Helmut Marko e il RedBull Junior Team: i retroscena di un uomo duro.

Helmut Marko e il RedBull Junior Team: i retroscena di un uomo duro.

10 Febbraio 2021 2 Di Giacomo Gagliarducci

Helmut Marko, le sue leggendarie telefonate e i risultati dell’Academy RedBull.

RedBull Junior Team è da sempre sinonimo di Helmut Marko, l’uomo che per conto di Dietrich Mateschitz gestisce le attività motoristiche della nota bevanda energetica. Lo Junior Team, uno dei più attivi e organizzati, esiste fin dal 2001 ed è opera dello stesso Marko, una figura onnipresente ma abbastanza contraddittoria del mondo della F1.

Recentemente ne ha parlato anche Sergio Sette Camara, terzo pilota RedBull, in un’intervista live con www.f1ingenerale.com che potete trovare nella sua versione integrale su Youtube. Il pilota brasiliano, che attualmente milita in Formula E, ha espresso grande apprezzamento per l’Academy RedBull e per il suo coordinatore Marko. Queste le testuali parole:

Lui è diverso, la sua accademia dei piloti è la migliore e i risultati si vedono. Il discorso è che Red Bull investe sul programma, e il Dr. Marko fa un gran lavoro. Forse a volte poteva essere meno duro con i piloti, ma ha un altro metodo. Non è quello che farei io, ma funziona. Ha preso tanti piloti validi, ha preso Max che era una stella anche in Formula 3, ma ha preso anche Daniel Ricciardo, Sebastian Vettel e tanti altri. È una figura controversa, la chiamata con lui è un momento difficile perché non capisci mai quello che vuole dire, è sempre duro, ha ancora un telefono che fa fare solo chiamate e si sente male, però con me è sempre stato molto serio e non ho niente da dire.

Io volevo un’opportunità di guidare che non è arrivata, ma va bene perché lui è una persona seria e lavora bene. Il suo programma ha più talenti degli altri, è speciale lavorare con lui ma io sono stato nel Red Bull Junior Team nel 2016, mi ha escluso e poi mi ha richiamato. Se vede che migliori ti dà una seconda possibilità, ma se vede che non rendi fa anche la scelta giusta. Punta sempre al miglior pilota, non chiede perché non sei andato forte. È il suo modo di lavorare e lo capisco

Sergio Sette Camara

I numeri parlano chiaro: ben 6 dei piloti che hanno preso parte al mondiale 2020 sono stati lanciati dall’Academy RedBull. Parliamo ovviamente di Max Verstappen e Sebastian Vettel ma anche di Albon, Gasly, Kvyat, Ricciardo e Sainz. E’ vero che talvolta alcuni metodi e dichiarazioni fatte da Marko siano risultati poco ortodossi, ma col senno di poi l’austriaco ci ha sempre preso: in 19 anni di attività i piloti del vivaio hanno raccolto – nelle varie categorie dove hanno corso – un totale di 20 campionati (4 in F1), 275 gare e 276 Pole position. Un bottino di tutto rispetto quello di un’organizzazione molto dinamica ed attenta ai risultati dei piloti, ma soprattutto molto attiva anche nell’incessabile ricerca di nuovi talenti da portare in F1.

Ad oggi sono ben 12 i piloti ufficialmente inclusi nel progetto per il 2021, a fronte, ad esempio, dei soli 8 in forza all’Academy Ferrari. Alcuni nomi di questi talentini ci sono ben noti: uno fra tutti Yuki Tsunoda, promosso in F1 per il 2021 alla guida dell’Alpha Tauri. E poi c’è la Formula 2, dove Mateschitz può contare su tre giovani e promettenti piloti: Daruvala, Vips e Lawson. Gli altri sono praticamente tutti dislocati in Formula 3 ad eccezione del giapponese Ukyo Sasahara, che milita nella Superformula nipponica.

Dal 2001, anno di inizio del progetto, sono approdati nella massima categoria del motorsport 17 piloti (18 considerando anche Tsunoda); 8 di loro hanno ottenuto anche un posto da titolare in RedBull Racing.

Sette Camara ha quindi molto probabilmente ragione: il metodo di Marko è certamente duro, ma permette di individuare il meglio fra i piloti a propria disposizione, una strategia che, almeno con Vettel e Verstappen, sembra abbia pagato…

+ posts

17 anni. Seguo la F1 dal 2015, la F2 dal 2019. Tifo RedBull ma amo la Formula 1 nella sua interezza. Circuito preferito? Interlagos.
#racingforantoine