Max Verstappen torna a vincere dopo 301 giorni con una prestazione magistrale, lucida e implacabile, che dimostra ancora una volta perchè sia uno dei migliori di tutti i tempi.
Sepang se lo ricordava diverso. Un ragazzino di appena vent’anni, ancora all’inizio della sua storia, ma con il nome destinato ad essere ricordato. Il cognome, Verstappen, già familiare in Formula 1, lo stesso di papà Jos. Il nome, Max, da imparare in fretta, in attesa di conoscere meglio il ragazzo sotto al casco, il pilota di cui tutti già parlano. Max che non ha paura di niente, Max che non si lascia intimidire.
È cresciuto solido e sicuro, consapevole del proprio talento, ma mai incastrato dentro un sistema che, oggi più che mai, forgia i giovani protagonisti secondo caratteristiche e comportamenti sempre più omologati davanti alle telecamere.
Ha compiuto ventinove anni mercoledì scorso. È tornato in Malesia nove anni dopo, da uomo, dopo essere stato l’ultimo a lasciare Sepang come vincitore. E, in una stagione complicatissima per lui e Red Bull, Max si è portato con sé la stessa fame di sempre.

Per la prima volta quest’anno, la pioggia si è resa partecipe di un weekend di Formula 1 e la Malesia ci ha riportato indietro nel tempo con una gara vera, folle. E nella follia sono i più grandi a danzare sulle incognite. Nessuna fretta, nessun errore. Solo la capacità di leggere una gara che sembrava non voler dare certezze a nessuno.
Ci sono piloti che hanno bisogno di una macchina perfetta per dimostrare quanto valgono. E poi c’è Max Verstappen. Lui non ha bisogno che tutto sia perfetto per ricordare chi è. E forse è proprio questo che lo rende così diverso dagli altri. Insieme alla sua schiettezza e alla sua brutalità, in pista così come nelle parole. È sempre stato quello che non ha mai avuto paura di dire la sua e quest’anno l’ha reso ancora più chiaro. Fin da subito ha schifato apertamente la nuova Formula 1, poi è sceso in pista e l’ha dominata.

Quando Max Verstappen ha tagliato il traguardo per primo, il sapore della vittoria era diverso. Forse un po’ nostalgico, di una vittoria che si è fatta attendere 301 giorni. Un’eternità per chi, in Formula 1, è stato protagonista indiscusso fino all’anno scorso. Perchè Max ci aveva abituati a un’altra misura del tempo. A vederlo vincere, a trovarlo sempre lì, davanti a tutti. Quest’anno, invece, ha dovuto aspettare. Ha dovuto guardare gli altri vincere, ha dovuto fare i conti con una Red Bull difficile, con una Formula 1 che a lui non piace affatto, con una stagione che sembrava non voler prendere la direzione che aveva immaginato.
Ed è forse questa la parte più difficile da spiegare quando si parla di un campione. Non quanto sia facile vincere quando tutto funziona, ma quanto sia difficile continuare a essere se stessi quando, improvvisamente, tutto sembra funzionare un po’ meno. Max in Malesia non ha vinto perchè la Formula 1 gli ha restituito qualcosa, ma perchè se l’è ripresa, senza tremare, senza esitare, senza concedere niente a nessuno.
Con il trofeo tra le mani e un sorriso sul volto, che può sembrare quasi strano per il Max duro a cui eravamo abituati, Verstappen lascia la Malesia da campione. Sepang lo ha riabbracciato, nove anni dopo. Un po’ più alto, con le spalle larghe e una storia che, per un ragazzino di vent’anni, sembrava impossibile anche solo da sognare.


