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Bentornata, amica Formula 1.

Cara Formula 1, sei mancata, in modo diverso, a tutti ed oggi vogliamo celebrare il tuo ritorno nelle nostre quotidianità.

Cara Formula 1, sei mancata come l’aria quando si è sott’acqua, come il sole in un giorno piovoso, come il vento in una giornata d’agosto. 

Ci eravamo lasciati con l’ennesimo ruggito del leone olandese, in quell’occasione ad Abu Dhabi.

Una vittoria che ha riassunto perfettamente la stagione passata.

Che ci ha insegnato che attualmente ci sono due categorie.

Max Verstappen è la prima, e tutti gli altri seguono nella seconda.

Sapevamo che anche per il 2024 sarebbe stato l’uomo da rincorrere e questa cosa ci scoraggiava.

Poi è arrivata la pausa invernale, come tutti gli anni, a ridare speranza e voglia di competere.

Si può sicuramente dire che non è stata una pausa invernale noiosa.

Anzi, è stata ricca di colpi di scena. 

Il rinnovo di Lando Norris con McLaren. L’addio di Sainz da Ferrari. Il caso Horner. 

Ma soprattutto, la notizia per eccellenza. L’evento inaspettato per antonomasia.

Un missionario dovrà riportare la chiesa al centro di un villaggio rosso dove manca da tempo. 

Il re, Lewis Hamilton, approderà in Ferrari come successore al trono del Kaiser dal 2025. 

Una notizia inaspettata, un fulmine notturno in un cielo che sembrava sereno ma che in realtà si è trasformato in una burrasca. 

Che ha scatenato una reazione a catena, non ancora esaurita. 

Che avrà ripercussioni ancora tutte da scoprire. 

Ma noi non ti aspettavamo per il gossip, per i colpi di scena fuori pista o per il dramma.

Noi ti aspettavamo per ciò che succede dentro la pista. 

E i test, arrivati inesorabili come ogni anno, hanno rappresentato una boccata d’aria fresca.

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Ci hanno raccontato tanto: una Ferrari migliorata, una Red Bull martellante e un centro griglia compatto che potrebbe regalarci delle battaglie appassionanti. 

Ma tanto il verdetto, si sa, sarà quello del primo Gran Premio. 

Pista canta e canterà.

Senza troppe formalità.

Niente vernici fluorescenti, niente zavorre, carichi di benzina diversi ed innovazioni disfunzionali.

Viva la sostanza. 

Viva le tre prove libere.

Quelle sessioni indecifrabili, con programmi incomprensibili.

Vissute senza commento, con il telefono nascosto nell’astuccio durante l’ora di inglese. 

Mentre spiega un tempo verbale a tre nomi che non ti ricorderai mai. Ma ricorderai invece il giro del quindicesimo classificato della sessione.

Viva la qualifica singola.

Gli ultimi momenti del Q3, sperando che il proprio pilota preferito riesca a uscire bene dall’ultima chicane. 

Sperando che non la butti al muro o che una sospensione non ceda.

Che la riesca a mettere davanti al leone in pole position provvisoria. 

Che da predatore possa diventare preda. 

Ma speri che non venga cacciato, almeno questa volta. 

E poi arriva la domenica. 

Il caffè alle 11. Il ragù alle 13. La Formula 1 alle 15. Sarà uno stereotipo, ma è il più bello del mondo. 

Sintonizzarsi sul canale una mezz’ora prima, vedere la passeggiata dei giornalisti tra le macchine e poi si accendo tutti e cinque i semafori.

E il cuore, dal torace, inizia a salire. 

Le macchine si posizionano, si alzano i giri dei motori, si accendono i semafori.

3, 4, 5. 

Nel lasso di tempo che potremmo definire stallo sembra fermarsi tutto. 

Poi i semafori si spengono. 

L’adrenalina sale.

Le macchine partono.

Ed inizia il bello.

Viva la gara.

Viva la Formula 1. 

Sogno di qualcuno.

Lavoro di pochi.

Porto sicuro di molti. 

Passione di tutti.

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