Antonelli ha ottenuto un’importante vittoria nel GP del Belgio, da cui anche la Ferrari esce con segnali di speranza in chiave mondiale.
Kimi Antonelli è tornato alla vittoria nel GP del Belgio, interrompendo una striscia di 3 gare consecutive senza successi ma soprattutto vincendo la sfida ravvicinata con Charles Leclerc, a bordo di una Ferrari in crescita e competitiva anche su una pista poco favorevole alla vigilia. Le gerarchie del mondiale sono destinate a cambiare dopo la pausa estiva? Proviamo ad analizzare la situazione punto per punto.
Antonelli, Ferrari è la prima rivale?
Che Antonelli sia il punto di riferimento del mondiale 2026 è chiaro da diverso tempo a questa parte, ma il ritiro di Russell di ieri ha permesso ad Hamilton di diventare il primo degli inseguitori in classifica. Se da un lato l’italiano continua a sfornare prestazioni da urlo una dietro l’altra, forte di una Mercedes convinta al 101% delle sue potenzialità e del suo talento, non si può certo dire lo stesso del suo compagno di squadra.
Nonostante i recenti buoni risultati, infatti, Russell si conferma costantemente più lento di Antonelli, forse anche a causa del clima creatosi all’interno del box: questo rende probabilmente Hamilton e la Ferrari gli avversari più pericolosi per il bolognese. La SF26 e la W17 non sono più così distanti come ad inizio stagione (i valori visti in Belgio lo confermano), e in attesa del nuovo aggiornamento ADUO per il motore una rimonta mondiale appare ancora possibile. Specialmente se la Rossa continua a massimizzare e a portare a casa risultati solidi anche nei weekend complicati, come accaduto a Spa.

Hadjar e Norris, rimonte e speranze
Hadjar e Norris hanno scelto di scontare un’inevitabile penalità in griglia questo fine settimana, con l’obiettivo di avere a disposizione componenti migliori per il resto della stagione. Nonostante ciò, entrambi si sono fatti notare grazie a delle rimonte completate a suon di sorpassi e ad un ottimo passo gara, il che ha permesso a Red Bull e McLaren di limitare i danni in termini di punti conquistati.
Lato Milton Keynes, la strategia scelta per la vettura #6 è stata perfetta. Sfruttando la prima Safety Car Hadjar ha effettuato un doppio pit stop (hard-media-hard), rientrando in pista con gli stessi pneumtici con cui era partito (hard) ma senza avere più l’obbligo di fermarsi. Questa mossa ha permesso al francese di optare per un secondo treno di gomme bianche quando è uscita la VSC poco prima di metà gara, il che gli ha permesso di guadagnare terreno su Piastri e di concludere con un sesto posto degno di nota.
Immediatamente alle spalle della Red Bull si è piazzato Norris, rientrato addirittura in lotta virtuale con il suo compagno di squadra nonostante le 10 posizioni di penalità (in una gara priva di VSC e del pit stop lungo avrebbe potuto avere una chance di chiudere in P5 davanti a Piastri). Senza questi ostacoli, il campione in carica avrebbe sicuramente lottato per il podio in Belgio: il suo stint con gomma hard dimostra ancora una volta la sua buona confidenza con la vettura. E chissà che in Ungheria non possa essere un outsider da tenere d’occhio.

La crescita di Bortoleto
La menzione d’onore della gara non può che essere per Gabriel Bortoleto, che ha condotto un weekend ai limiti della perfezione a bordo di un’Audi in crescita. Il pilota brasiliano è stato autore di una prova autoritaria anche in termini di confronto interno, in quanto Hulkenberg ha concluso abbondantemente al di fuori della zona punti. Gara dopo gara (7-3 a suo favore nelle domeniche di quest’anno), Bortoleto sta mostrando le sue qualità di lavoratore e la sua costanza, che già lo avevano contraddistinto nelle serie minori e che gli stanno consentendo silenziosamente di prendere le redini della squadra.


