Lewis Hamilton ha chiarito che il recupero della Ferrari sul fronte power unit non sarà immediato. Secondo il pilota inglese, per colmare il gap con Mercedes serviranno mesi di lavoro, perché le modifiche al motore richiedono tempo sia in progettazione sia in validazione.
Un lavoro di lungo periodo
Hamilton ha spiegato che il pilota può solo dare feedback su guidabilità, cambi marcia, rapporti e risposta dell’auto, mentre le vere modifiche nascono a Maranello e poi vanno validate al simulatore e in pista. Questo rende il recupero più lento di quanto sembri, perché ogni cambiamento deve essere efficace ma soprattutto affidabile. In pratica, il problema non è solo “trovare più potenza”, ma farlo senza compromettere la durata, l’erogazione e l’equilibrio complessivo della power unit. È per questo che Hamilton parla di mesi: il lavoro non è un ritocco, è sviluppo di fondo.

Il nodo della velocità di punta
Uno dei limiti principali della SF-26, secondo i report raccolti, è il turbo più piccolo rispetto ai rivali: aiuta la risposta immediata in uscita curva, ma penalizza l’allungo e la velocità di punta. Questo si traduce in una sensazione ricorrente nei dati e negli overlay: Ferrari riesce bene a uscire forte dalle curve, ma poi paga qualcosa alla fine dei rettilinei, soprattutto contro Mercedes e Red Bull. Le difficoltà nella gestione della batteria e del deployment elettrico sembrano essere parte dello stesso quadro, perché Hamilton ha citato proprio la sensazione di perdere qualcosa nella parte finale del rettilineo rispetto ai riferimenti. Non è quindi solo una questione di motore termico, ma di come tutto il sistema viene sfruttato.

Il contesto tecnico
Ferrari ha già messo mano alla power unit 2026 con un nuovo motore introdotto ad Austria, e secondo le indiscrezioni starebbe preparando un altro step sul turbo dopo l’estate. La direzione sembra quella di preservare i punti di forza dell’attuale concetto, senza distruggere la compattezza del pacchetto o la buona affidabilità già costruita. Un aspetto importante è che la Scuderia non parte da una base debole: Hamilton ha sottolineato che il team ha realizzato una macchina e un motore affidabili, e su questa base si può costruire il resto. È una differenza sostanziale rispetto a un progetto da rifare da zero.
Cosa significa per il campionato
Nel breve periodo, Ferrari può ancora migliorare in modo graduale, ma non deve aspettarsi un salto immediato tale da cancellare il vantaggio Mercedes in pochi weekend. Le piste power-sensitive come Silverstone, Spa, Monza e Baku saranno i veri banchi di prova per capire quanto i prossimi aggiornamenti riusciranno a cambiare la situazione. Questo spiega anche perché Hamilton mantenga un tono realistico: l’obiettivo non è vendere ottimismo facile, ma costruire un percorso tecnico che possa riportare Ferrari in linea con i migliori nel corso di diversi mesi. In Formula 1, quando il divario è nell’integrazione motore-software-deployment, la soluzione raramente arriva in un solo pacchetto.

