Formula 1 – Ritiri e rientri. Quando un pilota torna sui suoi passi. /2

Formula 1 – Ritiri e rientri. Quando un pilota torna sui suoi passi. /2

29 Marzo 2021 0 Di Nicola Sotgia

Nella prima parte dell’articolo abbiamo parlato di due grandi Leggende, quali Lauda e Schumacher. In questa seconda ed ultima parte andremo a scoprire le storie di altri tre campioni. Quando il casco, dopo averlo appeso, cade dal chiodo. Storia di ritiri e rientri nella Formula 1.

Capitolo 5: Il Leone D’Inghilterra.

Anno 1992. Il Mondiale si è appena concluso. Il titolo, dopo anni di dominio McLaren, è stato vinto dalla Williams. La magia l’ha compiuta un pilota esperto, uno che alla soglia dei quarant’anni veniva dato come bollito. Il suo nome è Nigel Mansell, meglio conosciuto come Il Leone d’Inghilterra. La sua particolare caratteristica, oltre al baffo, è il suo modo coriaceo di disputare le corse; a volte anche troppo.

La sua vita è stata piena di fallimenti. Lui, grazie al suo spirito da combattente, ha sempre reagito in modo vigoroso. Dopo aver sfiorato la vittoria di due titoli, la sua carriera sembrava ormai avviarsi verso il pensionamento; e invece no. Grazie alla sua tenacia e alla velocità della Williams, quel Mondiale del 92′ lo fece suo, dominando in quasi tutte le corse.

Bene, uno così merità il rinnovo, direste voi; e invece no, disse Frank Williams. Il patron della scuderia di Grove si sbarazzò del Leone, in quanto ritenne troppo esose le richieste contrattuali. A quasi quarant’anni, questo significava una cosa sola: ritiro dalla Formula 1.

Nigel, senza battere ciglio, lasciò il circus. Ormai, senza una vettura competitiva, non aveva più senso stare li. Poi, lui, il suo sogno lo aveva raggiunto. Quel Mondiale aveva coronato ogni suo desiderio.

Allora ciao, Formula 1. Vado a correre in America, nella serie a Stelle e Striscie della Formula CART.

Sono vecchio? Non mi frega, vinco lo stesso. Così fu. Trionfò anche negli Stati Uniti.

Non è la stessa sensazione. Ciò che la Formula 1 regala è un feeling unico.

Mansell Formula 1 Formula CART
Mansell Campione CART 1993.

Va bene, hai vinto anche oltre oceano. E adesso?

Adesso ti senti strano. Vincere è bello, ovunque. Si, ma vincere in Europa è una cosa diversa. Ciò che la Formula 1 ti trasmette è unico.

Senti le farfalle nello stomaco. Avverti che qualcosa sta tornando. ” Forse voglio ancora correre in Formula 1. Non riesco a starci lontano. La calamita è troppo attraente. Non posso scappare “.

Anno 1994. Stagione tragica, questa. Anno di cambiamenti. Mesi di stravolgimenti e incertezze. La scomparsa di Magic Ayrton Senna ha gettato i fans nello sconforto. Gli addetti ai lavori del paddock votano per il cambiamento. Ci vuole più sicurezza. Più chicane e macchine più sicure.

Frank Williams, che la tragedia l’ha vissuta, chiama Nigel. ” Ciao Leone, come sai il posto del povero Ayrton l’ho dato provvisoriamente al giovane Coulthard. Nel caso ci fosse bisogno della tua esperienza, posso contare su di te? Certo Frank, lasciamoci alle spalle i dissapori del 92′. Se tu mi chiami, io rispondo presente “.

L’età anagrafica non conta. Cosa vi avevo detto?

Ultime tre gare del 94′. Dopo il rientro per la gara di Francia, Nigel non perse le speranze. Quel ritiro bruciava, è vero, ma sapeva che la sua abilità era ancora intatta. D’altronte, aveva disputato solo quella corsa. Coulthard, ripreso il posto in scuderia, continuava a dimostrare poco. Sir Frank, per il trittico finale di campionato, decise di puntare ancora una volta su Mansell. Un ritiro e un quarto posto avrebbero tagliato le gambe a chiunque. Bene, a chiunque, non a Nigel. Dall’alto della sua furbizia, anche grazie all’incidente tra Schumacher e Damon Hill, riuscì a trionfare nell’ultima gara, disputatasi ad Adelaide.

Il vecchio Leone, a quarantuno anni suonati, aveva ruggito ancora, per l’ultima volta. La sua tenacia lo premiò per l’ultima volta nella sua carriera.

