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Indycar | I top e flop della $1 Million Dollar Challenge

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Conclusasi l’evento del Thermal Club a Palm Springs in California è giunto il momento di tirare le somme su chi ha esaltato di più nella corsa e, chi invece non è riuscito a centrare le proprie aspettative.

Il recente evento da 1 milione di dollari, sebbene non valido per il campionato Indycar, ha sicuramente catturato l’interesse degli appassionati. Durante questa competizione, abbiamo potuto ammirare l’abilità straordinaria di diversi piloti, ma in particolare i tre migliori che si sono distinti per le loro performance sorprendenti. È sempre emozionante vedere questi talentuosi professionisti mettere in mostra le loro abilità e dimostrare di essere tra i migliori nel loro campo.

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1) ALEX PALOU

Che dire del pilota catalano: semplicemente ha fatto una prestazione da fuoriclasse. Dopo una gara “no” a St. Petersburg il campione in carica è riuscito in questo evento a riconfermarsi come avversario per Newgarden al titolo irridato. Al di là delle prestazioni incostanti nelle quattro sessioni di test, il catalano è riuscito a guadagnarsi la prima posizione nel gruppo della 2° Heat Race e a tenerla stretta fino alla fine, distaccando notevolmente gli avversari e, mantenendo lo stesso ritmo anche per la gara finale nonostante la pausa di intermezzo all’interno dell’ultima corsa. Con la vincita al Thermal Club ha sicuramente dato prova di sé e a coloro che dubitavano delle sue capacità e, della possibilità di vittoria per lui in questa stagione.

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2) FELIX ROSENQVIST

Il pilota svedese è stato SOR-PREN-DEN-TE!: portare la Meyer Shank Racing (team di bassa classifica) nei primi tre della classifica è cosa non da poco … nelle sessioni di test è sempre riuscito a portare la sua monoposto bianco-viola tra le top 10, poi la punta di diamante con la prima posizione nel primo gruppo alle qualifiche per poi nella gara finale del Thermal Club giungere terzo dietro a Palou e Mclaughlin. Si vede quando un team supporta in tutto e per tutto il proprio pilota come gli sforzi possono essere ripagati: mi auguro che possa mantenere questo trend di buone prestazioni e, di dare prova di non essere un pilotino da bassa classifica.

3) JOSEF NEWGARDEN e COLTON HERTA

Josef Newgarden è stato eccellente ad essere sempre arrivato nella zona della top 10 della griglia, nonostante le numerose difficoltà che ha dovuto attraversare. Questa prestazione è molto ben lontana da ciò che ci ha fatto vedere a St. Petersburg, ma ciò non toglie che egli possa sempre rifarsi e, perché no, anche di migliorare le proprie abilità nei circuiti permanenti e quelli cittadini dove, ha sempre avuto qualche lacuna.

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Per quanto riguarda Colton Herta è stato incredibile e, allo stesso tempo geniale: dopo delle pessime prestazioni nelle sessioni test e nella Heat Race (dove era inseguito dal rookie Nolan Siegel), il figlio d’arte di Brian Herta è riuscito a fare una bellissima rimonta nell’ultima parte della gara finale guadagnandosi ben due posizioni rispetto alla griglia di partenza, grazie alla sua strategia di risparmio delle gomme, nonostante la gara durasse 20 giri con una pausa in mezzo alla corsa.

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Dopo aver stilato la lista dei migliori 3 (anzi quattro per la precisione), adesso andremo a comporre la “lista dei cattivi”; coloro che hanno dato un’impronta negativa in questo weekend di gara. Analizzando attentamente il comportamento dei partecipanti, è emerso un gruppo di concorrenti che non ha ottenuto i risultati desiderati e che ha contribuito ad un’atmosfera meno positiva durante l’evento.

1) L’ORGANIZZAZIONE E IL FORMAT DEL $1 MILLION DOLLAR CHALLENGE

Indycar noi dobbiamo parlare … Oltre a ciò ci vorrebbe un’articolo intero per commentare e riflettere su ciò che non è stato per niente gradito in questa corsa: al di là dei colpi di scena, dei duelli e delle prestazioni incredibili, il format della gara e il modo in cui è stata pubblicizzata è stato completamente un obbrobrio: 2 ore lunghissime di sessioni di test, con 12 minuti di tempo e la griglia divisa a metà, e la gara che dura 20 giri quando sappiamo tutti che una gara di Indycar va dai 100 fino a 200 giri. Avranno cercato di copiare la NASCAR ma fallendo miseramente; per di più pubblicizzare e rendere disponibile una corsa di Indycar ad un pubblico ristrettissimo anziché di renderlo per tutti è molto vergognoso.

2) SCOTT DIXON

Un brutto esempio su come non affrontare un weekend di gara: forse era disinteressato dalla corsa fuori campionato o forse avrà avuto una giornata “no”, la prestazione del sei volte campione del mondo Indycar è molto discutibile. Nelle sessioni dei test non è andato oltre la top 10, tranne per le qualifiche dove si piazziò 9°, ma è nella 1° Heat Race dove ha dato il peggio di sé per meritarsi di essere in questa pista. Durante la partenza Dixon va a toccare e a provocare un incidente con Grosjean e Veekay costringendoli entrambi al ritiro mentre, per il pilota francese tanta rabbia e disgusto per essere stato “eliminato” dalla gara per un errore di calcolo dovuto proprio al veterano Dixon.

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3) WILL POWER

Sembrava pronosticato per la vittoria a Palm Springs ma l’australiano non è mai stato in grado di essere competitivo sia nelle sessioni di test che nelle gare ad eliminatoria, distruggendo tante e belle aspettative su di lui dopo che alla sua presentazione della monoposto aveva dichiarato di essere “pronto ed affamato” per il titolo. Mi auguro che questa sia solo stato un brutto weekend e, che a Long Beach possa riscattarsi per essere in corsa all’oro iridato.

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