Piastri ha parlato della sua situazione interna alla McLaren, in cui il suo manager Mark Webber potrebbe aver avuto un ruolo importantissimo.
Da un paio di gare a questa parte, all’interno del paddock tengono banco le ormai famose “papaya rules”. Il termine, comparso per la prima volta in un team radio destinato a Lando Norris a Monza, indica l’insieme di regole che i due piloti McLaren dovrebbero seguire quando si trovano in battaglia tra di loro. Stando alle spiegazioni della squadra, a Woking la priorità resta il campionato Costruttori: nessuna gerarchia interna, solamente attenzione a non combinarla troppo grossa. In occasione del GP d’Italia, Piastri sembra aver applicato alla lettera le indicazioni della squadra, prendendosi la posizione su Norris in maniera decisa ma corretta.
Vista la forza della MCL38 e la posizione in classifica dei due piloti, la scelta di non definire una gerarchia chiara ha sorpreso diversi fan e addetti ai lavori. Infatti, Norris si trova a sole 59 lunghezze di distanza da Verstappen: il titolo piloti potrebbe non essere più una missione impossibile. Di conseguenza, prima del GP d’Azerbaijan, le cose sono leggermente cambiate all’interno della scuderia, con Piastri ha dichiarato di essere pronto ad aiutare il proprio compagno di squadra, ma solamente in caso di bisogno.

In ogni caso, sembra molto chiaro che l’australiano abbia poca voglia di fare lo scudiero di Norris. Allo stesso tempo, McLaren non dà l’impressione di voler imporre ordini di scuderia eccessivi. In questo senso, la figura di Mark Webber (manager di Piastri) potrebbe aver avuto una certa importanza. Chi meglio di lui, infatti, potrebbe consigliare qualcuno su come comportarsi quando si riceve un team order difficile da accettare?
Nelle dichiarazioni riportate da planetf1.com, Piastri ha ammesso che il suo connazionale ha svolto un ruolo attivo nella discussione con McLaren riguardante gli ordini di scuderia.
“Naturalmente, ha avuto a che fare con gli ordini della squadra in passato. Penso che la nostra situazione sia molto diversa da quella vissuta da Mark. Non c’è stato bisogno di consigli specifici, ma ovviamente lui si è trovato in questo tipo di situazione prima e sa come funziona. Lui è stato coinvolto nelle discussioni con me e la squadra su ciò che saremmo disposti a fare e cosa no. Ma non direi che abbia dato consigli del tipo ‘non fare questo, non fare quello’ “ ha detto.
Il talento e le potenzialità del giovane australiano sono sempre di più sotto gli occhi di tutti. Nonostante sia alle spalle di Norris nella classifica piloti, non è da escludere che possa essere anche lui, in futuro, una star della McLaren. Per questo motivo, probabilmente, Webber ha avuto la possibilità di discutere con il team inglese sul ruolo del suo assistito: che sia riuscito a raggiungere un qualche tipo di accordo non scritto non ci è dato saperlo, ma è un fatto che attualmente in McLaren non ci sono gerarchie interne.

