Le soluzioni aerodinamiche più strane della Formula 1 – parte 2

Le soluzioni aerodinamiche più strane della Formula 1 – parte 2

5 Febbraio 2021 0 Di Ivan Mancini

Sulla scia del precedente articolo, analizziamo le soluzioni aerodinamiche più bizzarre mai viste su una monoposto di Formula 1.

I candelabri

I candelabri (o “tower wings”) rientrano tra gli elementi più singolari introdotti su una monoposto. Si tratta di appendici aerodinamiche che, alzandosi dalla pancia, raggiungevano in altezza l’airbox. Il sistema fu introdotto dalla Tyrrell nel 1997 e ben presto fu integrato da altri costruttori; tuttavia, altrettanto presto fu bandito dalla FIA per motivi di sicurezza: in caso di incidente, i candelabri si sarebbero potuti distaccare dalla monoposto, ferendo piloti e tifosi.

Tyrrell 025 (1997)
Ferrari F300 (1998) e i candelabri “asimmetrici”
Sauber C17 (1998), dettaglio: candelabri

Ali anteriori (e posteriori)

Il Gran Premio di Monaco, tappa imprescindibile nel mondiale, è da sempre un appuntamento molto atteso dai tifosi, sia per il suo significato storico che per lo spettacolo che regala in pista, dove i piloti si spingono per cercare il limite del tracciato. Allo stesso tempo, Monaco ha sempre regalato grandi sorprese dal punto di vista degli aggiornamenti, con gli ingegneri sempre pronti a sfruttare le zone grigie del regolamento per aumentare il carico areodinamico delle vetture. È il particolare caso della Arrows e della Jordan, due scuderie ormai fallite ma che hanno regalato grandi sorprese con le loro soluzioni aerodinamiche discutibili.

Com’è facilmente intuibile, anche in questo caso le ali introdotte furono immediatamente messe al bando dalla FIA per ragioni di sicurezza, prima ancora di essere usate in qualifica.

Jordan 196 (1996)
Arrows A22 (2001)
Jordan EJ11 (2001), particolare: ala anteriore

Airscope

Sicuramente l’airscope non è la più bizzarra delle soluzioni aerodinamiche introdotte nella massima serie, tuttavia la sua utilità – e la sua evoluzione del tempo – meritano una piccola parentesi. Detto anche hood scoop, l’airscope è un componente posto sul telaio della monoposto che aumenta il flusso d’aria nel vano motore, migliorando le prestazioni: l’aria esterna, infatti, più fredda rispetto a quella del vano motore, è più densa (più ricca di ossigeno), quindi ottimizza la miscela aria-benzina aspirata dal motore.

Nel corso degli anni, l’airscope ha subito notevoli cambiamenti. Nei primi anni ’70 gli airscope erano molto alti e vistosi – infatti erano definiti “a periscopio”.

Tyrrell 006 (1972-1973)
Ferrari 312T (1975)

Con il cambio di regolamento del 1976, tuttavia, vennero vietate tutte le prese d’aria superiori ad 80 cm dal suolo e, di conseguenza, anche il periscopio.

Williams FW11B (1986)

Gli airscope, dunque, scomparvero per un certo periodo e furono rimpiazzati dai rollbar per questioni di sicurezza. Nel 1989 fecero ritorno parallelamente ai motori aspirati e sono tutt’ora impiegati con i motori turbo-ibridi, consentendo di sfruttare l‘effetto Ram.

Mercedes W11 (2020), dettaglio: airscope

Le “corna” di Sauber e McLaren

Altro elemento aerodinamico molto interessante sono state le “corna“, dei piccoli flap adottati nel triennio 2006-2008 da McLaren e successivamente dalla Sauber.

McLaren MP4/21 (2006)
McLaren MP4/22 (2008)
Sauber F1.07 (2007)

Un ulteriore elemento, introdotto esclusivamente dalla Sauber per la monoposto del 2008, era un deviatore di flusso posto sul muso della vettura. Come suggerisce anche il nome, il suo compito era quello di pescare l’aria pulita – grazie al suo profilo – e di convogliare il flusso in punti strategici della monoposto, come ad esempio le “corna” posteriori.

Sauber F1.08 (2008)
Sauber F1.08 (2008), dettaglio: ala anteriore

+ posts