A Zandvoort, tra pioggia, strategie e colpi di scena, Max Verstappen conquistò la terza vittoria consecutiva nel Gran Premio di casa e raggiunse il record di nove successi di fila di Sebastian Vettel
A Zandvoort, in una domenica di fine agosto segnata dalla pioggia e dal caos, Max Verstappen conquistò la sua terza vittoria consecutiva davanti al pubblico di casa. Ma soprattutto raggiunse un traguardo che, fino a quel momento, apparteneva soltanto a Sebastian Vettel: nove vittorie consecutive in Formula 1.
Verstappen arrivava a Zandvoort da dominatore assoluto della stagione. Aveva già vinto dieci delle prime dodici gare del campionato e la Red Bull sembrava quasi imbattibile. Eppure, quel pomeriggio, non sarebbe stato semplice.
La giornata era iniziata sotto un cielo minaccioso. La pioggia aveva già condizionato le prove libere e le qualifiche e, poco prima del via, alcune gocce cominciavano nuovamente a cadere. Verstappen partiva dalla pole, davanti a Lando Norris, ma nessuno poteva ancora immaginare quanto quelle poche gocce, di lì a poco, avrebbero cambiato la gara.
Al via l’olandese riuscì a conservare la prima posizione, ma la situazione precipitò già nel primo giro: la pioggia aumentò improvvisamente e alcuni piloti decisero di rientrare immediatamente ai box per montare le gomme intermedie, mentre altri provarono a resistere con le slick.

La Red Bull di Sergio Perez fu tra le prime a cambiare strategia e il messicano si ritrovò sorprendentemente al comando. Verstappen, invece, perse terreno e scivolò fino alla quarta posizione.
Ma quella sarebbe stata soltanto la prima difficoltà.
Quando la pioggia iniziò a diminuire, Verstappen tornò rapidamente protagonista. Superò Pierre Gasly e Guanyu Zhou si mise all’inseguimento di Perez. La pista tornò progressivamente asciutta e le intermedie erano ormai inutili. Ancora una volta, la strategia fece la differenza.
Al dodicesimo giro, l’olandese rientrò ai box prima del compagno di squadra e riuscì a riprendersi la leadership: da quel momento iniziò la sua fuga, Zandvoort però non aveva ancora finito di sorprendere.
Con il passare dei giri, Verstappen venne avvertito della possibilità di una nuova perturbazione. A quindici giri dalla fine, la pioggia tornò a cadere. Questa volta non si trattava più di qualche goccia: l’acqua arrivò improvvisamente e in quantità, costringendo quasi tutto il gruppo a precipitarsi ai box.
Verstappen rimase in pista più a lungo, cercando di sfruttare ogni possibile vantaggio. Poi la situazione diventò troppo difficile. Perez andò largo alla prima curva e sfiorò le barriere, mentre Guanyu Zhou perse il controllo della vettura. La sua uscita di pista provocò la Virtual Safety Car e, poco dopo, la bandiera rossa.
Il Gran Premio venne così congelato a pochi giri dalla fine. Dopo circa quaranta minuti di interruzione, le vetture tornarono in pista per affrontare gli ultimi sette giri dietro la Safety Car. Verstappen era ancora davanti, ma alle sue spalle c’era Fernando Alonso, pronto ad approfittare di qualsiasi errore.
La ripartenza rappresentava l’ultimo ostacolo. La pista era ancora bagnata, la visibilità scarsa e la pressione enorme. Verstappen, però, non concesse nulla. Controllò la monoposto, gestì il distacco e mantenne Alonso alle sue spalle fino alla bandiera a scacchi.
Quando arrivò al traguardo, Zandvoort esplose: era la terza vittoria consecutiva di Verstappen nel suo Gran Premio di casa e l’undicesima in tredici gare della stagione. Ma soprattutto era la nona consecutiva.

Quel numero aveva un significato particolare. Dal 2013, infatti, nessuno era più riuscito a vincere nove Gran Premi di fila. L’ultimo era stato Sebastian Vettel, durante l’incredibile finale di stagione con la Red Bull. Dieci anni dopo, un altro pilota della stessa squadra aveva raggiunto quel record.
Alle spalle di Verstappen, Alonso chiuse secondo e Pierre Gasly conquistò un sorprendente terzo posto dopo una penalità inflitta a Perez. Ma quel giorno a Zandvoort, si chiuse un altro capitolo della straordinaria ascesa di Max Verstappen. Una gara iniziata con qualche goccia di pioggia e terminata sotto un acquazzone si trasformò nella cornice perfetta per un momento destinato a rimanere nella memoria della Formula 1 e del circuito olandese.

