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WRC | Lia Block: tra team radio e pace notes.

Dopo aver vinto il titolo nell’ARA, American Rally Association, Lia Block, figlia di Ken, ha preso una decisione coraggiosa: vuole raggiungere la massima categoria non dei rally, bensì delle corse su pista: la Formula 1.

Fresca di titolo vinto da diciassettenne nell’ARA, Lia Block – figlia del mitico Ken – è passata dal mondo dello sterrato al mondo delle monoposto, debuttando quest’anno col team ART Grand Prix in F1 Academy.

Seppur possa sembrare un cambiamento fatto di colpo, c’è una storia dietro: la giovane americana infatti, prima del debutto in Arabia Saudita, aveva già iniziato mesi prima a correre con le monoposto nella Formula Winter Series, un campionato spagnolo di Formula 4. Tanta sfortuna in quest’inizio di stagione per lei a Jeddah, ma con ottimismo afferma che questa stagione è solo un trampolino di lancio per il futuro.

Block, infatti, rivela a DirtFish: “Questo non è l’obiettivo a lungo termine, la F1 Academy non è ciò a cui miro. Vorrei passare al Campionato Europeo Regionale, poi alla Formula 3, fino ad arrivare in Formula 1. È tutta una questione di obiettivo a lungo termine e di ciò che mi può aiutare a raggiungerlo.”

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Questo significa che, momentaneamente, il rally passa in secondo piano. Ma fanno ancora parte del suo, di piano, affinché raggiunga la Formula 1.

“Nessuno può tenermi lontana dai rally, – conferma Lia – mi divertono e fanno ancora parte della mia vita. Sto pianificando di fare dei rally in Europa, ho fatto tutto il possibile negli Stati Uniti vincendo il campionato, quindi mi piacerebbe davvero tanto esplorare il lato europeo.”

“Onestamente, guiderò qualsiasi cosa su cui possa mettere mano. Voglio un po’ di off-road e di terra perché sono rimasta bloccata nei circuiti in questi ultimi mesi. Ma qualche rally su asfalto sarebbe spettacolare da fare, vista la loro totale assenza negli USA. Spero dunque di trarre esperienza da ciò che farò quest’anno e applicarla in un rally su strada, o qualcosa del genere.”

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Nel weekend di casa a Miami, la figlia d’arte dovrà riscattarsi da un disastroso weekend arabo, disputato nella seconda settimana di marzo. In gara 1, Lia ha commesso un errore autonomamente. In gara 2 invece è stata sfortunata: è stata infatti colpita dalla Carlin di Lola Lovinfosse, quando quest’ultima stava cercando di ritornare in pista dopo un testacoda. La nota positiva è la sua terza posizione nell’unica sessione di prove libere al venerdì.

“È stato snervante. – rivela Block – Ho avuto solo 20 giorni di preparazione prima di Jeddah ed è stato difficile imparare tutto di una categoria e dei suoi dettagli difficili da intercettare.”

“Mi piacerebbe tornare indietro e rifarlo, è stata una bella esperienza. Tutto quest’anno per me è un processo di apprendimento per me. Quello che ho imparato finora è la velocità che possiedo: manca quell’esperienza da mettere in atto. Spero di poter usare ciò che ho imparato dai miei errori a Jeddah, correggerli e fare una corsa migliore a Miami.”

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La più grande differenza tra corse su pista e rally che Lia sta riscontrando è la mancanza di tempo per provare l’auto.

Block, infatti, spiega: “La parte più difficile per me è il non stare in macchina tanto quanto lo saresti nei rally. Ci sono grandi divari e hai solo prove libere, qualifiche e due gare da 30 minuti. Il tempo a disposizione è nettamente inferiore a quello presente nei rally. Quindi si tratta di bilanciare il tempo che passo in macchina col dover sviluppare quella memoria muscolare e il sapere di poter farcela.”

“Il rally-cross e l’Extreme E hanno sicuramente aiutato nelle gare, ma questo genere di corsa è molto meticoloso perché non puoi toccarti con un’altra auto. Nei rally-cross puoi dare qualche botta qua e là, ma nelle monoposto, sicuramente, ti ritirerai dalla gara se tocchi le ruote di un’altra vettura. Quindi mi sto ancora abituando a quel lato di gara.”

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Nessuno, e probabilmente neanche lei, sa cosa ne sarà del suo futuro. Potrà rimanere una leggenda del rally americano, col suo titolo da sedicenne. Potrà vincere in Extreme E, o magari, chissà, anche la Dakar. Il suo sogno, però, resta sempre quello: essere parte di quei 20 piloti di monoposto.

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