Sotto i riflettori di Drive to Survive, Doohan rivela le intimidazioni subite durante la sua esperienza in Alpine.
La nuova stagione di Drive to Survive, disponibile dal 27 febbraio con l’ottavo capitolo su Netflix, porta alla luce uno dei retroscena più inquietanti dell’ultimo campionato di Formula 1. Protagonista è Jack Doohan, oggi terza guida della Haas, che ha raccontato le pressioni e le minacce ricevute durante il suo breve periodo da titolare in Alpine.
L’avvicendamento e il clima nel paddock
L’australiano, 23 anni, era stato promosso titolare da Alpine all’inizio della scorsa stagione, disputando i primi sei Gran Premi. La sua avventura si è però interrotta tra Miami e Imola, quando il team ha deciso di sostituirlo con l’argentino Franco Colapinto, ingaggiato a caro prezzo dalla Williams.

Nel paddock la preferenza del team principal Flavio Briatore per Colapinto era percepita da tempo. Le difficoltà incontrate da Doohan nelle prime gare, tra errori e risultati altalenanti, avevano alimentato le critiche. Ma oltre alle analisi tecniche e alle valutazioni interne, il giovane pilota si è trovato al centro di una spirale di odio online che ha presto superato i confini dello sport.
Le minacce di morte
Nel corso dell’intervista rilasciata alla produzione della serie, Doohan ha rivelato la gravità della situazione, spiegando di aver ricevuto intimidazioni dirette anche via e-mail personale.
“Ho ricevuto serie minacce di morte – ha raccontato Doohan – dicevano che mi avrebbero ucciso lì, se non avessi lasciato l’auto. Ho ricevuto sei o sette e-mail in cui mi dicevano che se fossi rimasto in macchina fino a Miami mi avrebbero fatto a pezzi”.
Parole che delineano un clima di tensione ben oltre la normale pressione agonistica. Secondo quanto emerso, parte degli attacchi proveniva da frange estreme di sostenitori del pilota argentino, trasformatasi in veri e propri hater sui social network. La famiglia del pilota australiano aveva già denunciato pubblicamente la vicenda nei mesi scorsi, ma solo ora si comprendono le reali proporzioni dell’accaduto.
L’episodio di Miami
Tra i passaggi più inquietanti del racconto c’è quanto accaduto proprio in Florida, nei giorni del Gran Premio di Miami. Doohan ha descritto un episodio che ha reso necessario l’intervento delle forze dell’ordine.

“Era mercoledì. Ero lì con la mia ragazza e il mio allenatore e mi sono ritrovato circondato da tre uomini armati. Ho dovuto chiamare la mia scorta della polizia per venire a mettere tutto sotto controllo. Il 99% delle volte tengo la bocca chiusa – ha concluso Doohan – tutto quello che dico qui è solo un terzo di quello che potrei dire. Sono cose piuttosto pesanti. Non è il modo più divertente di correre”.
Un racconto che restituisce l’immagine di un giovane pilota costretto a convivere con una pressione fuori scala, in un contesto già complesso dal punto di vista professionale.
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