Last Lap-Gara 2: il cambiamento si affaccia ad Imola

19 Aprile 2021 0 Di Arianna Rossi
Tempo di lettura: 4 Minuti

“Nobody can knock you for giving it you all. It’s great to see you and the team shine”

Con queste due frasi il sette volte campione del mondo, Lewis Hamilton, rassicurava un frustrato Lando Norris dopo la cancellazione del super giro fatto durante le qualifiche.

Mai pensando che quelle parole in realtà, non erano altro che la previsione di quella che sarebbe stata una delle gare più belle del giovane pilota inglese.

Sulla magica pista di Imola il cambiamento inizia a farsi vedere.

Il cambiamento di Lando Norris, che già dal Barhein aveva mostrato la voglia di togliersi di dosso quel mantello dell’invisibilità sotto cui è stato nascosto per troppo tempo. La maschera da simpatica mascotte del paddock è caduta, finalmente è arrivato il momento di mostrare a tutti la tempra di cui è fatto. E quale pista migliore di Imola per rivelarsi.

Corre senza paura Norris. Non lo spaventa il suo compagno di squadra Daniel Ricciardo, a cui chiede la posizione dopo pochi giri: “Ho più passo di lui, voglio la strada libera”.

Non lo spaventa l’imbattibile Lewis Hamilton, a cui resiste fino all’ultimo respiro pur di non lasciare quel secondo posto ma a cui è costretto a cedere perché: “E’ troppo veloce per me”.

Non lo spaventa Imola, il circuito maledetto, il circuito su cui è stata scritta la storia della Formula 1 e su cui adesso anche lui può dire di aver lasciato il segno, correndo non su una macchina qualsiasi ma su quella di colui che da anni vigila su tutti, nascosto tra gli alberi ai confini della pista.

Un segno lasciato anche da Max Verstappen, che con la vittoria cancella definitivamente la sfortunata trasferta italiana del 2020.

Derubato della pole position in qualifica, Super Max, fa capire già alla partenza che la gara di Hamilton non sarà la solita gara. Aggressivo sin da subito, prende la posizione di forza sull’inglese dando vita ad una battaglia dove a perdere sarà colui che avrà il coraggio di mollare per primo ma i due rivali, di alzare il piede sull’acceleratore non ne hanno alcuna intenzione. E così l’olandese si mette subito al comando del gran premio e lì davanti è proprio lui a dettare il ritmo agli inseguitori.

Ma Imola è la pista che non perdona, la pista dove a contare non è la macchina ma il pilota, la pista dove resiste chi ha più coraggio, chi è in grado di farsi guidare dall’istinto.

Un istinto sbagliato quello di entrambe le Williams, con Latifi finito a muro dopo appena due giri e George Russell protagonista di uno scontro (dentro e fuori dall’auto) con il bell’addormentato invisibile Valtteri Bottas, a cui va subito a ricordargli che il sedile sul quale è seduto è sempre più traballante.

Eppure questa volta in casa Mercedes non è solo il finlandese a sbagliare perché Lewis Hamilton commette un errore banale, uscendo di pista tentando un sorpasso. E con un danno sulla vettura pronto a compromettere la gara di Sir Lewis, lo scontro del suo compagno di squadra arriva subito in aiuto.

Con la seconda safety car, la bandiera rossa ritorna di nuovo sulle piste italiane.

Così come ritorna lei.

Rossa come il cuore dei tifosi che batte da casa, rossa come le bandiere tra le mani degli italiani sui balconi di Imola. Perché anche non potendo essere lì con il corpo, l’anima dei fan del cavallino continua a farsi vedere. Ed è su quei balconi, simbolo dell’Italia del 2020, su cui per mesi le voci di una nazione si sono unite nella speranza di un futuro migliore, con Leclerc e Sainz a chiudere il traguardo al quarto e al quinto posto, la Ferrari sussurra piano: “Andrà tutto bene”.

Sotto il cielo italiano, accarezzato dalle frecce tricolore, la Formula 1 accade.

Tra gli alberi della terra romagnola Lewis Hamilton rivela (finalmente) la sua fallibilità e pur accettando questa sua nuova natura umana, il sette volte campione del mondo non ci sta a godersi la gara dalle retrovie rendendosi così protagonista di una super rimonta e chiudendo la gara al secondo posto.

Retrovie in cui, purtroppo, sono costretti a restare i colleghi campioni perché se davanti i giovani si mostrano, dietro i veterani si nascondono.

L’Alpine eclissata di Alonso, arrivato decimo per una penalità post gara assegnata a Kimi Raikkonen e l’ennesimo ritiro di Vettel sono il segnale tangibile che il cambiamento è cominciato.

Ed è cominciato ad Imola. Perché se per alcuni quel circuito è stata la fine per altri rappresenta solo l’inizio.

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