Juan Pablo Montoya. Quando la sfortuna supera il talento.

Juan Pablo Montoya. Quando la sfortuna supera il talento.

13 Gennaio 2021 2 Di Nicola Sotgia

“Sono venuto in Formula 1 per vincere, non per far parte della processione.”

Juan Pablo Montoya

Juan Pablo in Formula CART.

Quando penso al talento cristallino di Juan Pablo Montoya provo sempre una certa tristezza. Aveva così tanta velocità, che le sole sette vittorie ottenute in 94 Gran Premi non gli rendono giustizia. Per molte gare era lui il solo pilota in grado di contrastare il dominio di Schumacher, ma per un motivo o per l’altro non è mai riuscito a vincere il Mondiale. Juan Pablo è sempre stato uno schietto, rapidissimo e soprattutto sanguigno. Non aveva nessun timore di lottare. Lo dimostra il fatto che nel 99′, al debutto assoluto, vinse il Mondiale CART (Indycar). Poteva confrontarsi con tutto il mondo, lui sapeva di potercela fare, con chiunque. E allora via, si va a competere in Formula 1, contro i piloti più forti dell’universo.

Lui, che dopo aver debuttato a soli sei anni sui Kart ed aver vinto gare su gare, Titoli su Titoli, sapeva che avrebbe fatto parlare di se anche nel Vecchio Continente. Il mondiale vinto in Formula 3000, nel 98′, gli aveva dato un’assaggio delle corse Europee. Anche grazie a questo trionfo ebbe la possibilità di firmare un contratto con la Williams, come collaudatore, mostrando a tutti le sue doti. E poi, comunque, una 500 miglia di Indianapolis non la vinci per caso. Ecco, nel 2000 fu capace di sbaragliare tutti gli altri piloti e la vinse quella corsa. Wow! Bene, penso che questa sia la parola più adatta. Credo fortemente che lo abbia pensato anche Frank Williams, che per il 2001 lo volle come punta di diamante del suo Team.

Il biglietto da visita, Juan Pablo, lo timbrò già dall’esordio. Lui, testardo e velocissimo, sfidò il “Kaiser” Michael Schumacher. Lo fece con una manovra delle sue, sorpassandolo dopo una ripartenza data da una Safety Car, a Interlagos. Quella gara la stava conducendo, senza nessun rivale dietro ad impensierirlo. Poi, invece, successe quello che non ti aspetti, nel più banale degli episodi. Durante la normale routine dei doppiaggi, l’Olandese Jos Verstappen lo tamponò, andando a mettere la parola fine alla cavalcata del Colombiano. Di quella stagione, Juan Pablo ha dei ricordi dal gusto dolce e amaro. A cocenti delusioni come questa, ne seguiranno altre, con varie rotture meccaniche mentre si trova in prima posizione.

“Juancho” a Monza, durante una lotta con Schumacher.

L’unica gioia è il sontuoso trionfo a Monza, proprio in casa Ferrari, dove il tifo è tutto per il “Kaiser”. Quella corsa la merita, lo sa. E allora la gioia è tutta sua, dimostrando a tutti come sia capace di vincere anche qui, in Formula 1, e non solo in America. Quando la macchina lo supporta, Juan Pablo si piazza sempre sul podio, tranne a Silverstone, dove finisce quarto, e in Ungheria, dove termina la corsa in ottava posizione. Quella stagione, complice la sfortuna, la chiude con 31 punti iridati che gli valgono il sesto posto nel mondiale. Il Colombiano vuole di più, sa che può giocarsela per la vittoria del campionato. Incomincia la stagione del 2002 con la stessa determinazione, stessa voglia di vincere e di battere Michael Schumacher.

Inizia di buon piglio, piazzandosi in seconda posizione nelle prime due gare. Fino alla gara dell’Austria, il Colombiano è secondo in campionato, dietro al Kaiser. Questa volta è lì, sa che potrebbe finalmente insidiarlo, ma la sfortuna lo imbecca ancora. Tre ritiri consecutivi lo falciano e lo ricacciano indietro nella corsa al titolo. La Ferrari è un fulmine, è praticamente imprendibile. A Maranello hanno tirato fuori una vettura spaventosa, dalla potenza strabiliante. Il Colombiano capisce che, probabilmente, dovrà rimandare i suoi propositi di trionfo alla stagione successiva. Il 2002 lo conclude comunque in modo egregio, al massimo delle sue possibilità. Ottiene tre podi nelle ultime otto gare, riuscendo a salire sul podio Mondiale. Grazie anche a quei podi, riesce a conquistare 50 punti, collocandosi così in terza posizione in Campionato.

