Charles Leclerc ha chiuso il Gran Premio del Giappone con una splendida terza posizione, arrivata al termine di una difesa alla morte su George Russell, portato ancora una volta a spasso.
Alzi la mano chi, dopo la Safety Car, avrebbe scommesso su Charles Leclerc a podio. Già questa domanda basterebbe per spiegare l’ennesimo piccolo grande capolavoro del monegasco, autore del 52° podio con Ferrari, quello che gli permette di pareggiare Kimi Räikkönen in rosso.
Un 52° podio in carriera – quello conquistato a Suzuka – da segnare con il cerchiolino rosso, perché arrivato dopo una difesa stoica su George Russell. Il pilota britannico, forte della vettura per distacco più veloce del lotto, non è riuscito ad avere la meglio della terza forza in pista.

Leclerc, in questo inizio di stagione, sembra essere uno dei più grandi limiti e incubi del numero #63 di Brackley.
E dire che Russell la Ferrari #16 l’aveva anche superata. Poi Leclerc gli ha ricordato, ancora una volta, che nel corpo a corpo non c’è storia. E lo ha fatto anche nei confronti del suo compagno di squadra, restituendogli in parte quanto visto in Cina.
Il grande pregio di Charles Leclerc, ancora più evidente in questa prima parte di stagione, è la facilità con cui è riuscito ad adattarsi a questo regolamento. In sole tre gare, il monegasco sembra già una spanna avanti rispetto al resto della griglia nella gestione dell’energia in battaglia.

La classifica finale, alla fine della giornata, recita una terza posizione. Una terza posizione che si aggiunge alla lunga lista di capolavori che Leclerc si è portato a casa in questi anni. Quei piccoli grandi capolavori che non sono vittorie, che non restano nella memoria, ma che a fine carriera – quando la si andrà a rileggere da capo a piedi – ci spiegheranno la grandezza di Charles Leclerc.

