Gara abbastanza monotona ma, non priva di colpi di scena, momenti salienti e tanta, tantissima confusione. Oggi vediamo chi è entrato a far parte della classifica dei top e flop di questa tappa in Mid-Ohio.
Si è conclusa da poco la tappa del GP Mid-Ohio, la gara nei suoi 90 giri è stata leggermente sottotono ma, non sono mancati le azioni e i colpi di scena che hanno sconvolto i piani e le tattiche dei piloti ma anche dei team. Oggi andiamo a vedere chi sono stati i protagonisti di questa insolita gara in questa classifica dei top e flop.
TOP 3
1) SCOTT DIXON
44 anni e non sentirli. 7° vittoria nel Mid-Ohio. 21 stagioni con almeno una vittoria. Statistiche che farebbero impallidire anche il pilota più anziano della Terra: oltre a ciò interrompe un digiuno che era iniziato dal GP di Detroit del 2024. Una vittoria conquistata minuziosamente grazie all’esperienza, alla capacità di gestione della vettura e di saper quanto portarla al limite in materia di consumi.
Vittoria giunta nei momenti finali grazie all’errore fatale di Alex Palou che senza volerlo gli “restituisce” il favore di Road America, quando Dixon fu costretto ai box per via della poca benzina lasciando la vittoria allo spagnolo. L’ennesimo capolavoro del numero 9 di Ganassi che, a riprova dell’età riesce a dare lezioni di corse agli avversari e al mondo della IndyCar.
“Alla faccia del bollito!”

2) ALEX PALOU
Le parole e i dizionari sono sprecati con lui: tutto ciò che vi era da dire sullo spagnolo è stato detto. A Mid-Ohio è stato dominatore assoluto della corsa, con strategie giuste, gomme che lo hanno sempre aiutato e la sua solita calma e guida pulita che lo ha sempre contraddistinto. Nonostante le pressioni di Lundgaard nella prima parte della gara, e di Dixon nella seconda, lo spagnolo campione in carica, si è sempre dimostrato calmo e in controllo della corsa.
Purtroppo due errori dico, due errori gli hanno fatto vanificare una gara che per lui era già stata archiviata, dando la vittoria al compagno di squadra Dixon, del quale sicuramente non si è fatto sfuggire l’occasione. Nonostante la sfortuna avversa nei giri finali della corsa, lo spagnolo ha salvato la faccia giungendo secondo ma, con l’amaro in bocca di aver gettato una gara già di per sé messa in cassaforte.
Amaro argento.

3) CHRISTIAN LUNDGAARD
Il danese numero 7, si conferma ancora una volta come l’astro nascente di Arrow McLaren, scalzando non poco anche i suoi compagni di squadra. In questa sessione è stato l’unico (oltre a Dixon), a riuscire a tenere il passo di Alex Palou, nonostante le difficoltà.
Al di là delle strategie, un po’ al limite il danese è riuscito ad avere i tempismi giusti per riuscire a mantenersi nella zona alta della classifica e poi nella parte finale della corsa, egli deve ringraziare Herta per la sua sosta un po’ “sfortunata” a causa dei problemi ai box, regalando di fatto il terzo posto al pilota Arrow McLaren. Nonostante l’evento fortunato nei suoi confronti, egli ha saputo ritrovarsi dopo un periodo abbastanza altalenante e a dimostrare il suo talento e le sue capacità.
Bronzo fortunato.

MENZIONE D’ONORE: PATO O’WARD E RINUS VEEKAY
Per il vincitore dello scorso anno qui a Mid-Ohio, Pato O’Ward ha dimostrato ancora di avere le possibilità di fare bene per lui ma anche per il team. Come Lundgaard, anche lui veniva da un periodo con risultati molto scarni e non all’altezza delle sue capacità; per tutta la sessione è stato molto attendista, ha sempre evitato i rischi e di provocarne di essi, e grazie anche alla sua pazienza è riuscito a costruire una gara che lo ha portato al quarto posto.
Vale anche spendere qualche parola per l’olandese di Dale Coyne, Rinus VeeKay, che da penultimo è giunto a fine sessione di gara in nona posizione: una prestazione che assolutamente è da menzionare nei top. Anche per l’olandese una gara costruita nella pazienza e nella capacità di rimontare, il team è stato molto bravo a consegnare una vettura competitiva ed anche delle strategie che lo hanno pagato fortemente con questo risultato positivo.
Due prestazioni da segnare.


FLOP 3
1) KYFFIN SIMPSON
Un gran peccato per il pilota Ganassi che, dalla terza piazza di partenza egli non è stato in grado di riuscire ad arpionare il podio, lasciandoselo sfuggire sia da delle strategie non all’altezza ma, anche di una svista alla sosta dove, ha preso un meccanico Dale Coyne, costringendolo ad un drive-trough che di fatto ha ucciso definitivamente ogni possibilità di capitalizzare il podio. Nonostante tutto, la decima posizione è già un buon risultato che sicuramente lo ha salvato dalla rovina, ma forse si poteva fare di meglio; comunque oltre a ciò in questo momento sta ancora plasmando le sue capacità alla guida che, non sono malvagie ma, qualche aggiustamento si deve fare.
Work in progress.

2) KYLE KIRKWOOD
Una occasione sprecata per Kyle Kirkwood, per poter allungare nella classifica piloti, in molti speravano in un suo piazzamento nella zona alta della griglia, o addirittura la vittoria. Nonostante tutto è rimasto nella zona alta della classifica però senza impensierire il leader della classifica per tutta la gara. Andretti poteva dare l’occasione buona per riconfermarsi come avversario numero 1 al titolo e, non ci è riuscita ma, Kikrwood non ha desistito e con l’ottavo posto alla fine della sessione ha si guadagnato dei punti nella classifica ma, non abbastanza.
Resistenza piatta.

3) SCOTT MCLAUGHLIN
Il numero 3 di Penske era stato chiamato a portare avanti tutto il peso del team, dopo che i suoi compagni di squadra Newgarden e Power si son dovuti ritirare per dei problemi alla vettura (Power) e chi invece per un inspiegato testacoda alla partenza in rettilineo (Newgarden). Purtroppo nemmeno lui è riuscito ha concludere la corsa con un risultato di nicchia ma con un orribile 23° posto che conferma ancora una volta, il momento nerissimo per il team del Capitano che nonostante il rimpasto dell’organigramma all’interno del team, ancora una volta i risultati non sono arrivati.
La sfortuna aleggia in casa Penske e, sembra non voler andarsene.

MENZIONE DISONOREVOLE: MOTORE CHEVROLET
In questo Gran Premio i motori Chevrolet sono stati protagonisti, specialmente in due episodi: quello che ha costretto il ritiro Will Power dovuto a del fumo proveniente dalla sua vettura ed, anche per i problemi causati alla monoposto di Rasmussen che, anch’egli costretto al ritiro per un problema al motore, dovuto alla benzina.
Purtroppo da quanto l’ibrido è entrato a far parte della vita della IndyCar, i motori hanno risentito del cambiamento ma, anche le prestazioni e soprattutto l’affidabilità, della quale ha provocato non pochi disagi; è una tecnologia ancora tutta nuova in questa categoria ma, si deve ancora migliorare da un punto di vista di affidabilità per poter garantire la corsa a tutti i piloti ma, anche la certezza di poter finire la gara senza intoppi.
Piccoli problemi da risolvere.

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