Schumacher e Hakkinen- Una storia che parte da lontano.

Schumacher e Hakkinen- Una storia che parte da lontano.

26 Gennaio 2021 2 Di Nicola Sotgia

“Non potrà mai più correre, forse non potrà mai camminare e parlare di nuovo però io continuo a sperare in un miracolo. Il messaggio che gli mando? Continua a combattere, vecchio amico mio”.

Mika Hakkinen sulle condizioni fisiche di Michael Schumacher.
Schumacher Hakkinen
Stretta di mano tra il Kaiser ed il Finlandese Volante.

RIVALITA’ ALL’INSEGNA DELLA LEALTA’.

Nel mondo della Formula 1, sin dagli albori, si sono susseguite varie rivalità tra piloti. Una in particolare, è stata caratterizzata da una profonda stima reciproca, cosa non usuale nel mondo delle corse. Molto spesso, le grandi battaglie tra due piloti evidenziano odio profondo e grande gelosia. Così è stato per Senna e Prost sul finire degli anni 80′, o per Hamilton e Rosberg in tempi recenti.

Le eccezioni si contano sulle dita di una mano. Come accennato nella breve introduzione, una di esse si è svolta all’insegna della sportività e correttezza; la rivalità tra Michael Schumacher e Mika Hakkinen. Un Tedesco ed un Finlandese, due personalità glaciali, capaci di non far trasparire nessuna emozione ma, allo stesso tempo, sicuri della stima che ognuno prova verso l’altro. I due si ritrovano in Formula 1, ma le lotte in pista li vede protagonisti già diversi anni prima.

PRIMO SCONTRO IN FORMULA 3.

Schumacher Hakkinen
GP di Macao 1990. Hakkinen conduce, alle sue spalle Michael Schumacher.
  • ANNO 1990, GP DI MACAO.

E’ il 1990, precisamente il 25 Novembre. Nella griglia di partenza del classico Gran Premio di Macao, si ritrovano affiancate due giovani promesse dell’automobilismo Mondiale. Uno, astuto e velocissimo, viene dalla Germania. Ha dominato vari Campionati di Kart e ha appena fatto suo il Titolo della F3 Tedesca. L’altro, dallo sguardo sicuro e glaciale, proviene dalla Finlandia. Il ragazzo “glaciale” ha un curriculum niente male, fatto di Campionati vinti sui Kart, in Formula Ford e Formula 3 Britannica.

Il ragazzino dallo sguardo sicuro, che di nome fa Mika e di Cognome Hakkinen, ha registrato la Pole Position, precedendo proprio quell’altro, quello astuto e velocissimo. Quest’ultimo, che all’anagrafe si chiama Michael Schumacher, non ha nessuna voglia di stare dietro. A Macao, all’epoca, le manche per stabilire un vincitore finale sono due, con la prima posizione stabilita dal totale dei tempi. La prima la vince Mika, sfruttando le difficoltà alla partenza di Michael. Nel secondo round, la storia è diversa. Schumacher conduce per tutta la durata della manche, con Mika costantemente nella sua scia.

All’ultimo giro, l’astuto Michael si inventa una manovra geniale, al limite del regolamento. Al Finnico, per vincere, basta solamente arrivare al traguardo. Schumacher, consapevole di ciò, tira fuori dal cilindro un suo jolly. Nel rettilineo, a poche curve dalla fine, alza leggermente il piede dall’acceleratore. Mika, a quel punto, si vede costretto a tentare il sorpasso. Mentre Hakkinen azzarda la manovra, Michael accelera, spostandosi verso il rivale: la collisione è impossibile da evitare. Mika sbatte sull’ala posteriore di Michael e finisce contro le barriere, mentre il rivale, seppur con evidenti danni, guadagna il traguardo e vince.

FINALMENTE IN FORMULA 1. L’ESORDIO DEI DUE FUTURI CAMPIONI.

“Abbiamo bisogno di giri da qualifica. Tanti. Un intero Stint. Devi guadagnare più di 22 secondi in 18/19 giri. Pensi di farcela ?”

“Sì penso di farcela”.

Schumacher in una comunicazione radio con il muretto, durante il Gran Premio di Ungheria del 98′. Quella corsa la vincerà lui.
  • ANNO 1991. DEBUTTO IN FORMULA 1 PER MICHAEL SCHUMACHER.
Schumacher
Gran Premio di Spa 1991. Schumacher si concentra prima della partenza.

