CHEVROLET INDYCAR AT THE THERMAL CLUB TEAM CHEVY RACE ADVANCE

Indycar | Cara Indy, dobbiamo parlare

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Dopo due settimane dal termine dell’evento del $1 Million Dollar Challenge, noi giornalisti di questo sito abbiamo voluto tirare le somme su ciò che è stato l’evento fuori dal campionato Indycar, dai suoi aspetti postivi e quelli negativi.

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ASPETTI POSITIVI

Partiamo dagli aspetti postivi del Thermal Club: il fattore pista, ovvero includere un nuovo circuito dove nessuno della griglia aveva mai corso, in modo da renderlo “equo” per i partecipanti ed anche per i team. Oltre a ciò la possibilità di portare delle gare extra campionato, allettava a molti e in tutto ciò vi era del grandissimo potenziale, non solo per i piloti ma, anche per l’Indycar stessa per ottenere più risalto al pubblico e ai media. Questo nuovo circuito avrebbe infuso nuova vita nelle gare, offrendo un’esperienza unica sia per i partecipanti che per gli spettatori. L’ascesa delle gare extra campionato avrebbe portato una ventata di novità nel mondo delle corse, creando un’atmosfera avvincente e coinvolgente per gli appassionati di motori. Inoltre, l’attenzione mediatica generata da tali eventi avrebbe contribuito a promuovere l’Indycar, aumentando la sua visibilità e rafforzando il legame con il pubblico.

Certo, tutto questo può essere molto avvincente, basta però che l’aggiunta di molte gare nel calendario Indy, non vada a compromettere la salute dei piloti e dei team: dopotutto sono esseri umani come loro anche noi abbiamo il diritto anche, oltre al lavoro anche la possibilità di trascorrere il tempo sia per conto nostro, ma anche con le persone a cui ci teniamo.

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Alex Palou, vincitore assoluto del $1 Million Dollar Challenge a Palm Springs

ASPETTI NEGATIVI

Parlando degli aspetti negativi, bisogna menzionare prima di tutto la durata della corsa: 9 ore complessive di test e soltanto 10 giri di gara per le due prove eliminatorie, mentre per la corsa finale sono stati previsti ben 20 giri con tanto di pausa a metà. Inoltre, si è sbagliato completamente il tipo di pubblico di riferimento, ovvero i ricchi facoltosi che hanno potuto godersi la gara dai loro attici o balconi delle sontuose ville, il tutto grazie anche ai costi esorbitanti dei biglietti per l’evento, che sono stati fuori dalla portata dello spettatore o del fan medio. Questo ha creato una netta divisione tra i partecipanti e il pubblico, compromettendo l’esperienza nel complesso.

Proprio per l’evento per un “cerchia ristretta” la Indy dovrebbe assolutamente invertire la rotta e, invece di essere abbindolata dal denaro facile, di venire incontro ai fan sia di nuova data che anche ai “tifosi veterani” per poter tentare in qualche maniera di risollevare l’Indycar dopo la crisi dovuta alla pandemia del 2020. In effetti, questa situazione eccezionale richiede un approccio strategico e innovativo da parte dell’Indycar, un’attenzione speciale nei confronti dei suoi sostenitori storici e un’apertura verso nuovi fan. E’ fondamentale capitalizzare sull’entusiasmo dei nuovi e vecchi fan, coinvolgendoli attivamente nella ripresa post-pandemia. Solo attraverso un’autentica dedizione ai fan e adottando misure strategiche mirate, l’Indycar potrà sperare di rafforzare la sua posizione e di prosperare anche in tempi difficili.

CONCLUSIONI

Il Thermal Club è un luogo che incarna lo spirito dell’eccellenza automobilistica, ma l’evento organizzato lì è stato un esperimento interessante che ha suscitato emozioni contrastanti. Da un lato, le emozionanti battaglie in pista hanno catturato l’attenzione di tutti i partecipanti, ma dall’altro la scarsa organizzazione e il format dell’evento lasciano spazio per miglioramenti significativi. Sarebbe auspicabile una revisione completa dell’organizzazione e del format per garantire un’esperienza straordinaria e senza intoppi sia per i partecipanti che per gli spettatori.

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