Il rombo del motore della SF-25 spezza il gelo dell’aria di Fiorano dove migliaia di tifosi si sono riuniti, abbracciati da una passione davvero difficile da spiegare.
Avete presente quel suono odioso della sveglia? Ecco, pensate ad una sveglia che suona alle 4:30 del mattino dopo aver dormito poco per l’emozione. Emozione di che, vi starete chiedendo.
In un normalissimo mercoledì di Febbraio migliaia di persone avevano la sveglia così presto. Il 19 Febbraio a Fiorano faceva freddo, tanto, eppure sotto quel freddo, abbracciate da una passione unica e incontrollabile, tutte quelle persone erano lì.
Ci hanno dato dei pazzi e chi siamo noi per farne un torto. Dieci ore o più in piedi a congelare per che cosa? Non è esattamente la domanda giusta da fare a un tifoso. Lui, in qualsiasi momento o condizione, ti risponderà sempre e solo: passione.
A Fiorano si respira aria di festa. La gente è vestita di rosso, colorando le strade di un paese che vive una storia di passione e tradizione, tutti in attesa di vedere, in lontananza, la serranda del box Ferrari aprirsi. Quando succede, quando il garage si apre e la SF-25 scende in pista, il tempo sembra fermarsi. In un gelido silenzio il rombo del motore avvolge Fiorano.
A far fare i primi chilometri alla nuova creatura del Cavallino è Charles Leclerc, che ogni volta che passava davanti a quel ponte che racconta emozioni e storia, alzava la mano salutando i tifosi che urlavano il suo nome.

Sono le 12:38 quando, da una Stelvio nera ferma sul circuito davanti a noi scende Charles, che si avvicina alle reti che dividono i tifosi dalla pista di Fiorano dalle quali spuntano mani, cappellini da firmare, bandiere, fumogeni e cellulari per scattare foto. Si alzano i cori “Olé, olé, olé, olé, Leclerc, Leclerc!”, “Charles portaci il mondiale!”, tutto questo per un pilota. Non si festeggia un podio, una vittoria, o il mondiale, è solo il filming day.
“Charles com’era la macchina?”, urlano. “Bene bene, è andata bene!”, ha risposto, alzando poi lo sguardo verso di noi e facendo un sorriso che non sa solo di speranza, ma di ambizione.
Charles ha il Cavallino scritto in un destino che intreccia amori e successi, sconfitte e dolori. Corre inseguendo il sogno di riportare la Ferrari sul tetto del mondo, come nella più dolce di tutte le favole. Un sogno condiviso con tutta quella gente che non vive una gioia sportiva da quel lontano 2007, ma che continua a dimostrare il proprio amore incondizionato per la Rossa.
La pausa sembra non finire più, è tornato quel brividino di freddo che prima era scomparso per via di tutta l’emozione e l’adrenalina in corpo. La festa però non si ferma, anzi. C’è chi canta, chi scambia due chiacchiere con persone che non conosce, ma che sono unite dalla passione così profonda che è ciò che più di ogni altra cosa muove questo sport. È il modo per riempire l’attesa in vista dei primi giri di Lewis Hamilton.
Alle 13:44 il Sir fa il suo ingresso in pista e, come successo con Leclerc, il rombo del motore spezza il freddo e al suo passaggio di fronte a noi, alza la mano in un caloroso saluto in cambio di un boato capace di far gelare il sangue.
Dopo aver compiuto il proprio programma pomeridiano, eravamo ancora tutti lì, stanchi e con i piedi doloranti, ma in attesa di quella Stelvio nera un’altra volta. Sono le 16:59 quando Lewis scende dalla macchina, saluta e corre verso le reti. Firma autografi, sorride come un bambino quando scarta i regali la mattina di Natale. Porta la mano sul cuore, continua a salutare, si inginocchia dandoci le spalle per scattare una foto con la marea rossa in ricordo di una giornata ricca di emozioni per tutti.

Per i tifosi, che sono stati in piedi al freddo per ore per dimostrare, ancora una volta, il sostegno e la passione incondizionata che li lega alla Rossa.
Per i piloti, incitati da tutte quelle urla e dall’affetto che deve essere per loro il punto di partenza per rendere il 2025 l’anno della svolta.
Perché ora più che mai non c’è più spazio per restare a guardare. Non basta più il contentino, una vittoria ogni tanto. Ora le ambizioni sono tante e non è più un gioco dove arrivare secondi è un’alternativa da accettare. Adesso bisogna correre solo per vincere.

