Sainz: mai al limite, ma perché l’obiettivo resta la vetta

Sainz: mai al limite, ma perché l’obiettivo resta la vetta

27 Marzo 2021 1 Di Eleonora Rigato

Il nuovo arrivato in casa Ferrari, invece che la gioia per prestazioni almeno in apparenza rassicuranti, ha manifestato come ancora non si senta “a casa”. A mancare è proprio la fiducia nella vettura. Tale mancanza obbliga Sainz a non portare mai i tempi al limite, almeno finché non verrà a crearsi il medesimo rapporto maturato con la macchina precedente.

Nonostante il quarto posto nella seconda sessione di libere e il mezzo secondo rifilato ad un compagno di squadra il cui essere predestinato sembrava averlo ineluttabilmente rilegato al ruolo di seconda guida, Sainz ha ammesso come la sua guida sia sottotono rispetto al potenziale.

Lo spagnolo ha adibito alla sua esperienza un ruolo chiave nell’accompagnare quella che, tuttora, sembra essere una poca familiarità con la Rossa a prestazioni mai al limite. L’aumento del vento al pomeriggio ha palesato come l’arrivo nella nuova scuderia non fosse ancora stato ingranato del tutto. Le circostanze diverse rispetto alla norma hanno, infatti, evidenziato la differenza col rapporto instauratosi con la vettura guidata fino all’anno precedente.

Constatando come, all’avanzare degli anni, sia conseguita una responsabilità sempre maggiore della macchina nei risultati, la base di una prestazione sta proprio nel rapporto vettura-pilota. Tale rapporto per Sainz, se in McLaren aveva una stabilità legata all’affidamento totale in una macchina paragonabile a quell’amico che, conoscendoti fin dai primi anni, ha una vita che va di pari passo alla tua, in Ferrari deve ancora maturare un grado di fiducia e di previsione dei comportamenti.

“Confrontandola con la McLaren, quando il vento cambiava, sapevo perfettamente come si sarebbe comportata la macchina. Così potevo anticiparmi, indipendentemente dalle condizioni, ma affidandomi al 95% sulla macchina. Quando cambi squadri, al variare delle condizioni, tu non sai come l vettura potrebbe reagire”.

Tale consapevolezza, unita all’esperienza e alla volontà nel non voler ricadere in “stupidi errori”, ha permesso a Sainz di affrontare queste prime sessioni senza mai spingere sé, e tantomeno la macchina, al limite.

“Proprio per questo motivo sei portato a guidare sempre sottotono. Non vuoi commettere errori stupidi, ma solo rimanere al di sotto del limite della macchina, a causa di questo non sapere come reagirà”.

Consapevole del potenziale ancora da sfruttare, ha ammesso come i dati relativi alle prestazioni siano superflui. Il non fare troppo affidamento in tale numeri è dovuto, oltreché nel riconoscere la priorità al feeling –ancora trovare- con la vettura, all’essere a conoscenza di un margine che la Ferrari può, e deve, ancora raggiungere.

“Devi rimanere mentalmente concentrato perché, consapevole di avere una guida al di sotto del vero livello, non vuoi ricevere troppi commenti riguardo il bilanciamento e le prestazioni. Oggi sono riuscito ad adattarmi bene tra le sessioni, sentendomi a mio agio, come fossi a casa, nella vettura. Domani potrebbe essere completamente un’altra storia”.

A lasciare dell’amaro in bocca nello spagnolo sono le condizioni del sabato, totalmente diverse da quelle che hanno avvolto le prime sessioni. Un’ulteriore modifica nell’ambiente esterno sembra destinata a vanificare il rapporto che si stava instaurando con la vettura, rischiando di dover far intuire al pilota come essa reagirà nelle varie circostanze.

“Appena il vento aumenterà nelle ultime sessioni e nella qualifica, potrebbe essere una storia totalmente diversa. Potrei dover ricominciare da capo ancora e dover trovare  a poco a poco il piede. Il trucco è lasciare che le sessioni passino, lasciando che l’esperienza, unita alla pazienza, possa crescere”.

+ posts