Macao è ormai alle spalle. Michael fa parte di un progetto importante. La Mercedes vorrebbe rientrare in Formula 1, con Schumacher già designato ipotetico primo pilota. La cosa non va in porto per i costi, ritenuti eccessivi dalla casa Automobilistica Tedesca. Schumacher riesce comunque a mettersi in luce. Lo fa durante il Campionato del Mondo Prototipi, sempre alla guida della Mercedes, in coppia con Wendlinger e Heinz-Harald Frentzen. Partecipa anche alla 24 H di Le Mans, in cui arriva quinto. Stupisce tutti ottenendo il giro più veloce della gara.

Nel paddock si parla. Gira la voce di un talentuoso ragazzo di Kerpen, molto veloce e motivato. Questa voce la coglie Eddie Jordan, alle prese con l’arresto del pilota titolare, Bertrand Gachot. La Mercedes, per centocinquanta mila dollari, gira Schumacher alla Jordan. Il Manager di Michael assicura che il suo pilota conosce la pista di Spa a perfezione; grande bugia. Willi Weber afferma ciò solamente per dare ancora più credito al Tedesco ma, in realtà, Schumacher lì non ci ha mai girato.

Dettagli. Insignificanti dettagli. Già durante le prove, Michael lascia tutti a bocca aperta. Con quella macchina, di gran lunga inferiore rispetto alle altre, fa segnare tempi veloci. In qualifica si piazza addirittura in settima casella. Purtroppo, la Domenica, è costretto al ritiro. Appena dopo pochi metri, la frizione accusa problemi e lo lascia a piedi. Non fa nulla. Lui, il suo lo ha già ampiamente dimostrato. Flavio Briatore rimane talmente folgorato da quel ragazzo che lo prende subito in Benetton, girando Roberto Moreno alla Jordan. Michael non lo sa, o forse lo sente ma in fondo non ci crede; la sua Leggenda inizierà proprio da qui.

  • ANNO 1991. MIKA HAKKINEN ESORDISCE IN FORMULA 1.
Schumacher Hakkinen
Hakkinen alla guida della Lotus.

Mika è deluso. Aver perso a Macao, in quel modo, non gli va tanto giù. A tirare su il morale del Finlandese ci pensa il suo manager e connazionale, Keke Rosberg. L’ex Campione dell’ 82′ riesce a trovare un’accordo con la Lotus. Per il 91′, Mika sarà in Formula 1, tra i più grandi. La Lotus, purtroppo, è ormai in lento declino. Hakkinen debutta nel Gran Premio degli Stati Uniti, ottenendo un tredicesimo posto in griglia. La monoposto che ha tra le mani è veramente lenta, piena di problemi, sia tecnici che economici.

Mika cerca di guidare bene, dando il massimo, senza mai risparmiarsi. Il motore Judd non ha potenza, l’aerodinamica non va. Con questi presupposti si presenta in griglia, pronto comunque a farsi valere. La corsa parte e per Mika finisce al 59° giro, tornata in cui deve ritirarsi per problemi meccanici.

In quei momenti, chissà cosà passava per la sua testa. Probabilmente, oltre la rabbia e la delusione, il suo carattere gli ricordava chi fosse. Era Mika Hakkinen, debuttante in Formula 1, a soli 21 anni. Non solo. Era anche quel ragazzo capace di battere tutti sui Kart, in Formula 3 Britannica, in Formula Ford. Era un Finlandese coriaceo, consapevole delle sue capacità. Non si dette per vinto, anche se il mezzo meccanico era disastroso. In quella stagione da incubo, riuscì ad andare a punti. Il quinto posto ottenuto a Imola, oltre che a dimostrare il suo talento, gli fruttò due punti iridati. La strada si prospettava ripida, tortuosa e piena di insidie ma Mika lo sapeva: un giorno sarebbe stato sul tetto del mondo.

PERCORSI DIVERSI. PRIMA O POI CI SFIDEREMO ANCORA.

Schumacher Hakkinen
Schumacher impegnato nel Circuito di Spa, alla guida della Benetton.

