Ferrari torna protagonista nelle qualifiche del GP d’Austria, ma viene beffata da Russell, che conquista la Pole tra numerose polemiche.
A Spielberg, teatro delle Qualifiche del GP d’Austria, per qualche istante Ferrari ha accarezzato l’idea di una prima fila tutta Rossa. Un’eventualità che fino a poche ore prima sembrava impossibile, dal momento che il venerdì della Scuderia è stato abbastanza opaco, con responsi poco lusinghieri sia sul giro secco che nelle simulazioni del passo gara, che tutto lasciavano presagire fuorché un 1-2 al sabato.
A interrompere il sogno ferrarista è Russell, autore di un giro destinato a far discutere. Il pilota Mercedes sfrutta al meglio una pista in continua evoluzione e nelle fasi finali del Q3 si porta davanti a tutti, proprio quando Leclerc sembrava aver messo più di un’ipoteca sul miglior tempo. Seconda fila per Hamilton, separato da pochi millesimi dal compagno di squadra, che riesce ad anticipare la Mercedes di Antonelli.
La classifica finale, però, racconta solo una parte della storia. Dietro ai semplici distacchi cronometrici si nasconde infatti una sessione caratterizzata da una rapida evoluzione della pista e segnata dall’incidente di Verstappen, nelle fasi finali del Q3. Molti i verdetti oltre al semplice tabellone che detta la griglia di partenza: diamo uno sguardo alle telemetrie e analizziamo insieme le Qualilfiche del GP d’Austria.
Ferrari convince: la prestazione nasce in curva
La notizia più incoraggiante per il Cavallino arriva probabilmente sul fronte fel giro secco. Dopo un venerdì come detto complicato, la SF-26 ritrova competitività proprio nel momento più decisivo delle Qualifiche del GP d’Austria, massimizzando la gomma soft nel tentativo decisivo del Q3. Trend già evidenziato a Barcellona: per il secondo weekend consecutivo Ferrari compie un passo in avanti proprio nell’ultima parte della sessione, accorciando il gap con i valori di prestazione finora evidenziati da Mercedes, punto di riferimento sul giro secco. Le Frecce d’Argento hanno infatti monopolizzato le 8 Pole stagionali, equamente divise tra Antonelli e Russell, lasciando le briciole agli avversari; Ferrari resta ancora un gradino indietro, ma mostra segnali di crescita sempre più evidenti.
Leclerc è il simbolo di questa evoluzione. Tra il primo e il secondo time attack, il monegasco si accende e si migliora di oltre quattro decimi, abbassando di 65 millesimi anche il riferimento che fino a quel momento apparteneva al poleman provvisorio Antonelli (figura 1). Diversa la situazione dall’altro lato del box Ferrari, con Hamilton costretto a rinunciare al primo tentativo del Q3 e a giocarsi tutto in un unico giro lanciato. Una scelta obbligata che, vista la rapida evoluzione della pista, non lo penalizza: Hamilton trova subito la finestra ideale sulla soft e sfrutta anche una leggera scia dalla Racing Bulls di Hadjar. Il risultato è un giro a soli 60 millesimi da Leclerc (figura 2).
Ferrari mostra i muscoli, ma lo fa solo in curva – e la stessa figura 1 che pone a confronto l’ultimo tentativo di Leclerc con l’ultimo giro utile (ma non ultimo tentativo) di Antonelli è particolarmente emblematica. Se nel misto Ferrari è ancora competitiva, a conferma della bontà del telaio e del progetto complessivo della SF-26, il quadro cambia radicalmente nei rettilinei, dove i motorizzati Mercedes continuano ad avere il colpo in canna.
Confrontando l’ultimo time attack di Leclerc con quello di Russell, valido per la Pole, si può facilmente evincere come la monoposto tedesca continui ad esprimere un livello di potenza superiore. Russell riesce infatti a costruire una parte consistente del proprio vantaggio nelle tre accelerazioni più importanti del circuito, sfruttando una maggiore efficacia della Power Unit tedesca (figura 1). Il divario cronometrico tra la #63 e la #16 cresce proprio nei rettilinei, con particolare riferimento ai due allunghi consecutivi verso T3 e T4, ma anche verso T9, dove comunuqe l’inglese sacrifica qualcosa dovendo alzare il piede a causa dell’incidente di Verstappen – vedremo più avanti a che costo.
Abbastanza autoesplicativo il grafico che mostra la predominanza nei microsettori, con i rettilinei del Red Bull Ring interamente dominati dalla Stella a tre punte.
Leclerc, al contrario, risulta competitivo praticamente in tutte le curve del tracciato e riesce persino ad essere alla pari, se non più rapido dell’inglese, nelle sezioni guidate. In T1, per esempio, il monegasco costruisce un piccolo gap sul #63, e in T3 ha addirittura modo di azzerare il delta rispetto il pilota inglese. Nelle restanti – tra tutte T10, l’ultima prima del rettilineo principale – Leclerc estrae il massimo dalla sua monoposto e getta il cuore oltre l’ostacolo, come molto spesso ci ha abituati in queste circostanze; ma il tempo perso negli allunghi è troppo importante per poter pensare di insidiare Mercedes nella lotta Pole.