Mollare non fa parte del suo stile, così inizia forte anche il 2003. A Melbourne è subito in grado di lottare li davanti, terminando la gara con una splendida seconda posizione. Dopo un paio di ritiri e qualche prestazione opaca, si rende protagonista di una seconda parte di stagione veramente formidabile. A Montecarlo surclassa tutti, dopo essersi reso protagonista di una prestazione maiuscola. In griglia scatta terzo, dietro Raikkonen ed il compagno di scuderia Ralf Schumacher. Appena le luci del semaforo diventano verdi, sorpassa il Finlandese della McLaren, andando ad insidiare il compagno di Team. La danza dei Pit-Stop fu decisiva, con Juan Pablo che si rese protagonista di un super giro, cosa che gli consentì di stare davanti a Ralf.

Juan Pablo impegnato nella Nouvelle Chicane di Montecarlo.

Con il passare dei giri riuscì a resistere a ogni tipo di pressione, dimostrando una certa freddezza. Alla vista della bandiera a scacchi, il copione recitava: Montoya primo, Kimi Raikkonen secondo e Michael Schumacher terzo. Questo episodio fu determinante per la lotta al Campionato, con il Colombiano che iniziò a far sentire il fiato sul collo del Ferrarista. Dalla gara del Canada fino a Monza salì sempre sul podio, facendo suo il Gran Premio di Hockenheim. Proprio nel momento in cui avrebbe seriamente potuto far valere le sue chance, arrivò il solito episodio a suo sfavore. Ad Indianapolis, infatti, si rese protagonista di un contatto con Barrichello che scaturì in una penalizzazione, finendo al sesto posto.

Di fatto, quel piazzamento sancì la fine del sogno Mondiale. Schumacher vinse il suo sesto Titolo, precedendo in classifica Kimi Raikkonen e proprio lo stesso Montoya. Questa stagione, terminata con 82 punti mondiali, fu la migliore del Colombiano. Purtroppo, l’annata del 2004 non gli diede grandi soddisfazioni. La competitività della Williams non fu all’altezza del talento di Juan Pablo e, molto spesso, il Colombiano dovette metterci del suo. La prima parte di stagione, tolto un terzo posto a Imola, fu disastrosa. A questo punto, Montoya prese la decisione di lasciare il Team di Sir Frank, firmando un contratto con la McLaren, con cui avrebbe corso per i due anni successivi. La stagione, dopo il clamoroso annuncio, continuò sottotono.

Nella gara dei saluti con la Williams, al Gran Premio di Interlagos, arrivò finalmente la vittoria. Con 58 punti ed un quinto posto in Campionato, il Colombiano concluse la sua seconda peggior stagione in Formula 1 alla guida della Williams, dopo quella del 2001. La nuova avventura con la scuderia di Woking iniziò abbastanza male. Juan Pablo non si trovava a suo agio, né con la vettura e né con il Team. Dopo le prime due gare, concluse in sesta e quarta posizione, si infortunò alla spalla mentre praticava del Tennis. Dovette saltare due corse e, al suo ritorno, la situazione non migliorò. Fino a quel momento, nelle prime dieci gare non totalizzò nessun podio, al contrario del compagno di Team Kimi Raikkonen. Si riprese solamente a Silverstone, in cui conquistò la vittoria, precedendo Alonso ed appunto il Finnico Raikkonen.

Montoya alla guida della McLaren.

La voglia di vincere, la dedizione e il suo carattere tosto la facevano da padrone, così la seconda parte di stagione fu molto positiva. Arrivarono dei podi ed altre vittorie. Fece sue Monza e Interlagos, chiudendo la stagione con due ritiri in Giappone e Cina. Una quarta posizione e 60 punti nel mondiale, ovviamente non lo gratificavano. A fine stagione quindi, i primi dubbi iniziavano ad attanagliarlo. Aveva ancora voglia di correre in Formula 1, sapendo che non avrebbe lottato per il Titolo? Con questa premessa, il 2006 iniziò con un quinto e quarto posto. Arrivò un bel podio ad Imola, seguito però da due ritiri. Dopo un’incoraggiante secondo posto a Montecarlo, chiuse al sesto posto la gara di Silverstone. A questo punto, i dubbi divennero certezze, così, dopo il ritiro di Indianapolis, arrivò un’incredibile colpo di scena.

Montoya decise di interrompere il contratto con la McLaren, abbandonando la Formula 1. Il 10 Luglio arrivò l’annuncio del suo trasferimento in NASCAR, nel Team di Chip Ganassi. Si concluse così, in un modo assolutamente inaspettato, la breve carriera nella massima serie del pilota Colombiano. La sensazione, sin da subito, era quella di un Montoya felice di lasciare le corse Europee. Probabilmente, il mondo della Formula 1 lo aveva stancato. Quel mondo, che mai lo aveva capito fino in fondo. In America ritroverà la gioia, anche se le vittorie in NASCAR saranno poche. In Indycar, però, riuscirà a dimostrare che il talento non lo ha perso, tagliando per primo il traguardo nella 500 Miglia di Indianapolis, nel 2015. E allora non resta che dire grazie a Juan Pablo. Grazie per tutte le emozioni che ci hai regalato nella tua, seppur breve, carriera in Formula 1.

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Appassionato della Formula 1 dei bei tempi.