Dopo quell’incredibile debutto, per Michael le cose avevano preso una piega fantastica. Con la Benetton di Flavio Briatore era riuscito ad ottenere risultati stratosferici, lottando con i piloti più forti del Circus. Senna, Prost, Berger, Mansell, per citarne alcuni. Con la Leggenda Brasiliana era nata addirittura una accesa rivalità, conclusasi con la drammatica scomparsa di Ayrton. Michael aveva ormai preso il posto di “The Magic” nel Paddock. L’uomo da battere era diventato lui.

Quella fantastica prima vittoria a Spa, il 30 Agosto del 92′, lo aveva proiettato nell’Olimpo dei futuri Campioni di questo Sport. Nel 93′ si era riconfermato pilota velocissimo, dando battaglia addirittura per il Mondiale. Solo la velocità della Williams lo aveva fermato. Il 94′, complice la morte di Senna, fu definitivamente il suo anno. Battendo Damon Hill, fece finalmente suo il Mondiale. Anche nel 95′ dominò, bissando il successo della stagione precedente.

Nel mentre, Mika era alle prese con il suo percorso, fatto di strade ripide e sali scendi insidiosi. Dopo l’orribile stagione del 91′, la macchina era relativamente migliorata, anche se rimaneva tra le più lente della griglia. Il Finlandese, grazie al suo carattere tenace e coriaceo, aveva addirittura strappato un contratto con la McLaren di Ron Dennis. Il campionato del 1992, infatti, lo aveva visto protagonista di ottimi piazzamenti. Il suo talento gli aveva consentito di racimolare ben undici punti iridati che, nella situazione in cui si trovava, erano un bottino magnifico.

Schumacher Hakkinen
Il rispetto di due rivali racchiuso in una sola foto.

Dennis offrì, dunque, un contratto da collaudatore a Mika. Il tutto era legato alla partecipazione di Ayrton Senna. La McLaren, che aveva perso competitività, aspettava infatti una risposta del Brasiliano. Il tutto andò a finire con Ayrton prima guida, Andretti seconda guida e Hakkinen collaudatore. A tre gare dalla fine, Michael Andretti venne appiedato, aprendo le porte a Mika. Il Finnico questa grande opportunità la colse al volo, mettendosi dietro Senna nelle qualifiche del Gran Premio dell’Estoril. In gara si toccò proprio con il compagno di squadra, ritirandosi. La corsa successiva, in Giappone, lo vide salire per la prima volta sul podio, in terza posizione.

Dopo un 94′ in cui ottenne ben sei podi e 26 punti, Mika si sentiva ancora più forte. La McLaren passò ai motori Mercedes, sperando di compiere quel salto di qualità che non arrivò. La stagione 1995 fu piena di ritiri, con soli due podi e un episodio in cui Hakkinen rischiò la vita. Nel Gran Premio finale, ad Adelaide, il Finlandese ebbe un brutto incidente. Rimediò un brutto trauma cranico e perse i sensi. Per fortuna, dopo varie settimane in Ospedale, riuscì a riprendersi.

97′- 01′: FINALMENTE LA SFIDA.

Il terribile volo verso le barriere della McLaren di Hakkinen. Adelaide 95′.

La stagione del 96′ fu amara per entrambi. Sia Michael che Mika ebbero a che fare con problemi tecnici delle vetture. Michael, appena passato in Ferrari, concluse l’anno al terzo posto, con 59 punti. Hakkinen, al ritorno dopo il brutto incidente di Adelaide, finì la stagione guadagnando 31 punti, che gli valsero il quinto posto in classifica. Quei due giovani ragazzi del Gran Premio di Macao sono cresciuti, ognuno ha fatto il suo percorso e adesso, per la stagione 97′, sono pronti a sfidarsi ancora, ad armi pari.

La Ferrari aveva finalmente risolto le noie tecniche, mentre la McLaren era riuscita a trovare quella competitività che mancava da un pezzo. Michael iniziò la stagione con un secondo posto, precedendo Mika. Se i primi Gran Premi furono faticosi per entrambi, Michael riuscì a riprendersi nella seconda parte di stagione. Hakkinen, invece, faticò più del previsto. Il Ferrarista lottò per la conquista del Mondiale fino alla fine, grazie alle cinque vittorie ottenute. Mika, invece, collezionò alcuni podi. All’ultima gara, mentre Schumacher perse la lotta Mondiale con Villeneuve, il “Finlandese Volante” si sbloccò, ottenendo quella vittoria che gli mancava.