Ferrari ha certamente migliorato la risposta della sua Power Unit rispetto alle Prove Libere, ma il divario nei confronti del costruttore tedesco è ancora importante quando il motore viene sfruttato nella sua massima espressione. Le velocità di punta non mentono: il Cavallino Rampante è tra le peggiori con 325 km/h – in buona compagnia con McLaren e Audi; peggio di loro solamente le due Aston Martin con 314 km/h, i cui problemi di potenza sono ormai noti – mentre Russell si assesta sui 329 km/h.
Anche Verstappen in lotta per la Pole
L’episodio destinato a cambiare l’esito delle Qualifiche del GP d’Austria arriva però da Max Verstappen. Al pari delle due Ferrari e di Antonelli, anche l’olandese sfrutta il netto miglioramento della pista per inserirsi nella lotta per la Pole. Il suo ultimo tentativo, non portato a termine e quindi non analizzabile integralmente, risulta più veloce del precedente, almeno nei settori completati. Ancora più significativo è il riferimento nel secondo settore, dove il pilota Red Bull firma il miglior parziale della sessione, lasciando presagire una lotta decimo a decimo negli ultimi metri del Ring.
Verstappen forza chiaramente oltre il limite della RB, cercando di compensare con il talento le difficoltà della monoposto. Già nel giro precedente, il suo primo e unico tentativo completato in Q3, l’olandese dimostra tutta la competitività della vettura nel guidato, costruendo proprio nel secondo settore un margine consistente sul riferimento di quel momento, il tempo di Antonelli (figura 2). Un vantaggio che viene però colmato dall’italiano nell’ultimo settore, dove la superiorità della Power Unit Mercedes emerge con chiarezza anche nel confronto con l’unità di casa Red Bull, nonostante la velocità massima assoluta della sessione appartenga proprio a Verstappen: 331 km/h contro i 329 km/h fatti registrare dalla Mercedes #12.
L’errore in curva 9, un testacoda che spinge brutalmente in barriera la Red Bull #3, interrompe quello che, con ogni probabilità, sarebbe stato almeno un tempo da prima fila e che avrebbe potuto inserirlo concretamente nella lotta per la Pole Position.
Russell fa poker di Pole: gestione discutibile della direzione gara
Ad aggiudicarsi le Qualifiche del GP d’Austria è George Russell, con un crono di 1:06.112. Il britannico fa poker di partenze dal palo, avendone già conquistate 3 nella stagione in corso, aprendo però inevitabilmente il capitolo più discusso della giornata: la legittimità del giro e, dunque, della Pole.
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Quando il pilota britannico affronta l’ultimo settore, transitando nei pressi di curva 9 già interessata dall’incidente di Verstappen, e successivamente fa segnare il miglior tempo, l’impressione iniziale è che il #63 abbia concluso il giro senza rallentare in regime di doppia bandiera gialla, circostanza che avrebbe inevitabilmente comportato la cancellazione del tempo.
Del resto, diversi piloti sono costretti ad abortire l’ultimo tentativo del Q3, compreso il compagno di squadra Antonelli, anche lui in piena lotta per la Pole ma poi costretto ad alzare bandiera bianca (figura 1). L’italiano perde infatti oltre due secondi rispetto al giro precedente (figura 2), a testimonianza di quanto il regime di doppia bandiera gialla abbia inciso sulla sua prestazione: appare quindi naturale chiedersi perché Russell, invece, non sembri aver accusato l’incidente.
L’analisi cronologica degli eventi racconta però una realtà diversa. Nel momento in cui Russell attraversa il microsettore interessato dall’incidente, la direzione gara espone esclusivamente la singola bandiera gialla e i pannelli luminosi a bordo pista, ben visibili dall’onboard della #63, riportano la medesima segnalazione. Soltanto ventidue secondi più tardi la direzione gara aggiorna la procedura introducendo la doppia bandiera gialla, costringendo i piloti ancora sul giro lanciato ad alzare il piede. Il britannico si trova quindi nell’unica finestra temporale che gli consente di completare il proprio tentativo senza conseguenze regolamentari.
Russell rispetta integralmente quanto previsto dal regolamento. Dai dati di telemetria emerge come il britannico alzi il piede dall’acceleratore in prossimità di curva 9 con largo anticipo rispetto al punto abituale (figura 1), approssimativamente 100 metri, eseguendo quello che assomiglia molto più a un lift and coast che a una vera frenata. L’effetto sulla velocità della monoposto e, di conseguenza, sul tempo sul giro si fa comunque sentire, con una perdita che, in maniera molto “spannometrica”, può essere stimata in poco meno di un decimo, circa 80 millesimi (figura 2).
La decisione dei commissari di confermare la Pole appare dunque corretta. Ciò che invece lascia spazio a numerose perplessità è la gestione iniziale dell’incidente da parte della direzione gara. Attendere oltre venti secondi prima di esporre la doppia bandiera gialla – o addirittura la bandiera rossa, considerando la posizione della Red Bull di Verstappen, la non integrità della barriera e la presenza della vettura medica già in movimento – rappresenta un ritardo difficilmente spiegabile.
Consentire ai piloti di transitare, seppur rallentando, in un tratto dove una monoposto è ancora ferma nella via di fuga espone inevitabilmente a rischi che, in presenza di un secondo incidente, avrebbero potuto avere conseguenze ben più gravi, oltre a creare un precedente potenzialmente pericoloso in vista dei prossimi appuntamenti del Mondiale.


