In vista della quinta stagione di Yuki Tsunoda in Formula 1 è arrivato il momento che il giapponese si faccia rispettare.
Liam Lawson in Red Bull: dopo Lewis Hamilton in Ferrari, probabilmente il passaggio del neozelandese alla scuderia austriaca è stata la notizia dell’inverno. Un trasferimento da un lato tanto prevedibile quanto da un altro irrispettoso proprio nei confronti di Yuki Tsunoda. Il giapponese, infatti, ha sempre dimostrato lealtà all’ambiente austriaco: è nel 2019 che il pilota diventa parte del programma giovanile di Red Bull, il quale lo aiuterà nella scalata alla Formula 1.

Una mano dal Sol Levante
Nella carriera di Tsunoda, tuttavia, Red Bull non è stata l’unica organizzazione a tendergli una mano. Anche Honda, infatti, ha giocato un ruolo fondamentale nella carriera (soprattutto giovanile) del numero 22. Il 2016 vede infatti l’ingresso del marchio automobilistico giapponese nella carriera del connazionale. Tramite l’Honda Formula Dream Project, la carriera di Tsunoda viene, in un certo senso, promossa, fino ad arrivare appunto al 2019.
L’ingresso del nipponico nel programma giovanile Red Bull, infatti, coincide con l’ingresso di Honda in Formula 1 come fornitore dei motori per la casa austriaca.
Ciò che invece fa storcere il naso nel racconto e nel rapporto tra il motorista giapponese e la scuderia austriaca è la terminazione del rapporto: il 2 ottobre 2020 Honda annuncia che a fine 2021 lascerà la Formula 1, il quarto abbandono nella carriera da motoristi. Giusto due mesi dopo, quasi a sembrare come un favore d’addio, Alpha Tauri (per i neofiti, questa è la “madre” di Racing Bulls) annuncerà l’ingaggio di un pilota: si tratta proprio di Yuki Tsunoda.
È quindi chiaro come Honda abbia avuto un’influenza incredibile sull’approdo del giapponese in Formula 1. Dal 2021 in poi, tuttavia, è altresì evidente come Tsunoda abbia iniziato (anche per spirito di sopravvivenza) a dover contare principalmente su se stesso.
Tutto fumo e niente arrosto?
Se il carattere fumantino del nipponico da un lato non hanno aiutato la scalata dei ranghi per il giapponese, gli sprazzi del suo talento sono stati altrettanto evidenti. Per citare un episodio: in quella folle gara che fu Abu Dhabi 2021, oscurata totalmente dalla lotta per il mondiale risulta essere la quarta posizione proprio del #22.
Mi si potrà dire che si tratta di un episodio di oltre tre anni fa e che si tratti, appunto, solo di un occasione: per questo motivo questa tabella aiuterà la visualizzazione dei dati.
| Pilota/i affrontato/i | Punti di Tsunoda | Punti dei compagni di squadra | |
| 2021 | Gasly | 32 | 110 |
| 2022 | Gasly | 12 | 32 |
| 2023 | De Vries, Lawson, Ricciardo | 17 | 8 (0 DeV, 2 Law, 6 Ric) |
| 2024 | Ricciardo, Lawson | 30 | 16 (12 Ric, 4 Law) |
Appare chiaro, quindi, come i dati non mentano: se da una parte lo Tsunoda più immaturo ed impreparato si è trovato al fianco quello che negli anni trascorsi assieme si è rivelato essere invece il compagno più preparato (Gasly), dall’altra il nipponico ha comunque battuto un pilota che ha vinto un campionato di Formula 2 e Formula E, un vincitore del GP di Monaco e, appunto, Liam Lawson.
Un pilota era agli inizi della propria carriera, uno nel fulcro e l’ultimo nelle fasi conclusive della stessa.
Se quindi il giapponese ha dimostrato di essere in grado di poter combattere e battere piloti in qualsiasi fase della carriera, perché questo non gli è stato riconosciuto da Red Bull? Perché Red Bull amplifica un concetto che in Formula 1 è già, di per sé, ridondante: “Io faccio quello che voglio”.
Basta vedere il trattamento che Alpine riserva a Doohan, con Colapinto già alle sue calcagna ancor prima dell’inizio della stagione. È quindi probabile che, oltre all’aspetto mentale sottolineato da Helmut Marko in una recente intervista, la dirigenza Red Bull avesse semplicemente una simpatia verso il kiwi o un’antipatia nei confronti del nipponico.

Concludendo, ciò su cui voglio veramente riflettere è: è possibile e giusto che un pilota venga scartato o scavalcato da un altro perché è apparentemente più debole o perché ciò che conta, alla fine, sono le simpatie? È possibile: assolutamente si. È giusto: assolutamente no.
Un famoso detto recita: “L’ossessione batterà il talento; lo batterà sempre”. Se Tsunoda è veramente ossessionato, quindi, sarà in grado di battere anche il talento di Lawson e le preferenze dei vertici Red Bull. Nei momenti di difficoltà, tuttavia, è facile perdere la ragione, anche se gli stessi vertici lo definiscono “calmo” ed “affamato”.
È per questo che adesso più che mai Tsunoda deve salvare il salvabile, tirare fuori un’annata degna di essere la quinta in F1 (perché non deve passare il messaggio che Tsunoda sia esente da errori, attenzione) e fuggire da un ambiente che difficilmente gli darà soddisfazioni in futuro. Cambiare casa, per approdare magari in un posto dove ritroverà un amico di vecchia data, come Aston Martin, alla quale si unirà Honda nel 2026.
Yuki Tsunoda, fuggi ora per salvare una carriera non ancora da buttare.
Ambizioso, perfezionista ed in cerca di miglioramento.

