Hamilton si assume la responsabilità del sesto posto nelle qualifiche sprint a Singapore
Un Lewis Hamilton deluso ha parlato di un errore commesso che potrebbe aver compromesso un buon risultato nelle qualifiche sprint a Singapore, relegandolo al 6° posto in griglia per la Sprint Race. Partita con delle prestazioni promettenti, la sessione è terminata senza tradurre in risultato il potenziale mostrato dalla SF-26
I segnali positivi nelle SQ1 e SQ2
Nelle prime due fasi della sessione, la SF-26 aveva mostrato una buona competitività: la velocità mostrata durante le prime due fasi di qualifica, aveva fato sperare in un buon risultato in vista della gara sprint. Ai microfoni, quando gli è stato fatto notare che il giro sembrava fantastico e che nel primo settore sembrava veloce come un fulmine, il britannico ha dichiarato: “Si, stavo lottando, sembrava andare tutto bene in Q1 e Q2, e poi non so davvero dove sia andato storto”.
Al termine del Q2, infatti le Ferrari avevano stampato un primo e secondo tempo che avevano fatto parecchio sorridere. Leclerc poi ha conquistato il terzo tempo, mentre Hamilton al momento decisivo, ha trovato una monoposto dal comportamento difficile da interpretare, che non gli ha permesso di completare un giro all’altezza delle aspettative create nelle prime due fasi delle qualifiche, lasciandolo perplesso e leggeremente preoccupato.

L’amarezza delle SQ3 e i problemi con le gomme
Lewis ha poi spiegato: “Abbiamo seguito un programma di lavoro leggermente diverso rispetto agli altri,effettuando un solo giro invece di due. È stata una mia scelta e credo che abbiamo sbagliato. Alla fine, però, la macchina era molto sovrasterzante in quel giro“.
Hamilton si è ritrovato così con una Ferrari molto aggressiva all’anteriore ma instabile al posteriore, una combinazione che ha limitato soprattutto la fase di trazione e la percorrenza delle curve più veloci. Non sorprende quindi che gran parte del distacco accusato nei confronti del compagno di squadra sia maturato nel secondo settore e nell’approccio all’ultima curva, dove la vettura tendeva a perdere aderenza.
“Non so se le gomme posteriori non fossero ancora nella giusta finestra di temperatura oppure se si fossero surriscaldate. È difficile dirlo, ma il sovrasterzo era davvero molto brusco e improvviso, e nel complesso non è stato un buon giro”.

Fatica Hamilton a trovare delle risposte al comportamento così criptico della sua vettura, soprattutto perché con un’altra mescola di gomme la situazione non sembrava la stessa: “Con le gomme medie la macchina andava bene. Con le soft, invece, era molto diversa. C’era tanto grip, ma soltanto all’anteriore e niente al posteriore. Potrebbe essere una questione di bilanciamento, ma alla fine è andata così.“
Il comportamento della SF-26 è cambiato in maniera evidente rispetto ai run effettuati con gomma media. Con quella mescola Hamilton aveva infatti trovato maggiore fiducia e un equilibrio più prevedibile, mentre il passaggio alle soft ha alterato sensibilmente il bilanciamento della vettura. Un aspetto tutt’altro che secondario su un tracciato come Marina Bay, dove precisione in frenata, inserimento in curva e fiducia nell’avantreno fanno spesso la differenza.

Tanta amarezza, quindi, per il sette volte campione del mondo: dopo le buone prospettive mostrate nelle prime due sessioni, è mancata la conferma di quelle stesse sensazioni anche nel momento chiave. La frustrazione di Hamilton si legge anche nelle sue parole: “Ovviamente avevo il passo nelle prime due sessioni e poi, all’improvviso, non sono più riuscito a tirarlo fuori. Per qualche motivo non avevo aderenza al posteriore in quell’ultimo giro, quindi è andata come è andata”.
I vari problemi riscontrati hanno impedito di massimizzare i risultati, alimentando la delusione per un’occasione che avrebbe potuto essere sfruttata in modo diverso.

