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F1 | Il GP d’Africa e le accuse di Amnesty International

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L’ONG per i diritti umani ha mosso critiche e accuse alla F1 e a Liberty Media per l’organizzazione del GP d’Africa

La Formula 1 ha ufficialmente annunciato il ritorno in Africa il 13 ottobre 2026, confermando un accordo decennale con il Ruanda per l’organizzazione del futuro GP d’Africa sul nuovo circuito di Bugesera. Il GP nel Ruanda riporterà la Formula 1 in Africa per la prima volta dopo 37 anni: l’ultima gara disputata sul continente risale infatti al 1993, quando il circuito di Kyalami, in Sudafrica, ospitò il Gran Premio del Sudafrica. Il nuovo annuncio ha, però, suscitato non poche critiche nei confronti della F1, accusata di sportwashing.

Il ritorno dell’Africa nel calendario di F1

Il ritorno della f1 in Africa diventerà realtà nei primi anni del 2030, una volta ultimati i lavori per il nuovo tracciato. L’accordo ha lasciato soddisfatte entrambe le parti coinvolte: la F1 consolida la propria dimensione globale, correndo in ogni paese abitato, mentre per il Ruanda si prospetta l’opportunità di grande sviluppo. Il presidente del paese, Paul Kagame, ha dichiarato: “Integrare i mercati africani con organizzazioni sportive mondiali offre grandi opportunità. Il messaggio è chiaro: lo sport mette tutti sullo stesso piano. Il Ruanda è felice di essere parte di un percorso che cambierà la percezione dell’Africa nel mondo dello sport“

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Le accuse di Amnesty International

A muovere l’accusa è stata l’organizzazione per i diritti umani Amnesty International che attraverso le parole di Felix Jakens, responsabile delle campagne nel Regno Unito, ha voluto criticare questa scelta: “Un Gran Premio per dieci anni presentato da Visit Rwanda è un premio per lo sportwashing per le autorità ruandesi. Prima l’Arsenal, poi l’Aston Villa, i mondiali di ciclismo e ora la Formula 1: il Ruanda sta investendo nei più grandi eventi sportivi al mondo per migliorare la propria immagine e distogliere l’attenzione dalla terribile situazione in materia di diritti umani”

Jakens ha poi continuato, rivolgendo altre critiche anche a Liberty Media: “La Formula 1 afferma che lo sport può essere ‘una forza positiva per il bene’. Queste sono parole vuote se la F1 non si preoccupa di chi siano i suoi partner. Le autorità del Ruanda sono note per le detenzioni arbitrarie, le torture e la repressione della libertà di parola”

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Le questioni sui diritti umani

L’accordo del GP d’Africa in Ruanda ha riportato l’attenzione sul dibattito riguardante la situazione dei diritti umani nel Paese. Organizzazioni internazionali hanno evidenziato negli anni diverse criticità legate alla vita politica ruandese e al ruolo di Kigali nelle dinamiche regionali dell’Africa centrale. Tra i temi più spesso segnalati figurano le limitazioni alla libertà di espressione e di stampa, il ridotto spazio per l’opposizione politica e le accuse di coinvolgimento del Ruanda nel conflitto in corso nella vicina Repubblica Democratica del Congo attraverso il sostegno al gruppo ribelle M23.

Allo stesso tempo, il Ruanda continua a investire nella propria immagine internazionale attraverso il marchio Visit Rwanda, già presente in numerose competizioni e squadre sportive di primo piano. L’accordo con la Formula 1 rappresenta il tassello più recente di questa strategia e contribuirà a proiettare il Paese sotto i riflettori del panorama sportivo mondiale.

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