Valentino Rossi: “Marquez? Quello che mi ha fatto non é perdonabile.”

Valentino Rossi: “Marquez? Quello che mi ha fatto non é perdonabile.”

8 Febbraio 2021 0 Di Nicola Cobucci
Tempo di lettura: 2 Minuti

Intervistato da Giorgio Terruzzi per il Corriere, Valentino Rossi ha parlato di tanti argomenti diversi, da Marquez fino agli obiettivi per il suo 2021.

Decimo titolo: è un pensiero fisso oppure se arriva bene, sennò pazienza?
«Corro perché penso di riuscire a vincerlo. Ma non è un’ossessione. Sarei contento di fare bene, fare podi, essere protagonista, in lotta».

Ultima vittoria in MotoGp: 2017. Come mai non accade più?
«Perché vincere è una faccenda tosta, perché il livello dei piloti è altissimo. Ho avuto almeno tre opportunità in questi anni, è mancato sempre un pelo, qualche caduta di troppo e spesso abbiamo sofferto tecnicamente».

Correre a 42 anni e correre a 20. Cosa cambia e cosa resta intatto?
«Non cambia granché. Spingo al massimo evitando di fare sciocchezze. Sempre stato così, cercavo di preservarmi anche a 20 anni. Non sono mai stato un pilota spericolato. È che vorrei confrontarmi sul tema “correre a 40 anni” ma è impossibile: nessuno è rimasto in sella così tanto».

Correrà contro suo fratello, Luca Marini. Che tipo è?
«Siamo diversi. Per esempio è veramente una persona seria. Lui, dico. Lo guardo e certe volte sembra l’unico quarantenne della famiglia. È un figo, ha un enorme talento, ha sempre creduto nei propri mezzi. Mi aspetto che faccia molto bene anche se gli servirà tempo per imparare a guidare la Ducati».

È bello sapere che Marquez non c’è?

«Ahahah… qui serve una risposta diplomatica: mi dispiace moltissimo che non possa correre. Se guarirà, cosa che al momento non sa nessuno, nemmeno lui, tornerà forte come prima. Ma non è stato Marquez l’avversario più forte che ho incontrato».

È riuscito a perdonarlo per quel finale di stagione 2015?
«Impossibile. Quello che mi ha fatto non è perdonabile. Quando ripenso a quei giorni ho le stesse sensazioni di allora. E sono passati sei anni. Mi pare difficile che possano cambiare».

Questo è solo un estratto, l’intervista completa la trovi sul Corriere: clicca qui.

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