Lucio Cecchinello rinnova fino al 2026 – Storia del team che lanciò Casey Stoner

Lucio Cecchinello rinnova fino al 2026 – Storia del team che lanciò Casey Stoner

27 Gennaio 2021 0 Di Nicola Cobucci
Tempo di lettura: 3 Minuti

È una storia che parte da lontano. Nel 1995 Lucio Cecchinello, allora 23enne, batte un giovane Valentino Rossi nel campionato europeo. “La mia fu una mossa obbligata. Iniziai a correre molto tardi perché i miei genitori non volevano, arrivai nel Mondiale a 23 anni, guidando moto discrete ma non competitive. Quando nel ‘95 vinsi l’Europeo ho avuto la possibilità di tornare nel Mondiale con moto private oppure con un’avventura nuova e tutta mia, nella speranza di riuscire ad avere qualche pezzo buono. E così fu. “Partimmo in tre: io e due meccanici con un furgone. E lo rifarei, perché mi ha dato la possibilità di imparare un mestiere nuovo e restare nell’ambiente che amo. È altrettanto vero che il manager ha ‘tolto’ al pilota tantissime energie psicofisiche e anche concentrazione”.

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La sua carriera da pilota si fermerà nel 2003, dopo una vita passata in 125cc e conclusa con 149 GP disputati, 7 vittorie e 19 podi. Il grande salto del team in MotoGP arriva nel 2006, con quel Casey Stoner che nel 2003 era stato il compagno di squadra del team manager veneto. La Honda supporta il progetto e fornisce una RC211V al nuovo team. Sportivamente parlando, Cecchinello si può definire il padre motociclistico del talento australiano. “La cosa che più mi ha colpito è la naturalezza con cui riusciva a essere subito veloce su una moto, senza doversi applicare, studiare la telemetria o discutere con i tecnici. Ricordo che nei primi test invernali sulla 250, a Jerez, girava a sette decimi da Melandri che aveva una moto ufficiale ed era estremamente competitivo. Casey era un ragazzo di poche parole, tanto gas, uno dei più grandi talenti degli ultimi vent’anni».

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Il 2006 si conclude con l’ottavo posto in classifica al debutto nella classe regina, con Casey Stoner che conquista due secondi posti e un contratto con la Ducati per il 2007. Ma questa è un’altra storia. Dopo una breve parentesi con Carlos Checa – senza raccogliere risultati soddisfacenti – Randy de Puniet si unisce al team per il triennio 2008-2010. Chiamato Randy in onore di Mamola, il pilota francese si toglierà la soddisfazione di conquistare il secondo podio in MotoGP nel Gran Premio di Gran Bretagna nel 2009.

Tralasciando un anonimo 2011 con Toni Elias, nel 2012 arriva il campione del mondo Moto2 Stefan Bradl. Il pilota tedesco si dimostra subito veloce e riesce a lottare spesso con i primi cinque. A fine 2014 le strade si separano, con la consapevolezza che forse si è raccolto meno di quanto mostrato. Un solo podio, arrivato a Laguna Seca nel 2013.

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2015: dalla Ducati arriva un Cal Crutchlow all’ultima chiamata in MotoGP. Nemmeno il più ottimista degli ottimisti avrebbe poi immaginato che sarebbe rimasto col team di Lucio Cecchinello fino alla fine del 2020. Il team indipendente vive insieme al pilota inglese il suo periodo di massimo splendore: insieme conquisteranno tre vittorie e numerosi podi, nonostante gli infortuni di Cal. “Dal punto di vista personale Cal è eccezionale con le persone che entrano nella sua cerchia. È premuroso, gentile, educato, disponibile, scherzoso, goliardico, è una persona veramente bella. Se però non rientri nella sua cerchia, tiene le distanze, sembra freddo, indisponibile, poco affabile, potrebbe anche apparire sbruffone. Ci mette un po’ a darti confidenza. Con tutta la squadra ha un rapporto molto bello. D’altro canto è anche un ragazzino pestifero, ti “tira scemo” perché gli piace farlo, e poi perché tutto quello che può evitare di fare non lo fa, come magari la sessione di autografi pubblica. Parlo al di fuori, ovviamente, di quello che è il suo lavoro. Nel box svolge un lavoro egregio per l’HRC, siamo molto contenti di come sviluppa la moto e di come fa i test. Non a caso l’HRC gli ha offerto, in tutti questi anni, la possibilità di rinnovare il contratto con la moto ufficiale”.

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