Horner chiarisce il reclamo Red Bull su Russell: “Niente di personale”
Il team principal della Red Bull torna sull’episodio del Canada e ribadisce: “Norme chiare, precedenti evidenti”
Cristian Horner, team principal della Red Bull Racing, è tornato a parlare del controverso episodio avvenuto durante il Gran Premio del Canada, dove la scuderia austriaca aveva presentato un reclamo formale contro la Mercedes di George Russell. Al centro della contestazione: una presunta infrazione del regolamento durante il regime di safety car.
Una polemica che aveva fatto discutere nel paddock, alimentata dal fatto che si trattasse del secondo caso nel giro di poche settimane. Già a Miami, infatti, la Red Bull aveva presentato un’istanza simile, accusando Russell di non aver rallentato adeguatamente in regime di bandiera gialla. In quella circostanza, se la protesta fosse stata accolta, Max Verstappen avrebbe potuto salire sul podio in Florida.

“Non è una questione personale”
Horner, rispondendo ai giornalisti presenti nel post gara, ha voluto spegnere ogni allusione a possibili motivazioni personali nei confronti del pilota britannico.
“Assolutamente non è una questione personale per George,” ha spiegato il team principal 51enne, tra cui ai microfoni di RacingNews365. “Per come sono strutturate le normative, sono piuttosto binarie, piuttosto chiare. Quindi, abbiamo presentato una protesta.”
L’obiettivo della Red Bull, secondo Horner, non era colpire un pilota in particolare, ma ribadire l’importanza di applicare le regole in modo coerente.

Un precedente che pesa: Singapore 2022
Per rafforzare la propria posizione, Horner ha citato un episodio simile accaduto durante il Gran Premio di Singapore del 2022, in cui Sergio Pérez ricevette due penalità per infrazioni simili in regime di safety car.
“Il regolamento è molto chiaro sulla safety car,” ha spiegato. “Se ricordate, Checo a Singapore nel ’22 ricevette due penalità per questo. Una era un avvertimento, l’altra una penalità di cinque secondi.”
In quel caso, tuttavia, la penalità non influenzò l’esito della gara, in quanto Pérez aveva costruito un margine tale da conservare la vittoria.
“Quindi c’erano precedenti molto chiari,” ha ribadito Horner, lasciando intendere che il team si sia basato su un principio di coerenza regolamentare già applicato in passato.

Doppia bocciatura dai commissari
Nonostante gli argomenti presentati dalla Red Bull, sia nel caso di Miami che in quello più recente del Canada, i commissari hanno respinto le proteste. In entrambi gli episodi, la direzione gara ha ritenuto che non ci fossero infrazioni sufficienti per giustificare penalità nei confronti di Russell.
Una scelta che ha lasciato un certo amaro in bocca al team austriaco, che si è visto privato di un potenziale podio in una fase in cui ogni punto può pesare nella corsa al mondiale costruttori.

FIA nel mirino: continuità o discrezionalità?
L’intera vicenda riapre il dibattito sulla chiarezza e l’interpretazione delle normative FIA, soprattutto in contesti di gara ad alta tensione. Più di un addetto ai lavori ha evidenziato come episodi simili ricevano trattamenti differenti a seconda del weekend e del circuito.
Per Horner e Red Bull, il punto non è solo legato a un risultato sportivo, ma riguarda un principio più ampio: quello della credibilità dell’arbitro, fondamentale per uno sport ad alto tasso di tecnologia e competizione come la Formula 1.
Nel frattempo, il team austriaco si prepara alle prossime gare con la determinazione di chi vuole continuare a lottare ai vertici, ma anche con la convinzione che, nel dubbio, sia sempre meglio segnalare e pretendere chiarezza.

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