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IndyCar | Top e Flop GP Portland: Palou intasca il 4° titolo, Power torna alla vittoria

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Conclusa da poco, il GP di Portland, vediamo i protagonisti di questo entusiasmante weekend, chi è entrato nella lista dei top e chi invece non ha rispettato le aspettative.

Giunta al termine la terzultima gara del campionato IndyCar dove ormai i giochi sono praticamente conclusi: già dal titolo si può intuire chi saranno alcuni dei protagonisti di questa rubrica, altri invece li andremo a scoprire assieme chi è entrato nella lista dei top e chi, purtroppo non ha saputo fare di meglio o chi ha avuto un weekend meramente sfortunato.

TOP 3

1) WILL POWER

Il team Penske ha dovuto attraversare l’inferno di Indianapolis, il purgatorio di St. Louis per poi raggiungere il paradiso qui a Portland, grazie ad un determinato ed implacabile Will Power, il fenomenale del continente australe porta la sua monoposto davanti a tutti con una gara straordinaria ed una gestione fenomenale degna proprio del due volte campione del mondo IndyCar.

Quando l’australiano assieme a Penske riescono a centrare gli obbiettivi, niente e nessuno li può fermare, oltre a ciò egli deve anche ringraziare i suoi avversari Palou e Lundgaard che, nel finale della corsa se le sono date di santa ragione, mentre lui ne ha approfittato per lanciarsi alla vittoria e a distaccare i rivali. Qui in Oregon si è finalmente compiuto il riscatto che mancava da troppo tempo e, che porta molta linfa vitale e ravviva il morale al team del Capitano.

Riscatto importante e “tra due litiganti e il terzo gode”.

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2) CHRISTIAN LUNDGAARD

CL7 ancora una volta riesce ad emozionare e a raggiungere il podio, tale risultato conferma il suo stato di grazia dopo il secondo posto a Laguna Seca. Partito sesto dopo la penalizzazione per la sostituzione al motore, il danese nei 110 giri ha compiuto una piccola rimonta sensazionale e, in particolar modo nella parte finale della corsa, egli ha fatto emozionare il pubblico di Portland con un duello al limite delle penalità con Alex Palou, riuscendo a tenere a bada lo spagnolo fino alla fine della corsa.

Un grande risultato per il numero 7 di Arrow McLaren, che alla sua prima stagione nel team papaya, sta dimostrando di essere all’altezza del team ed anche dei colori che indossa nella sua divisa.

Secondo posto galvanizzante.

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3) ALEX PALOU

Per lo spagnolo è il quarto titolo nella sua carriera, a Portland ha saputo mantenere la sua solita calma e a gestire tutta la corsa, arrivando terzo anche se aveva le possibilità di giungere al primo posto, peccato che prima di lui vi erano due piloti in stato di grazia come Will Power e Christian Lundgaard.

Lo spagnolo ha si dominato in tutto per tutto questa stagione (con tanto di vittoria alla Indy 500) ma, qui in Oregon l’assist clamoroso lo ha dato la monoposto di O’Ward che a causa di un problema alla centralina gli ha servito su un piatto d’argento il quarto titolo, (quasi replicando ciò che è successo lo scorso anno quando, con Power un problema alle sue cinture di sicurezza gli ha consegnato il terzo titolo allo spagnolo); nonostante l’enorme colpo di fortuna a Portland oggi possiamo dire con certezza che Alex Palou è uno dei piloti in attività in IndyCar più forte in circolazione.

Quarto titolo incassato.

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MENZIONE D’ONORE: CALLUM ILOTT

Un grandissimo risultato per il pilota di Prema che, nuovamente porta la sua monoposto nella zona alta della griglia anche seppur non arrivando a podio, dimostrando fortemente la sua esperienza in questo campionato dopo le parentesi in Juncos e come pilota saltuario in Arrow McLaren. Questo risultato a Portland è linfa vitale per l’inglese e per Prema che, in questo momento sta dimostrando di saper imparare anche molto velocemente com’è fatto il mondo della IndyCar con tutti i suoi pregi e difetti. Oltre a ciò consolida anche il suo momento positivo che, si spera che possa durare anche fino alla fine del campionato ma anche per le successive stagioni.

Sesto posto superbo.

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FLOP 3

1) PATO O’WARD

Il rivale alla corsa al titolo, a Portland si è visto sfumare ogni possibilità di conquistare il mondiale, venendo beffato malvagiamente a causa di un problema alla centralina della sua monoposto che, di fatto ha servito un grande assist per il quarto titolo ad Alex Palou.

E’ un grandissimo peccato per il messicano che aveva fatto di tutto pur di raggiungere lo spagnolo ma, per cause terze il sogno mondiale si è frantumato in mille pezzi: nonostante i dieci giri di ritardo (fatalità il 10 ovvero il numero di Palou), egli ha provato in tutte le maniere nel rientrare in corsa ma, non c’è stato nulla da fare. Poteva benissimo ritirarsi dalla corsa ma, non lo ha fatto, anche perché vi erano in ballo dei punti in classifica (seppur pochi), ma sempre meglio di uno “zero” affiancato al suo nome.

Sfortuna lampante per O’Ward, fortuna sfacciata per Palou.

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2) SANTINO FERRUCCI

Continua il periodo nero per il pilota di A.J. Foyt che anche a Portland la sfortuna lo ha voluto nuovamente bersagliare, con un errore all’ultima curva dove il pilota ha perso completamente il controllo della vettura ed è finito a muro con tanto di ritiro. Questo tipo di cose non sono da lui, dato che oramai si può definire un “pilota esperto” ed anche capace di essere competitivo se, ha la macchina giusta e la pista a suo favore. Si spera che per il numero 14 di A.J. Foyt questo incubo possa finire il prima possibile.

Altro momento sfortunato.

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3) CHRISTIAN RASMUSSEN

Qui a Portland il danese di Ed Carpenter Racing è già tanto se non gli hanno esposto bandiera nera nei suoi confronti. Durante la prima parte della gara egli è stato coinvolto in un duello concitato con Conor Daly, il quale per prima cosa lo ha spedito sull’erba, facendogli perdere diverse posizioni, poi sempre il pilota Juncos per vendicarsi lo ha stretto in una morsa tra la sua vettura e il muro ed infine dopo due giri di lotta quasi furibonda, il danese ha deciso di arpionare il numero 76 di Juncos, spedendolo a muro, creando un incidente spettacolare ed allo stesso tempo pericolosissimo.

Non va affatto bene tale comportamento che, di fatto va a cancellare quasi tutti i suoi progressi come pilota ma anche quelli svolti all’interno di ECR, non deve più per nessun motivo ripetere ciò che ha fatto in Oregon.

Comportamento quasi da squalifica.

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MENZIONE DISONOREVOLE: KYFFIN SIMPSON

Altro pericolo stradale qui a Portland solamente che, a differenza di Rasmussen, il numero 8 di Ganassi non ha sollevato polemiche discutibili anzi, ha accettato la sua penalità ed ha corso normalmente la sua gara fino alla sua conclusione.

Certo che, provare il sorpasso in curva 1 con altre due vetture è stato a dir poco molto avventato e quasi pericoloso se veniva percorso ad alte velocità, per fortuna non è successo il disastro ma solamente due piloti che hanno fatto testacoda (con molta frustrazione per Foster e VeeKay) e il terzo con una penalità da scontare che ha eseguito ed una caution per i detriti in pista. Un colpo duro per il pilota Ganassi che, non ha saputo ritornare nella sua grande forma raggiunta a Toronto che, qui in Oregon è diventata un fuoco di paglia.

Rischio davvero necessario?

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