Il 26 Ottobre del 1997, sul tracciato di Jerez De La Frontera, Mika Hakkinen vinse per la prima volta in Formula 1. Era l’episodio che serviva. Adesso sapeva di essere pronto a lottare con Schumacher. Dal 1998 al 2001, andò in scena una delle più belle rivalità della Formula 1. Una lotta pulita, senza colpi bassi o frecciatine. Un duello fatto solo di velocità, passione e voglia di prevalere l’uno sull’altro. Fatto vuole che nel 98′, la McLaren tira fuori dal cilindro una macchina spaventosamente veloce. Il motore Mercedes è letteralmente una bomba, e non perchè scoppia, ma perchè la sua potenza è mostruosa.

Il Finlandese festoso, dopo una vittoria.

La Ferrari è leggermente inferiore, con i pneumatici Goodyear che decisamente non aiutano. Il Team Inglese, che ha iniziato la collaborazione con la Bridgestone, è una scheggia. Schumacher ci deve mettere del suo per contrastare la forza della squadra di Milton Keynes. Hakkinen inizia così forte da vincere i primi due appuntamenti, con Schumacher costretto al ritiro all’esordio. Il Finnico domina praticamente la prima parte dell’anno, cogliendo quattro vittorie su otto gare. Michael, nella prima parte della stagione, ottiene tre vittorie su otto Gran Premi, ma ottiene meno podi.

Al giro di boa, però, Michael dimezza lo svantaggio dal rivale. Conquista vittorie e podi, con un Mika non sempre brillantissimo. Il Finlandese, dopo essersi ripreso, risponde al Tedesco con due vittorie di fila. Dopo un paio di corse a favore di Michael, si arriva al Nurburgring. Sul circuito immerso nella foresta nera, a trionfare è Hakkinen. Si arriva così all’ultima gara, a Suzuka, con Mika in vantaggio di quattro punti. Michael, che di punti per strada ne ha persi, si trova nella condizione di dover vincere. Quel contatto con Coulthard a Spa, mentre si trovava primo, brucia ancora. Vuole dimostrare che lui è il “padrone” della Formula 1.

Subito fa vedere a tutti che è li, pronto a vincere. In qualifica ottiene la Pole Position, mettendosi dietro Hakkinen. La sfortuna, però, è dietro l’angolo. In partenza, la macchina stalla e non si muove. Ritrovatosi ultimo in griglia, scatta e da tutto quello che può. Issatosi fino alla terza posizione, lo scoppio di una gomma lo costrinse al ritiro. Hakkinen, tra emozione e lacrime, vinse la gara e il titolo. Chissà se durante quei momenti ripensò a Macao, o al brutto incidente di Adelaide. Probabilmente si. Certamente, il 1° Novembre 1998, il Mondiale lo vinse lui.

Lo schianto contro le barriere di Schumacher. Curva Stowe, Silverstone 1999.

Nel 99′, per Mika, la stagione non iniziò in modo fantastico. A Melbourne fu infatti costretto al ritiro. A Schumacher, le cose non andavano meglio, dato l’ottavo posto inaugurale. Il campionato proseguì con vittorie da una parte e dell’altra. Michael vinse a Imola e Montecarlo, mentre Mika dominò a Interlagos, Barcellona e Montreal. Nonostante la superiorità della McLaren, Schumacher era li, pronto a giocarsela. Mika lo sapeva, e cercò di dare il meglio di se. Al Gran Premio di Silverstone, per Schumacher i punti di svantaggio sono otto. Il Tedesco non si arrende ma proprio nel momento cruciale avviene l’impensabile.

Michael va dritto alla curva Stowe, a causa di problemi all’impianto frenante. Nel tremendo impatto con le barriere si rompe una gamba. Addio sogni di gloria. Quel mondiale va ancora nelle mani del Finlandese, che rischia incredibilmente di perderlo contro l’altra Ferrari, quella di Eddie Irvine. Dopo essere tornato e aver disputato le ultime due gare del 99′ cogliendo due secondi posti, Schumacher è deciso a dare una sterzata. E’ in Ferrari da ormai quattro anni e ancora non ha vinto il Mondiale. La sfortuna si è messa di mezzo, è vero, ma il talento di Hakkinen si fa sentire. Il Finlandese è infatti l’avversario più ostico con cui abbia mai avuto a che fare, uno che non si passa facilmente.

