C’erano una volta le CRT.

C’erano una volta le CRT.

22 Gennaio 2021 0 Di Stefano Ferrari
Tempo di lettura: 2 Minuti

Scopriamo come sono nate le “MotoGP economiche” e per quale motivo sono scomparse dopo sole due stagioni

Nel 2011 il campionato mondiale MotoGP attraversa una fase negativa in quanto la Suzuki annuncia il ritiro dalla categoria, riducendo così a solo 3 le case impegnate in forma ufficiale per la stagione 2012. La crisi del 2008 – che aveva portato al ritiro anche la Kawasaki – è passata ma l’ambiente motociclistico è ancora in fase di ripresa e infatti nessuna casa, oltre alle già presenti Honda, Yamaha e Ducati, annuncia l’impegno per il 2012. Si arriva così al varo del regolamento CRT, acronimo di Claiming Rule Team, che consiste in moto più economiche delle MotoGP ufficiali, da affidare ai team privati qualora lo desiderassero e per stimolare l’entrata di strutture più piccole a budget ridotti.

Le nuove CRT hanno dei telai realizzati da Aprilia, Suter e FTR ed i motori derivati dalla serie (nel caso dei telai Aprilia-ART il motore è della RSV4 stradale, Suter decide di affidarsi a motori BMW e FTR sceglie propulsori Kawasaki). Le moto CRT hanno inoltre la possibilità di utilizzare 12 motori a stagione (per le case ufficiali sono solamente 6) da sviluppare durante la stagione e un serbatoio da 24 litri rispetto ai 21 litri per le MotoGP ufficiali. L’elettronica è uguale per tutte le CRT ed è semplificata rispetto alle MotoGP, inoltre le CRT hanno una classifica dedicata e differenziata da quella assoluta della MotoGP.

La ART guidata da Randy de Puniet

Fin dai primi test si capisce che il più grande limite di queste moto è rappresentato dai motori, che essendo derivati da quelli di serie hanno un deficit di potenza intorno ai 40 cavalli, e di fatto si può già intuire che queste nuove CRT non potranno impensierire la leadership tecnica delle MotoGP (erano state pensate anche per andare a sostituire le costosissime MotoGP in un ipotetico futuro). Per tutta la stagione le CRT mediamente occupano tutta la seconda metà dello schieramento, incassando sempre distacchi importanti dalle MotoGP ufficiali. Spiccano però le prestazioni di una moto CRT capace di distanziare le altre, forte anche del supporto di una casa come Aprilia: la ART, moto sviluppata sulla base della RSV4 stradale utilizzata nel mondiale SBK che mostra prestazioni superiori a Suter e FTR, tanto che sia nel corso del 2012 sia nel 2013 alcuni team che disponevano di queste ultime, decidono di passare alla ART. Gli altri team restano fedeli ai contratti precedentemente firmati con Suter e FTR, pagando però con dei risultati molto modesti sempre alle spalle delle ART.

Michele Pirro a Valencia, dove ottenne il miglior risultato per una moto CRT

Il miglior risultato ottenuto da una moto CRT è il quinto posto di Michele Pirro nel Gran Premio di Valencia del 2012 (in sella ad una FTR), gara condizionata dal meteo e da un flag-to-flag. L’avventura delle CRT si conclude alla fine del 2013 dopo sole due stagioni, a fronte di risultati davvero deludenti e con una differenza enorme con le sorelle maggiori MotoGP; vengono sostituite nel 2014 dalle “Open” che nascono con l’intento dei diminuire il divario di prestazioni tra le strutture più limitate e i colossi del motomondiale.

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