Jules Bianchi, il ragazzo che adesso corre tra gli angeli

Jules Bianchi, il ragazzo che adesso corre tra gli angeli

3 Agosto 2021 0 Di Nicola Sotgia

Oggi, l’indimenticato pilota Transalpino avrebbe festeggiato il suo trentaduesimo compleanno. A distanza di sei anni dalla tragica scomparsa, il ricordo di Bianchi è ancora forte tra i cuori degli appassionati.

Coincidenze. Certo, chiamatele come preferite. Il destino di Jules Lucien André Bianchi, forse, era già segnato; purtroppo, niente di più vero. Lui, i motori li ha nel sangue sin da quando la madre lo porta in grembo. Il padre, il nonno, gli zii: tutti sono stati dei discreti piloti. Così, quando il tre Agosto del 1989 nasce Jules Bianchi, la tradizione velocistica di famiglia accoglie nuova linfa.

Alt, prima coincidenza. Il padre del nuovo arrivato decide di “onorare” Lucien Bianchi, suo zio. Già, perché Luciano (nome Italianissimo, in quanto Lucien nacque a Milano ed emigrò all’estero in cerca di fortuna), di professione faceva il pilota. Talento eccezionale nelle gare di durata (vinse la 24 h di Le Mans nel 68′), perì nel 1969 sul Circuit de la Sarthe, a bordo di una Alfa Romeo T33. Al nome Jules, venne dunque affiancato anche quello di Lucien. Brividi, pelle d’oca; la tragica fine accomunerà entrambi.

Il ragazzo d’oro

Intanto, il piccolo Jules cresce. La passione per i motori è fervente, quasi ossessiva. Per la gioia del padre, il giovane ragazzino inizia a dare battaglia sui kart. Una, due e poi tre; le vittorie iniziano a fioccare, così come le speranze del piccolo pilota. Dopo aver trionfato sia in Francia che in Europa, i campionati karting sono ben tre. Ormai, il momento di passare alle monoposto è arrivato. In Formula Renault e Formula 3 fa incetta di Mondiali, sbaragliando gli avversari.

Il nome Jules Bianchi si fa insistente nel mondo dei “grandi”. Nel 2009, tra i numerosi impegni di F3 Euroseries, si aggiungono anche quelli in GP2. Il ragazzo ha fatto breccia tra il Team ART, che decide di ingaggiarlo senza pensarci su due volte. Jules è un ragazzo d’oro, dicono. Oltre al talento, il suo carattere mite lo rende simpatico agli occhi di tutti, cosa non semplice nel mondo delle corse.

Jules Bianchi
Jules durante un test con la Ferrari nel 2010. Foto twitter.com

Il 2010 fu anche l’anno della “consacrazione”. La Ferrari decise di schierarlo nei test per giovani piloti, a Jerez. Le prestazioni furono così buone che il Team di Maranello gli affidò la propria vettura anche sul circuito di Yas Marina, in un test per la Pirelli. L’anno successivo, il ragazzo d’oro concluse terzo nel Mondiale GP2, dimostrando tutto il suo valore. A quel punto, la Formula 1 gli spalancò le porte. Per tutto il 2012, Jules Bianchi fece parte della Force India, in qualità di terzo pilota.

Il numero diciassette nel tragico destino

Alt, coincidenza numero due, anzi diciassette. Per la stagione 2013, Jules vinse la concorrenza di Luis Razia e ottenne un sedile in Marussia. Nonostante la vettura fosse poco performante, il giovane Francese ebbe la possibilità di mostrare buone cose. Entrato ormai stabilmente nel “mondo Ferrari“, Jules venne impiegato costantemente anche a Maranello. Il suo lavoro da Tester veniva apprezzato da tutti, soprattutto dai piloti titolari.

Confermato in Marussia anche per il 2014, il ragazzo d’oro non smise di stupire. A Monaco, sotto una pioggia battente riuscì a conquistare una incredibile nona posizione. Il piazzamento gli valse due punti, che purtroppo furono gli unici della sua breve carriera. Durante questa stagione (con i numeri vettura scelti dai piloti) optò per il numero diciassette. Ancora brividi e pelle d’oca. Quel numero ricorrerà anche nel giorno della sua morte, il 17 Luglio 2015.

Jules Bianchi
Bianchi dopo il tremendo impatto contro la gru. Foto motorsport.it

Il 5 Ottobre del 2014, durante il Gran Premio del Giappone, Jules Bianchi smise di stupire. Tra i copiosi scrosci d’acqua, il Francese perse la vettura in prossimità della Spoon Curve, uscendo di pista a forte velocità. La dinamica dell’incidente fu assurda, in quanto il pilota della Marussia si schiantò contro una gru. Quest’ultima stava operando già da un paio di giri, nel tentativo di rimuovere la vettura di Adrian Sutil, anche lui uscito di pista in quel punto. L’impatto fu tremendo, violentissimo. Bianchi perse conoscenza, rimediando traumi principalmente alla base cranica.

JB17 per sempre

Jules venne trasportato immediatamente in ospedale, a Yokkaichi. Qui, i medici Giapponesi tentarono in ogni modo di porre rimedio ai numerosi traumi. L’equipe Nipponica ridusse un grande ematoma che comprimeva il cervello, ma la prognosi restò riservata. Per numerosi giorni, le notizie furono poco rassicuranti. Il pilota veniva dichiarato in gravissime condizioni ma stabile.

A Novembre dello stesso anno, la Famiglia decise di trasportarlo a Nizza. Le cure vennero intensificate, anche se le speranze erano ben poche. La mazzata definitiva arrivò in quel maledetto 17 Luglio 2015; dopo mesi di battaglie, purtroppo, Jules Bianchi era morto. Il ragazzo d’oro non c’era più, fine del sogno. Lui, la cui carriera sembrava destinata a brillare nell’Olimpo della Formula 1. Lui, che in Ferrari, forse, avrebbe avuto le “chiavi” della squadra.

Un destino, il suo, accomunato con quello dello zio Lucien (di cui vi lascio il link all’articolo di Livegp.it). Lo stesso sangue, il medesimo nome. Simile perfino nell’aspetto fisico. Una fine troppo crudele. Jules Bianchi, però, è sempre tra noi. Ciao Jules e buon compleanno, ovunque tu sia!

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