Ci sono istanti che entrano violentemente nella vita di tutti noi, uno di quelli è il primo maggio 1994, il giorno in cui si è spenta una leggenda.
Come cita Cesare Cremonini in una sua canzone “Da quando Senna non corre più non è più domenica” e noi non abbiamo mai smesso di parlare di lui. È rimasto lì, a quel primo maggio del 1994 quando la sua storia si è fermata. Ayrton è stato anticipatore in tutto, e dentro tutto ha lasciato una parte di sé. Forse è proprio per questo che niente di lui ha mai davvero lasciato la pista. Chi di tutto vive, in tutto rimane. Senna era un uomo prima di un pilota. Uno dei primissimi anche in questo.
“Sono un privilegiato, ho sempre avuto una vita molto bella. Ma tutto quello che ho ottenuto dalla vita l’ho guadagnato con l’impegno e il desiderio fortissimo di raggiungere i miei obiettivi, di vincere, nella vita, non come pilota. Perciò lasciate che vi dica che chiunque voi siate nella vita, sia che siate al livello più basso, o al più alto, dovete avere una grande forza e una grande determinazione e dovete affrontare qualsiasi cosa con grande amore e fede in Dio e un giorno raggiungerete i vostri obiettivi e avrete successo”. Ayrton Senna da Silva.

Il tragico incidente
È il primo maggio del 1994, a Imola sta per partire il Gran Premio. Un uomo legge la Bibbia seduto nella sua Williams, corrucciato e pensieroso, immerso nel silenzio. il giorno prima Ratzenberger era uscito di pista e lo schianto alla curva Villeneuve gli era stato fatale. Il contesto in cui si corre è pesante, quella gara doveva essere annullata, in rispetto degli eventi e dei drammi appena trascorsi, ma il destino aveva ancora in serbo qualcosa per quel weekend. Senna chiude la Bibbia che legge prima di ogni Gran Premio, cercava rifugio tra i versi, quella gara lui non vorrebbe correrla. Lo spettacolo però deve andare avanti, così le visiere si abbassano e si comincia.
Al settimo giro il mondo perde un battito, sono le 14:17 quando il respiro di molte persone in tutto il mondo si ferma. Sembrava una domenica come tante, ma non era destinata ad essere una domenica come le altre. Lo sterzo della Williams si rompe e Senna sbatte alla curva del Tamburello. Il piantone della sospensione destra anteriore, modificato nella notte per consentire maggiore comodità, sfonda la visiera fino a raggiungere il cranio del pilota.

C’è chi sostiene che fosse morto già lì, steso sotto quel telo macchiato di sangue. Sid Watkins, il medico che lo soccorse, raccontò di averlo visto tirare un forte sospiro di sollievo per poi rilassare il volto, sereno, come se l’anima gli stesse volando via. La conferma è arrivata da quelle fredde linee piatte dell’ospedale Maggiore di Bologna, Ayrton Senna è morto alle 18:40. Il cuore di milioni di appassionati si ferma, ci sono persone in lacrime davanti al televisore, in autodromo, persino fuori dall’ospedale di Bologna.

Il processo
Dopo la tragedia avvenuta sul circuito di Imola, ci fu un processo che fece emergere altre amare verità. Il settimanale Autosprint formulò un’ipotesi inquietante: il piantone dello sterzo della Williams, la cui parte terminale era stata rimossa senza fatica dai soccorritori e poggiata a terra ancora innestata sul volante, potrebbe aver ceduto prima dell’urto lasciando l’auto priva di direzionalità. Mauro Forghieri, ex ingegnere Ferrari, definì criminale l’aver mandato in pista un pilota in quelle condizioni.
Il lungo processo accertò come precisa causa dell’incidente il cedimento del piantone, con assoluzione al capo-tecnico Williams Patrick Head per sopraggiunti termini di prescrizione.

Ayrton vive
Parlare di Ayrton non è una cosa semplice, si rischia sempre di cadere nel banale, nel ripetitivo ed in quelle frasi sentite e risentite che accompagnano il ricordo di uno dei piloti in grado di cambiare per sempre la percezione della velocità e della Formula Uno. Provate a chiedere il proprio idolo agli attuali piloti di F1 e vi risponderanno sempre Ayrton Senna. Eppure nessuno l’ha visto o conosciuto, ma Senna è storia. E ci sono storie, come quella di Ayrton capaci di entrarti nell’anima.
Senna è stato a tutti gli effetti un vero e proprio prestigiatore, un pilota che ha potuto rendere possibile ciò che nessuno avrebbe mai potuto realizzare, diventando un essere superiore rispetto a tutti nel momento in cui la tensione si alzava e la pioggia iniziava a bagnare tutta la pista. Ayrton oltre ad essere un pilota immenso, era un uomo meraviglioso, un uomo dai sani principi, scaltro ma gentile, spigoloso ma cortese, posato ma implacabile. Un uomo fragile dalla divina grandezza.
Da quando Senna non corre più, Ayrton continua ad esserci. Perché il protagonista non lo uccidi mai davvero. Il ricordo di un uomo così spirituale sopravvive in chi in pista prova ad assomigliare a lui, prima che a tutti gli altri.
“E ho deciso una notte di maggio. In una terra di sognatori. Ho deciso che toccava forse a me. E ho capito che Dio mi aveva dato il potere di far tornare indietro il mondo. Rimbalzando nella curva insieme a me. Mi ha detto: “Chiudi gli occhi e riposa”. E io ho chiuso gli occhi. Il mio nome è Ayrton e faccio il pilota e corro veloce per la mia strada. Anche se non è più la stessa strada. Anche se non è più la stessa cosa”. Ayrton – Lucio Dalla.