Dal canto suo, Mika vuole trionfare ancora. Ha passato anni difficili, all’insegna di sfortuna e vetture non molto competitive. La sua McLaren gli ha dato la possibilità di vincere solo dal 97′ e lui, di certo, non vuole fermarsi. Sente di meritare ancora di più. Con queste premesse, i due sfidanti iniziano la stagione del 2000 sempre allo stesso modo, ovvero battagliando tra loro. Schumacher sembra una scheggia, mentre Mika arranca un po’. Nelle prime otto gare, il Ferrarista vince ben cinque Gran Premi, mentre Hakkinen sale sul gradino più alto del podio solo una volta.

Schumacher Hakkinen
L’incredibile sorpasso di Spa 00′, con Hakkinen autore di una delle manovre più belle della Formula 1.

Michael si porta a ventidue lunghezze di vantaggio sul Finlandese, facendo presagire ad un suo trionfo Mondiale. I piani del Tedesco vengono però scombussolati da tre ritiri consecutivi. Mika non molla e dopo due successi e due secondi posti, si porta in testa al mondiale. In Belgio la tensione si taglia con il coltello. Da entrambe le parti si avverte grande pressione. Chi sbaglia, probabilmente dirà addio al Titolo. Dopo essere scattato dalla Pole Position, Hakkinen prende il largo, Schumacher, che scattava quarto, cerca la rimonta. Quando i giochi sembrano fatti, il pilota della McLaren sbaglia e va in testacoda. Michael ne approfitta e ringrazia, portandosi al comando.

A quel punto, tra i due va in onda l’ennesimo duello. Hakkinen mette pressione, ma Schumacher è un’osso duro. Il colpo di scena arriva durante il rettilineo del Kemmel. In fase di doppiaggio della Bar di Ricardo Zonta, Michael passa all’esterno, mentre il “Finlandese Volante” sfrutta la scia del Brasiliano e tenta la via dell’interno. Stacca fortissimo e oltre il limite, ma a Le Combes è il primo a fare la curva. Michael si ammutolisce, distanziandosi sempre di più. Mika taglia il traguardo, vincendo con uno dei sorpassi più belli della Formula 1.

Tutto ciò non basta, con la reazione del Tedesco che si tramuta in vittorie. Conquista le ultime quattro gare, compresa quella decisiva, a Suzuka. Proprio quella corsa, per lui tanto amara nel 98′, gli recapitò nelle mani il suo primo Mondiale con la Ferrari, 21 anni dopo l’ultimo vinto da Jody Scheckter, nel 1979. Quella dell’8 Ottobre 2000, probabilmente, fu la molla che fece scattare la perfezione.

Ultima vittoria in Carriera per Mika Hakkinen, ottenuta sul circuito di Indianapolis. Con lui, sul podio, Schumacher e David Coulthard.

Da qui in avanti, Michael fu un panzer, mentre Mika si rese conto di non avere più stimoli per continuare a correre. Schumacher vinse addirittura nove Gare, mentre Hakkinen ottenne appena due successi. Con la nascita del figlio, il Finlandese maturò il ritiro a fine stagione. Il 30 Settembre 2001, sul circuito di Indianapolis, vinse l’ultimo Gran Premio della sua Carriera. Il 14 Ottobre dello stesso anno, con il quarto posto ottenuto a Suzuka, salutò definitivamente il Circus.

Le battaglie tra Michael e Mika, sempre leali e spettacolari, contribuirono ad aumentare la popolarità di questo sport. Tra loro c’era la voglia di prevalere l’uno sull’altro, come è giusto che sia, ma il rispetto era molto alto. La loro è stata una rivalità sana, capace di infuocare i tifosi, da una parte e dall’altra. Per ridare smalto ad una Formula 1 in crisi, ci vorrebbero due come loro, coriacei in pista ma all’insegna del rispetto reciproco.

Website | + posts

Appassionato della Formula 1 dei bei tempi.
Sempre al passo del Mondo d'oggi.