Spa-Francorchamps rischia di diventare uno dei weekend più complicati della nuova era F1, perché il circuito belga accentua il limite principale delle power unit 2026: l’energia non basta per coprire tutto il giro. Ecco perché diversi piloti, tra cui Alonso, Verstappen e Piastri, parlano già di un fine settimana “triste” o comunque molto penalizzante dal punto di vista della guida.
Perché Spa è un caso difficile
Il problema nasce soprattutto dalla lunghezza del tracciato, che con i suoi 7 chilometri è il più lungo del calendario. Ma a pesare non è solo la distanza: il primo e il terzo settore richiedono molta potenza, consumano rapidamente la batteria e lasciano il secondo settore in una condizione quasi paradossale, con poco o nessun deployment elettrico. Alonso ha spiegato che, se si usa l’energia nei due rettilinei dove è più utile, il settore centrale diventa un tratto di pista senza deployment per circa un minuto. In pratica, il pilota si ritrova a percorrere una parte importante del giro con meno potenza disponibile rispetto al passato, e persino meno di una Formula 2 in quella specifica condizione di taglio del deployment.

Le curve più delicate
Uno dei punti più interessanti riguarda la zona del Pouhon, il doppio sinistra ad alta velocità, dove il recupero energetico potrebbe cambiare molto il comportamento della macchina. Se il livello di carico aerodinamico è basso, come è stato spesso negli ultimi anni, l’effetto potrebbe restare contenuto; ma se l’auto riesce a portare più downforce grazie all’aerodinamica attiva, il compromesso tra grip ed energia diventa ancora più delicato. In altre parole, Spa non è solo una pista veloce: è un circuito dove la gestione dell’energia condiziona direttamente la qualità della guida, soprattutto nei punti in cui il pilota vorrebbe avere più potenza ma non può usarla.
Le contromisure della FIA
La FIA ha già introdotto alcuni aggiustamenti per rendere il weekend meno estremo. In qualifica, il limite di energia recuperabile per giro è sceso da 8 MJ a 7 MJ, così da ridurre il tempo perso in superclipping e rendere il giro più naturale possibile. In gara, però, il limite sale a 8,5 MJ, il che significa che il problema del recupero tornerà a farsi sentire con più forza e potrà generare un andamento molto “a elastico” durante la corsa. Per questo Spa potrebbe offrire una gara meno lineare, dove chi spreca energia rischia di pagare caro nel resto del giro.

Non solo Spa
Il quadro più ampio è quello di una Formula 1 che, con le regole 2026, sta cercando di adattarsi a un equilibrio diverso tra potenza elettrica e convenzionale. La FIA ha già previsto ulteriori correzioni nei prossimi anni, e il possibile passaggio ai V8 per la generazione successiva di motori è visto come il reset ideale per eliminare questi limiti strutturali. Non tutti, però, vedono il problema nello stesso modo. Gabriel Bortoleto ha invitato a voltare pagina, sostenendo che le auto restano comunque divertenti da guidare e che non si può continuare a parlare per anni dello stesso tema. È una posizione che fotografa bene il momento: i piloti percepiscono il limite, ma non tutti lo vivono come una perdita definitiva del fascino della F1.
Cosa aspettarsi
Spa non sarà probabilmente dolorosa quanto le previsioni più pessimistiche, ma resterà comunque un weekend dominato dalla gestione dell’energia. Questo significa che il risultato potrebbe dipendere meno dal semplice giro secco e più dalla capacità di amministrare batterie, ricarica e deployment nel modo giusto. In sostanza, il fascino di Spa non sparisce, ma cambia forma: la sfida non sarà solo tenere il piede giù, bensì farlo nel momento giusto.

