A Imola 1997, Jean Todt guidò la Ferrari nell’ombra, con decisioni cruciali che, mantennero viva la corsa alla vittoria…
Il Gran Premio di Imola del 1997 ha rappresentato un momento cruciale per i tifosi della Ferrari, che non assaporavano una vittoria casalinga dal lontano 1983. Dopo alcuni test positivi a Fiorano, l’entusiasmo cresce: l’idea che il digiuno possa finalmente finire diventa più concreta.
Durante le qualifiche, le Williams dominano conquistando tutta la prima fila, ma la Ferrari non è lontana. Michael Schumacher, grazie al nuovo motore, si piazza in terza posizione, alimentando le speranze rosse. Alla partenza, Jacques Villeneuve mantiene il comando, seguito a ruota dalla Ferrari di Schumi, mentre più indietro Olivier Panis ostacola Eddie Irvine, facendogli perdere terreno prezioso.

Il passo della Ferrari si rivela promettente. Schumacher riesce a guidare la corsa in alcuni frangenti, specialmente durante il concitato valzer dei pit stop. Solo dopo il rientro ai box della Ferrari numero 5, Heinz-Harald Frentzen prende la leadership. Tuttavia, la Rossa, grazie a un pit stop impeccabile, riesce a mantenere il secondo posto davanti a Villeneuve.
La lotta serrata tra Schumacher e il canadese gioca a favore di Frentzen, che grazie a una serie di giri veloci consolida la sua prima posizione. Irvine, intanto, dimostra che il secondo posto ottenuto in Argentina non era un caso. A Imola, Eddie, sfoggia una partenza eccellente, un sorpasso deciso su Panis e una perfetta intuizione strategica, rientrando ai box nel momento giusto per superare Giancarlo Fisichella.

La gara cambia volto al 41° giro: il cambio di Villeneuve cede e il canadese è costretto al ritiro. Questo lascia Schumacher a duellare direttamente con Frentzen per la vittoria. Tuttavia, al box Williams decidono di richiamare il loro pilota per la sosta, facendolo rientrare in pista proprio davanti a un agguerrito Schumacher.
Durante il tentativo di rimonta, Michael viene ostacolato da Nicola Larini, che, non accorgendosi della Ferrari alle sue spalle, costringe il tedesco a una frenata brusca, compromettendone le chance di vittoria.

Il resto della gara scivola via senza ulteriori colpi di scena: Frentzen taglia il traguardo per primo, seguito dalle due Ferrari, che nel dopo gara festeggiano come se avessero vinto.
Sul volto di Jean Todt si legge chiaramente una miscela di fatica e felicità. Solo in seguito si scoprirà che il manager francese è stato il vero “eroe invisibile” di quella giornata. È stato lui, infatti, a far spostare la Williams di Villeneuve, ferma con il cambio rotto, dallo spazio riservato alla Ferrari, proprio mentre Schumacher stava per rientrare ai box. Non solo: per evitare ulteriori complicazioni, è personalmente corso al box Sauber, intimando alla squadra svizzera di avvertire Larini di non intralciare più la Ferrari.

“Era importante agire rapidamente, non potevamo permetterci che un dettaglio rovinasse tutto“, ha poi ammesso Todt.
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