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A quel bambino che sognava il mondo

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Andrea Kimi Antonelli è campione del mondo, ma dietro al pilota che ha scritto una pagina di storia c’è ancora quel bambino con un sogno più grande di lui.

“Da grande voglio diventare campione del mondo”. Una frase innocente, come l’età in cui veniva pronunciata. Andrea Kimi Antonelli era solo un bambino che sfrecciava sui kart e provava ad inseguire dei sogni più grandi di lui. Il primo, arrivare in Formula 1, diventato realtà a soli 18 anni. Il secondo, diventare campione del mondo, sembra, invece, ancora irreale.

Eppure è tutto così vero. Andrea Kimi Antonelli sei campione del mondo. Viene la pelle d’oca a sentirlo dire, a leggerlo e anche solo a pensarlo. Un’impresa immensa per un ragazzo di appena vent’anni, che probabilmente realizzerà cosa ha davvero fatto soltanto quando ripercorrerà con lucidità una domenica che verrà ricordata per sempre. Perché sembra ancora di vivere in un sogno.

È una storia bellissima, destinata a rimanere impressa nel tempo e nella mente di chi, agognatamente, l’aspettava. C’è un ragazzo che ha bruciato le tappe, c’è una famiglia che ha fatto sacrifici e ci ha creduto più di lui, c’è un team che ha scommesso tutto su un giovane prodigio. Ma soprattutto, c’è una nazione intera che aspettava di tornare sul tetto del mondo da settantatré anni. Un’eternità. L’ultimo pilota italiano campione del mondo fu Alberto Ascari nel 1953. Un’altra storia, un’altra Formula 1, un’altra epoca.

Andrea Kimi Antonelli è campione del mondo, ma dietro al pilota che ha scritto una pagina di storia c'è ancora quel bambino con un sogno più grande di lui.

E in questa storia c’è anche chi ha saputo riconoscere quel talento quando Kimi era ancora soltanto un bambino. Una scommessa sul futuro, diventata negli anni un progetto concreto, costruito attraverso una crescita rapidissima e una serie di successi nelle categorie minori. Una fiducia che avrebbe trovato la sua consacrazione qualche anno più tardi, quando Toto Wolff gli ha affidato una delle monoposto più ambite del Circus.

Kimi aveva appena 18 anni al suo debutto, si è ritrovato catapultato in un mondo che va veloce e non fa sconti a nessuno, con il peso di un sedile importante sulle spalle e l’eredità di Lewis Hamilton. “È troppo giovane, non merita quel sedile”, dicevano. “Commetterà molti errori”.

Andrea Kimi Antonelli è campione del mondo, ma dietro al pilota che ha scritto una pagina di storia c'è ancora quel bambino con un sogno più grande di lui.

E gli errori sono arrivati. Durante le tappe europee Kimi ha attraversato un momento difficilissimo. Uno di quelli che nella mente di un pilota porta addirittura a chiedersi “merito davvero questo sedile?”. Tra mille dubbi, il peso delle aspettative e lacrime che mostrano l’umanità e la fragilità che si nasconde dietro al casco, Kimi ha ritrovato la fiducia quando sembrava essere stata sepolta in profondità.

“Dicevano che eri troppo piccolo” gli disse via radio Toto Wolff dopo la prima vittoria in Cina. E invece eccolo lì. Troppo giovane, ma il più giovane campione del mondo nella storia della Formula 1. E ci è riuscito al suo secondo anno nella massima categoria, dopo una stagione complicatissima che aveva messo tutto in dubbio. La scelta di Toto Wolff, considerata azzardata, si è rivelata vincente. E mentre chi l’ha sempre saputo gioiva, con la consapevolezza di aver visto un qualcosa prima degli altri, il resto del mondo osservava incredulo ciò che nessuno avrebbe mai immaginato sarebbe accaduto così in fretta.

Andrea Kimi Antonelli è campione del mondo, ma dietro al pilota che ha scritto una pagina di storia c'è ancora quel bambino con un sogno più grande di lui.

E così, incredulo e con gli occhi lucidi, Andrea corre. Corre tra le braccia della sua famiglia, si lancia sugli uomini del team che hanno contribuito a rendere possibile tutto questo. E poi piange. Sono le lacrime che mostrano i sacrifici di una famiglia, della carriera, delle vittorie e delle sconfitte, in un mix di emozioni che non riesce più a controllare.

È un’immagine bellissima, perchè Kimi non è solo il campione del mondo, è tornato ad essere quel bambino che aveva un sogno enorme e che, finalmente, è riuscito ad abbracciare. E forse è proprio questo il bello della sua storia: aver raggiunto qualcosa di immenso senza perdere la semplicità di quel ragazzo che sembra quasi non riuscire a credere a ciò che ha fatto.

Andrea Kimi Antonelli è campione del mondo, ma dietro al pilota che ha scritto una pagina di storia c'è ancora quel bambino con un sogno più grande di lui.

Anche noi stentiamo ancora a crederci. Perchè, infondo, la grandezza si misura con il tempo, e di tempo per comprendere l’impresa appena compiuta ce ne sarà. E mentre il suo nome è già stato scritto nella storia della Formula 1, c’è qualcosa che nessun record potrà raccontare: il ragazzo che c’è dietro al campione.

La sua spontaneità, il suo sorriso, l’umiltà e la semplicità con cui continua a vivere ogni momento, anche il più grande. La capacità di emozionarsi, di condividere la gioia con chi gli è stato accanto e di non sentirsi mai più grande degli altri per ciò che ha conquistato. Perché il successo può cambiare tante cose, ma non dovrebbe mai farci dimenticare chi siamo. E Kimi, nonostante sia arrivato dove ogni pilota sogna di arrivare, è rimasto se stesso. Forse è proprio questo uno degli aspetti più belli di questa impresa: aver dimostrato che si può diventare immensi senza smettere di essere quel bambino con il sogno nel cassetto.

Andrea Kimi Antonelli è campione del mondo, ma dietro al pilota che ha scritto una pagina di storia c'è ancora quel bambino con un sogno più grande di lui.

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