Quella voglia di Formula 1 stava flettendo verso il basso, e lui questo lo sapeva. In modo poco convinto accettò l’offerta di Ron Dennis, entrando a far parte della McLaren. Quel 1995 segnò la definitiva chiusura al mondo che tanto gli aveva regalato, tra dolori e gioie.

Il canto del cigno furono le ultime due corse disputate ad Imola e Barcellona. Quella passione era diventata troppo flebile. La voglia di vivere la vita e soprattutto la famiglia era veramente forte.

A metà stagione, il Leone andò a dormire. Quelle farfalle nello stomaco non c’erano più. A quasi quarantadue anni, Mansell appese il casco al chiodo. Bene, quel chiodo non si smosse più. Signore e signori, il Leone d’Inghilterra.

Capitolo 6: Quel Brasiliano con il lato sfortunato estremamente pronunciato.

San Paolo del Brasile è una città bellissima, piena di spiagge e ragazzi con il calcio nel cuore, sognanti di calciare quel pallone in mezzo allo stadio esultante. Bene, tra di essi ce ne sono diversi che hanno anche altri sogni. Macchina. Vroom Vroom. Esatto. Formula 1, Ayrton Senna, Leggenda. Queste tre cose scorrono nelle loro vene. Il sogno è comune; arrivare in Formula 1 e trionfare a Interlagos, nel circuito di casa.

Un ragazzino “Paulista” con origini Italiane, quel sogno lo vuole in maniera esasperata. Il suo nome è Felipe Massa. Tra sacrifici e ottimi risultati, quell’opportunità la fa sua. Grazie a dei super risultati nelle categorie minori riesce a scalare le ripide, arrivando a conquistarsi la chiamata della Sauber Petronas. Corre l’anno 2002.

Il ragazzino è diventato ragazzo. Adesso, il ragazzo ha stupito uno difficile da impressionare, un tipo autoritario. Quel tipo è Jean Todt, direttore della Ferrari. Quel Francese dal naso pronunciato punta tutto sul ragazzo “Paulista”. Per il 2006 lo vuole assolutamente in squadra, affiancando il più grande di tutti; il Kaiser.

Quest’ultimo si mostra gentile e fa scuola al “nuovo alunno”. Grazie ai suoi insegnamenti, il ragazzo impara tante cose. Ne assorbe così tanti di insegnamenti che nel 2008 arriva a giocarsi la vittoria del titolo di quella Formula 1 tanto amata.

Quella stagione gli riserverà un sogno e un incubo. Il primo, quello che desiderava da bambino; vincere ad Interlagos davanti alla marea di tifosi “Paulisti”. Il secondo, ahi lui, è l’incubo che mai avrebbe voluto vivere. Incubo e beffa. Perdere il Mondiale all’ultima gara, quella di casa, per solamente un punto.

Roba da matti. La sfortuna è una brutta bestia, purtroppo.

Lascio, ritorno subito e scappo di nuovo. Devo compiere ancora una missione prima di fuggire dalla Formula 1.

Massa Formula 1
Massa e la vittoria amara di Interlagos 08′.

Quel ragazzo, tra molte delusioni e poche gioie, intanto è diventato un uomo. Ha fatto la sua carriera, tra alti e bassi. In Ferrari ha avuto a che fare con compagni duri, Kimi Raikkonen e Fernando Alonso. Esatto, lui. Il Re Spagnolo. Nando, spessissimo, lo ha suonato come un tamburo. Poco importa. Felipe è comunque andato avanti, dimostrando di non essere poi così male.

Poi, nel 2009, quella sfiga lo aveva colpito ancora, questa volta con assurda veemenza. Lo sfortunato incidente dell’Ungaroring era stato altrettanto spaventoso.

Quando mai la sfortuna lo avrebbe lasciato in pace…

Intanto, Massa aveva dimostrato di sapersi rialzare. Dopo la fine dell’avventura in Rossa, nel 2014 era approdato in Williams. Tre stagioni, sempre tra alti e bassi, per dimostrare che non era poi così male. Poi, ad un tratto, quella voglia di Formula 1 stava passando. La volontà di godersi la famiglia era tanta. Poi c’era Pipo, il figlio, che aveva bisogno di lui. “ Allora va bene, lascio. In fin dei conti ho una certa età e i giovani sono estremamente veloci. Cosa posso dare ancora a questo mondo?

Ormai aveva deciso. A fine 2016 sarebbe andato in pensione. Peccato che la nuova situazione durò solo pochi mesi. Il giovane Lance Stroll, al debutto nella massima categoria, aveva bisogno di lui. Ciò che il Kaiser aveva fatto con Felipe, adesso stava capitando a Stroll. Massa avrebbe fatto scuola a Lance.

