Last Lap – Gara 5: la storia si ri-scrive a Monaco

Last Lap – Gara 5: la storia si ri-scrive a Monaco

24 Maggio 2021 2 Di Arianna Rossi

“La vittoria ti rende ciò che sei indebolendoti, devi permettere alla sconfitta di ri-costruirti temprandoti”

L’asfalto di ogni pista racchiude segreti, è custode di attimi, è protettore di ricordi.

L’asfalto di ogni pista accompagna piano il viaggio dei piloti, guidandoli sussurrando in silenzio verso la vittoria, accarezzandoli con dolcezza dopo la sconfitta.

E le strade di Monaco hanno tanto da raccontare.

La pista maledetta di Charles Leclerc, cresciuto tra quelle strade, per l’ennesima volta lo pugnala alle spalle, beffandolo con una pole position rimasta a vagare nell’aria perchè il monegasco ha lasciato la prima casella vuota con la sua Ferrari parcheggiata ai box mentre là fuori la gloria ha riempito l’aria.

L’errore di Leclerc, troppo banale per un pilota abitante di quelle strade, l’errore di casa Ferrari, troppo occupata a preoccuparsi dell’apparenza piuttosto che della sostanza perchè quella sostanza a Monaco si chiama Carlos Sainz.

Ma l’asfalto parla e Monaco anche quest’anno non vuole Charles Leclerc.

Nessun cambio di formazione, nessun avanzamento, una casella lasciata vuota al fianco di Max Verstappen e davanti a Valtteri Bottas, un vuoto forse non casuale volto a sottolineare l’importanza di quella non presenza.

Si spengono i semafori sulla pista storica del principato dove il gran premio è mancato per un anno ma quella gara ha un sapore amaro per i campioni veterani e i 78 giri previsti non possono e non bastano ad addolcire un fallimento.

Il fallimento di casa Mercedes con Lewis Hamilton partito dalla settima casella e arrivato settimo. Forse per una strategia sbagliata ai box che non è riuscita a metterlo davanti a Pierre Gasly: “Cosa ci faccio ancora dietro di lui? Perchè mi avete fermato? Avevo ancora gomma!”, forse per una giornata no delle frecce argento visto anche il disastro compiuto ai danni dello sfortunato Bottas, costretto al ritiro per una pistola mal funzionante. Fatto sta che ora in cima alla classifica piloti c’è lui: Max Verstappen.

Era il 2018. Max Verstappen schianta la sua Red Bull contro un muro rompendo il cambio, rottura per cui non prende parte alle qualifiche e si ritrova a partire dall’ultima posizione mentre davanti è il suo compagno di squadra, Daniel Ricciardo, a vincere a Monaco.

Ma Monaco non dimentica e se quello del 2018 è stato il giorno della redenzione di Ricciardo oggi nel 2021 è il giorno di Super Max, autore di una gara magistrale, senza mai compiere un errore, condotta in gestione per tutto il tempo, prendendosi anche lo sfizio alla fine di doppiare Sir Lewis Hamilton.

Permettere alla sconfitta di temprare l’anima, lo ha fatto Max Verstappen e lo ha fatto Carlos Sainz salito sul secondo gradino del podio per la prima volta con la sua monoposto rossa, un podio per cui in casa Ferrari si sforzano di gioire perchè per loro esiste solo Charles Leclerc.

Un podio dalla gioia forzata per i rossi di Maranello ma non per lui, non per il suo ex compagno di squadra, il suo amico fraterno, il suo “Ferrari Friend”, non per Lando Norris, il quale per la prima volta condivide la felicità di stare accanto a chi in passato lo ha accompagnato nel fagocitante e spietato mondo della Formula 1.

Arrivato terzo dopo aver doppiato il figliol prodigo compagno di scuderia, il tasso del miele amaro, Daniel Ricciardo.

Dove uno rivela se stesso gara dopo gara, metro dopo metro, costruendo il suo essere pilota ogni giorno, l’altro langue, sparisce, si eclissa. E dopo cinque gare la scusa dell’adattamento lento non basta più per difendersi, specie per un pilota in Formula 1 da dieci anni.

Restare aggrappato con le unghie e con i denti ad una vittoria ormai lontana, questo l’errore dell’australiano, incapace di evolversi, incapace di mettersi in discussione, incapace di cambiare, incapace di plasmare il suo talento.

Ma in Formula 1 è proprio la capacità di adattamento a rendere un pilota un campione.

Un campione luminoso come Sebastian Vettel, nomade proveniente da un periodo oscuro a Maranello, che piazza la sua Aston Martin in quinta posizione.

Un campione offuscato come Fernando Alonso finito tredicesimo portando a casa una gara invisibile e silenziosa.

Finalmente un podio diverso a Monaco, un podio senza Mercedes, un podio di giovani piloti a scrivere la storia di quel circuito.

Lasciano la loro firma su quelle strade e lo fanno in modo discreto, pulito, elegante perchè sul circuito di Monaco la differenza la fa il pilota.

E non saranno le parole a mostrare chi sono ma sarà la pista a raccontare quanto valgono.

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