Cinque momenti che hanno fatto la storia del GP degli Stati Uniti.

Cinque momenti che hanno fatto la storia del GP degli Stati Uniti.

19 Ottobre 2021 1 Di Nicola Cobucci

Indianapolis 2000: un mondiale che prende la strada di Maranello

La Formula 1 ritorna a disputare un Gran Premio negli Stati Uniti d’America dopo otto anni di assenza. Lo fa per la prima volta ad Indianapolis, il 24 Settembre 2000. Nel tracciato ricavato all’interno dell’ovale, si disputa la terz’ultima tappa del campionato mondiale. Hakkinen comanda con 80 punti, ma Schumacher – con la vittoria a Monza – si è avvicinato e paga solo due punti di ritardo.

Il tedesco della Ferrari conquista la Pole Position, davanti alle due McLaren di Coulthard e Hakkinen. Come accaduto a Spa-Francorchamps un mese prima, i piloti si svegliano con un meteo che non promette bene. Il Gran Premio prende il via su un tracciato umido, con Coulthard che anticipa completamente la partenza e si fionda in testa. Di lì a poco verrà penalizzato per “Jump Start”, ma nelle fasi iniziali di gara rallenta palesemente Michael Schumacher al fine di aiutare il suo compagno di squadra Mika Hakkinen. Al termine del sesto giro Schumacher sopravanzò lo scozzese e tutti i piloti – ad eccezione di Schumacher, Mazzacane e Frentzen – rientrarono ai box per montare gomme d’asciutto.

Cinque momenti che hanno fatto la storia del GP degli Stati Uniti. La Formula 1 ritorna a disputare un Gran Premio negli Stati Uniti..

Una scelta che si rivelò troppo azzardata. Schumacher prese un bel vantaggio e – rientrato ai box per le slick nel corso del 16°giro – rientrò in testa con 16 secondi su Hakkinen. Il finlandese cominciò a recuperare sul tedesco. La McLaren era nettamente più veloce della Ferrari, ma nel corso del 26° giro il motore Mercedes di Hakkinen si ruppe, costringendolo al ritiro. Schumacher vinse e – approfittando dello zero del finlandese – chiuderà il mondiale vincendo a Suzuka.

Indianapolis 2004: il sogno giapponese

Non capita tutte le domeniche di assistere ad un pilota giapponese sul podio di un Gran Premio di Formula 1. Sono solo tre le leggende del Sol Levante che sono riuscite a conquistare una posizione in Top-3: Aguri Suzuki, Kamui Kobayashi e Takuma Sato.

Quest’ultimo è stato l’unico a riuscirci al di fuori del Giappone, ma soprattutto con un motore Honda. Al termine di un GP che vide solo 9 vetture al traguardo, Sato riuscì a conservare la terza posizione che aveva conquistato al via sopravanzando Jarno Trulli – autore di una rimonta assurda dalla 20esima posizione – terminando il GP in terza posizione alle spalle di Schumacher e Barrichello.

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Indianapolis 2005: la farsa

Non ai livelli di Spa di quest’anno, ma quasi. Al via del Gran Premio si presentarono solo sei vetture: le due Ferrari, le due Jordan e le due Minardi, tutte equipaggiate di gomme Bridgestone. Le più performanti Michelin, montate sulla maggior parte della griglia, mostrarono dei problemi di sicurezza. Michelin vietò ai team di correre.

Nel corso delle seconde prove libere, un bruttissimo incidente vide protagonista la Toyota di Ralf Schumacher, proprio a causa di un problema alla posteriore sinistra.

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Alla fine il GP, tra i fischi del pubblico, venne vinto da Michael Schumacher – alla sua unica vittoria nel 2005 – davanti a Rubens Barrichello e Tiago Monteiro. Il portoghese, unico a festeggiare sul podio, regalò alla Jordan l’ultimo podio della sua storia. Monteiro, arrivato ad un giro dal vincitore, conquistò ad Indianapolis il suo unico podio in carriera.

Austin 2015: sotto la pioggia, Lewis fa tre.

La pioggia è tanta e le qualifiche vengono rimandate alla domenica mattina. Le qualifiche iniziano ma non terminano e la Pole Position viene assegnata a Nico Rosberg, autore del giro più veloce in Q2.

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In gara la pista è un po’ meno bagnata, Rosberg sbaglia al via e spiana la strada a Lewis Hamilton, che vince gara e titolo con la pipa in bocca. Il tedesco riesce a chiudere in seconda piazza, resistendo al ritorno sul finale di Vettel.

Austin 2018: “Fu**ing Finally

Sarà un caso che il ritorno alla vittoria arrivi il 21 Ottobre (nel 2007 vinse il titolo, ndr). Un ritorno alla vittoria che arriva dopo più di cinque anni, perché la vittoria per Raikkonen mancava da Melbourne 2013, quando il finlandese correva ancora per la Lotus.

Una partenza da manuale e una gara gestita magistralmente, prendendosi cura di quelle Pirelli come fece al suo ritorno in Formula 1. In quel periodo era unico. Una vittoria che, a distanza di anni, fa venire ancora i brividi.

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