Per tutto il 2017 la lezione fu bella tosta. Molto spesso, l’alunno Stroll compii gravi errori. Il professore Massa, tra insegnamenti e sorpassi, fu comunque impeccabile. La missione era ormai terminata. “ Alunno Lance, adesso sei pronto per andare da solo. Io vado in pensione, meritatamente “.

Capitolo 7: Re Fernando dalle Asturie. Re e comandante supremo.

Alonso Formula 1
Brasile 05′. Fernando vince il primo titolo.

Ma come è possibile scalfire il trono del Kaiser Michael? Cosa si può fare? Probabilmente nulla, avranno pensato i vari Montoya, Raikkonen e Barrichello. Ah si? Sicuri? ” Io so come fare. Tra un paio d’anni lo farò. Sarò su quel trono vincente “.

Chi ha parlato? Chi è stato? ” Io, Fernando Alonso, pilota della Renault ed ex esordiente in Minardi “. Mai profezia fu più azzeccata. Quello straordinario talento di Oviedo, in un paio d’anni fu capace di issarsi dal centro gruppo alla testa della classifica. Ogni avversario che trovava, veniva letteralmente macinato. L’incredibile stagione del 2005 lo consacrò vincitore per la prima volta del Mondiale. Non solo. Dopo cinque anni, il trono del Kaiser venne abbattuto.

A suon di sorpassi e prestazioni lunari, Nando aveva messo a tacere ogni voce nel paddock. Il nuovo Re era lui; Re Fernando dalle Asturie, più precisamente da Oviedo. Non solo. Oltre ad essere incoronato Re, conquistò anche il titolo di imperatore supremo.

Vai a dirlo a Michael che il suo trono non esisteva più. E infatti, battaglia fu. Ancora.

La lotta del 2006, l’ultima veramente onorevole per il Kaiser Michael, la vinse ancora Re Fernando. Tra una vettura super competitiva e sorpassi da manuale, quello scettro fu ancora suo.

Se non sono più il Re, la colpa è della vettura. Nonostante ciò, io resto e sarò sempre comandante supremo della Formula 1.

Un Re, si sa, verrà scalzato da qualcuno prima o poi. Il regno di Nando, subirà attacchi da tutte le parti. Hamilton, Massa, Vettel, Webber, giusto per citarne qualcuno. Tutti questi, futuri o aspiranti eredi al trono, faranno parte della spedizione. Re Fernando abdicherà, è vero, ma mai con disonore.

La Renault prima, la Ferrari dopo e la McLaren dopo ancora, non gli consentiranno prestazioni tali da poter lottare con gli sfidanti. Solamente nel 2010, a bordo della vettura Rossa di Maranello, potrà battagliare seriamente per il titolo. E li, la sfortuna la fa da padrone. e alla grande. Ultima gara, strategia Ferrari da pazzi scellerati e un Russo tappo di Champagne per più di metà corsa.

Leggenda narra che al solo pronunciare del nome Vitali Petrov, Fernando Alonso potrebbe chiaramente perdere ogni lume della ragione. Voi direte… e per forza. Hai voglia di provare il sorpasso ovunque e chiudere dietro un Russo dal talento dubbio. Per giunta nella gara decisiva in cui ti giochi tutto.

Hai voglia di umiliare pubblicamente nei Team Radio i Nipponici della Honda. Quelli, uomini seri tutti d’un pezzo, ti fanno “fuori”. Per loro hai chiuso. Mai denigrarli in malo modo. ” GP2 Engine, GP2 Engine, Arghhhh “. Vettura da incubo, stagioni pure peggio e fine della storia. Del tipo ci eravamo tanto amati (o odiati ).

A fine 2018, dopo anni assolutamente oscuri, Fernando non aveva più voglia di Formula 1. Senza una vettura competitiva, cosa faccio? Al massimo lotto per il decimo posto, tanto vale andare in America e Let’s go to win the Triple Crown. Va bene, la 500 miglia non l’ha vinta, però il Re ha dimostrato di saperci ancora fare. Intanto, nel 2021 è tornato ai blocchi di partenza della Formula 1. Re o comandante, Nando è ancora la.

Seguici sui nostri canali social!

Se anche questa seconda parte dell’articolo è stata di tuo gradimento, non esitare a a condividerla con chi vuoi. Seguici sempre sui nostri canali social, per news e approfondimenti. Buon proseguimento di lettura su Fuori Pista.

Website | + posts

Appassionato della Formula 1 dei bei tempi.