Checo Perez – Elogio alla resilienza

Checo Perez – Elogio alla resilienza

26 Gennaio 2021 2 Di Alberto Ghioni
Tempo di lettura: 5 Minuti

La stima, il rispetto e l’ammirazione che io personalmente provo e che gran parte dei fan della Formula 1 prova verso questa persona penso sia incommensurabile e per questo oggi ho deciso di dedicare l’articolo ad un pilota che spesso si dà per scontato, ma che ha un talento fuori dal normale.

“Ehi Siri, cosa significa resilienza?”
“Resilienza sostantivo femminile:
Capacità di un materiale di assorbire un urto senza rompersi.”
“No, non è quello che cerco”
“La capacità di un individuo di affrontare e superare un evento traumatico o un periodo di difficoltà.”
“Perfetto, non avrei saputo dirlo meglio”

Dati alla mano Sergio “Checo” Perez è uno di quei piloti del quale per molti anni si parlerà come di uno dei migliori di questa generazione. Eppure solo negli scorsi mesi è arrivata la prima vittoria, dopo quasi 10 anni di onorata carriera, come è possibile? Come è possibile che un pilota che ha fatto sognare una nazione intera, che ha scatenato i caroselli per le strade della capitale per una sua vittoria, paragonabili solamente al carnevale (festa alquanto sentita nel suo paese, il Messico), che ha ottenuto i complimenti dai migliori di questo sport, sia all’alba dei 31 anni in procinto di guidare per la prima volta in carriera per un top team, e non di quelli da 4° posto in classifica, nonostante gli incredibili segni di talento mostrati in tutti i suoi anni.

Eppure gli sponsor non gli mancano, ha infatti alle spalle una azienda telefonica messicana, la Telmex (no, non mi pagano per fare pubblicità… anzi magari lo facessero) che, insieme ad altri sponsor, ha messo sul tavolo 15 milioni per farlo correre in Force India dal 2014, insomma non due spicci, come direbbero a Roma, tanto che nel 2018 il suo compagno di squadra, Esteban Ocon, confidandosi con Sebastian Vettel riguardo ai sedili dell’anno successivo nel team indiano, li descrisse come occupati dal figlio del boss, Lance Stroll, e da colui che porta gli sponsor, Sergio.

Spesso infatti il suo talento è stato oscurato dalla nomea di colui che porta gli sponsor, in sostanza un pay-driver. Attenzione però, lui non è il classico “pilota con la valigetta“, poco talento ma tanto liquido, lui del primo ne ha da vendere, così come il secondo; eppure l’impressione è che non sia mai riuscito a farli valere entrambi, rimanendo impaludato in vari team, prima Sauber, passando per Mclaren ed infine la Force India/Racing Point, che non sono mai riusciti a contendersi qualcosa di grande con i big three, Mercedes, Ferrari e Red Bull, a parte un piccolo lampo nell’ultimo anno con le team en rose.

Le team en rose, parafrasando un famoso brano di Edith Piaf, che ha salvato dal baratro, almeno dal punto di vista sportivo (da quello finanziario sappiamo benissimo chi ci ha messo lo zampino), prendendolo per mano e portandolo fino alla vittoria nel Gran Premio di Sakhir del 2020, celebrata con le famose lacrime nel team radio alla bandiera a scacchi e sedendosi sul palco della premiazione, scena immortalata da una foto diventata celebre.

Sergio Perez sul podio del Sakhir GP

In quella foto, infatti, Sergio sembra guardare verso il basso, come fosse arrivato alla cima di un grattacielo e guardasse in basso per ripercorrere mentalmente tutto il percorso fatto, e si tiene la mano sul petto, come a voler misurare il suo battito cardiaco per capire se stia veramente provando quelle emozioni, o se è solo un beffardo sogno.
Credici Checo, non è un sogno, è la realtà, tutto ciò per cui hai lavorato negli ultimi anni ha dato i suoi frutti ed ora sei sul tetto del mondo, almeno per una notte, e hai molti team che ti seguono per ingaggiarti. Sì perché a Perez avevano da poco annunciato che nel nuovo progetto Aston Martin, che sarebbe andato a sostituire il team canadese, per lui non ci sarebbe stato posto, nonostante il contratto quinquennale siglato da poco. Lui questa cosa la sapeva da un po’, avendo orecchiato una chiamata del boss, dove diceva di volerlo sostituire con Sebastian Vettel. In quel momento chiunque si sarebbe sentito tradito e pugnalato alle spalle dal team che aveva tirato fuori da quella palude tecnica in cui si era affossato per diversi motivi, ma Checo, sempre per il concetto di resilienza, aveva alzato la testa e il suo livello di guida per l’ennesima volta davanti ad una difficoltà.

Non era la prima, basti pensare che nel 2009 venne preso sotto l’ala protettrice dell’FDA, che in una situazione normale, per un pilota come Sergio, non poteva che significare un approdo al cavallino sicuro in un futuro non così lontano, se non fosse che in quegli anni il team di Maranello era così tanto Alonsocentrico da costringere il messicano ad andarsene nel 2012, dopo due anni nel team Sauber, accasandosi alla Mclaren ed andando a prendere un’eredità che definire difficile è un eufemismo, quella di Lewis Hamilton. La verità è che Checo approderà in una Mclaren che si sta sempre più avviando verso l’essere quella del 2015 (Lewis da quel punto di vista ci aveva visto lungo), non riuscendo mai ad avvicinarsi al podio neanche lontanamente, sua caratteristica nei due anni precedenti e poi negli anni a venire, con una macchina che ad inizio anno secondo molti sarebbe stato in grado di battersi per il mondiale.

Ora però Sergio ha una di quelle occasioni che chiunque sa che non capiterà più, poter guidare una Red Bull che, mai come negli ultimi anni, è vicina a Mercedes in quanto a prestazioni in pista. Certo Sergio non guiderà da solo, ma condividerà la sua monoposto con tutti i piloti della Red Bull Academy pronti a subentrare al primo errore commesso da Sergio, visto l’imprevedibilità di Helmut Marko, che sarebbe capace di mandarlo in Alpha Tauri di punto in bianco. Si scherza, ovviamente, difficilmente il team di Milton Keneys potrà fare un qualcosa del genere, non essendo un pilota giovane da usare come vittima sacrificale nei confronti di Max Verstappen ed essendo Sergio determinato a dimostrare quanto in realtà valga.

Ci riuscirà? Ai posteri l’ardua sentenza, quanto è certo è che qualsiasi sarà la difficoltà che la vita gli metterà davanti sarà capace di superarla, sempre con la testa alta e sempre con il sorriso, mostrando il suo incredibile talento ancora una volta a tutto il mondo della Formula 1.

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