con la Ducati e Brivio dopo aver avuto diverse discussioni con il resto della squadra decide di seguire Rossi nella sua nuova avventura. Da sottolineare che anche il contratto a Jorge Lorenzo (arrivato nel 2008 e nuova punta della Yamaha dopo Rossi) è stata una mossa del manager italiano.

Qui Brivio insieme a Valentino Rossi negli anni della Yamaha

L’avventura insieme a Valentino Rossi in Ducati non porta buoni risultati e termina dopo due anni, ma nel 2013 Davide Brivio riceve una chiamata dalla Suzuki per organizzare il ritorno in MotoGP della casa giapponese. Accettata la sfida, il manager si mette al lavoro per mettere insieme un team di livello, chiamando molti uomini che avevano lavorato con lui in passato e riuscendo a far debuttare la Suzuki all’ultima gara della stagione 2014 per poi iniziare a tempo pieno nel 2015.

Fin da subito mostra interesse per i piloti giovani prendendo Maverick Vinales dalla Moto2, e dopo averlo perso a favore della Yamaha scommette su Alex Rins. Nel 2019 Rins viene affiancato da Joan Mir e insieme formano addirittura la coppia più giovane nella storia della MotoGP (nel 2019 Rins doveva compiere 24 anni e Mir 22). Questa scelta era in parte obbligata, in quanto la Suzuki non aveva il budget delle altre grandi case per potersi permettere dei top rider, ma molto presto si rivela quella giusta perché nel 2020 Mir e la Suzuki – nessuno ci avrebbe scommesso alla vigilia della stagione – riescono nell’impresa di diventare campioni del mondo della MotoGP. Questo, oltre a essere un successo della casa e del pilota, è un successo per Davide Brivio che ha formato la squadra da zero e alla sesta stagione l’ha condotta alla vittoria mondiale.

Uno scatto durante i festeggiamenti per la vittoria mondiale di Joan Mir

La partenza verso la Formula 1 di uno dei manager più abili della MotoGP è sicuramente un peccato per il mondo delle due ruote, ma dopo avere vinto così tanto nelle moto è comprensibile il desiderio di una nuova sfida nell’automobilismo, e quale miglior modo per lasciare la MotoGP se non da campione del mondo? Ora possiamo solo augurargli di riportare – così come ha fatto con Yamaha e Suzuki in MotoGP – il marchio Alpine nei piani alti della classifica della Formula 1 e di raccogliere le maggiori soddisfazioni possibili anche in questa nuova avventura.

Buona fortuna Davide!

+ posts