Nigel Mansell. Il ruggito del Leone.

Nigel Mansell. Il ruggito del Leone.

12 Febbraio 2021 0 Di Nicola Sotgia
Tempo di lettura: 16 Minuti

Se hai un obbiettivo, non fermarti alle prime difficoltà. Storia di Nigel Mansell, pilota diventato Leone. Coriaceo, istrionico e dotato di immenso talento, nel 92′ vince il Titolo di Campione della Formula 1 a 39 anni, dimostrando al mondo intero tutta la sua grandezza. Con la sua caparbietà, la stagione seguente trionfa nel Campionato CART.

“Per tutta la carriera ho affrontato i dubbi degli altri. Adesso l’albo d’oro parla per me”.

— Nigel Mansell

Mansell in Williams

INSEGUIRE QUEL SOGNO.

Quando ti impegni in una cosa e fallisci, ci stai male. Se hai la forza di non mollare, di oltrepassare l’ostacolo, potrai riprovarci con un giusto mood. A volte, però, se la tua testa non si smuove è finita; basta, hai perso. In Formula 1, molti sono finiti in questa spirale. Tanti, ma non tutti. Tra quelli che non si sono dati per vinti c’è un combattente nato, uno con il quale puoi andare in guerra sapendo di tornare in trionfo. Sto parlando di Nigel Mansell. Lui, Inglese coriaceo e capace di infiammare le folle, è passato dallo svolgere una vita normale a sfrecciare in monoposto, tra insidie e pericoli pronti a trasformarsi in tragedia. Già, pericoli. Troppi, e solo per inseguire un obbiettivo, un sogno: correre in Formula 1.

“Io lotto, non getto la spugna. Sparlano di me? Non mi frega. Da oggi mostrerò chi sono veramente. Non sono mansueto: sono Mansell, un Leone, il Leone d’Inghilterra”.

“IL POLIZIOTTO VA VELOCE”.

Mansell in divisa
Mansell indossa la divisa da Police Officer.

“Andava troppo forte, le debbo fare la multa. Ma no Agente, non può chiudere un’occhio? No, mi spiace, non posso”. Ve la immaginate una conversazione di questo tipo con Mansell protagonista? Beh si, è un pilota, per cui può capitare che in strada si faccia prendere dalla foga. Lui, in realtà, i verbali li compilava. Già, perché Nigel Mansell, di professione faceva il poliziotto. Per ben undici anni, durante la sua permanenza sull’isola di Man, ha indossato la divisa di Police Officer. Che poi, rasentando il colmo, una volta venne multato per davvero. Nel 98′, a carriera già conclusa, a bordo della sua Bentley superò i limiti di velocità consentiti dalla legge Britannica. Questa, però, è un’altra storia.

In Mansell, classe 1953, la passione per le automobili sbocciò sin dalla tenera età. Durante il Gran Premio di Silverstone del 62′ assisté al trionfo di Jim Clark, prendendo subito una decisione. Da grande, avrebbe fatto il pilota. Purtroppo, si sa, le cose non vanno mai per il giusto verso. L’allora giovane Britannico dovette affrontare una lunga e tortuosa strada, piena di insidie e scampate tragedie. Due, per la precisione, che quasi gli costarono la tetraplegia. Nonostante il lavoro da Police Officer, inizia a correre nei kart. Si divide tra corse e numerosi mestieri. Tutto ciò che guadagna lo investe in pista.

Esordì in Formula Ford, nel 76′, ottenendo ben sei vittorie su nove appuntamenti. La stagione successiva trionfò su tutti, guadagnandosi il Titolo di campione. Le cose andavano bene, fino ad un certo punto. Durante una corsa ebbè un terribile incidente, rompendosi il collo. Per un miracolo, la lesione non danneggiò vertebre, lasciando in Mansell soltanto un grande spavento e una lunga riabilitazione. Pur di debuttare in Formula 3, nel 1978, ipotecò la casa. Nigel aveva fatto all-in. Sapeva di rischiare, ma non poteva fare altrimenti. Quando tutto sembrava filare liscio, la sua vita gli presentò altri problemi. Complice una vettura poco efficiente, nelle prime quattro gare non ottenne grandi risultati.

Mansell in Formula 3
Prime gare in Formula 3.

I soldi scarseggiavano; aveva assolutamente bisogno di sponsor. Purtroppo, nessun finanziatore decise di puntare su di lui. Rimasto a piedi, dovette riciclarsi in mille impieghi, arrivando addirittura a lavorare come lavavetri. Nel peggior periodo della sua vita, venne “salvato” dalla moglie Roseanne. Lei, donna carismatica e innamorata del marito, lo spronò in tutti i modi. Anche grazie a lei, Nigel si scrollò di dosso le negatività, continuando a lottare per il suo sogno. Finalmente, qualcuno si accorse del suo talento. Mansell seppe che il Team di David Price era in cerca di un pilota, così promosse la sua candidatura. Convinse Price a dargli un sedile, in cambio di “forza lavoro”. Già, perché nel contratto venne inserita una clausola in cui Nigel doveva impegnarsi a lavorare per la Unipart, sponsor della squadra.

Per la prima volta nella sua vita, l’Inglese non dovette pagare per correre, venendo anzi retribuito. Inutile dire che fece faville. Nonostante avesse un motore poco performante, Mansell riuscì comunque a vincere delle gare, mostrando a tutti una grande forza nei sorpassi. Incredibilmente, il destino aveva deciso di giocare con lui l’ennesimo scherzo. Dopo un contatto di gara con Andrea De Cesaris, uscì fuori pista, provocandosi gravi conseguenze. Con la grande forza di volontà che lo contraddistingue, non si diede per sconfitto, iniziando una lunga riabilitazione. Durante i mesi di fisioterapia, l’obbiettivo era sempre lo stesso: tornare, lottare e arrivare il più in alto possibile.

La spinta finale gliela diede Colin Chapman. Il geniale progettista Inglese, dopo averlo visionato in diverse gare, ne rimase profondamente folgorato. Per il patron Lotus, aveva delle caratteristiche molto interessanti. Oltre alla velocità, mostrava grande forza nella “bagarre”. Non ancora completamente ripresosi dall’incidente, Mansell volò in Francia, al Paul Ricard. Chapman, in cerca di un pilota da affiancare a Mario Andretti, organizzò un test. Oltre Nigel, erano presenti altri tre candidati, tutti dotati di grande talento. Tra questi, a spuntarla fu Elio De Angelis, che ottenne il posto in Formula 1. La gioia, però, arrivò anche per il “poliziotto”. Per lui, infatti, venne preparato un contratto da collaudatore.

1980 – 1984. MANSELL, IL MANSUETO.

Quel contratto, Mansell lo autografa. Lo merita, per tutto ciò che ha passato. Soprattutto, per come ha reagito. Ha affrontato di petto i problemi, risolvendoli e tornando più forte delle avversità. Il 17 Agosto 1980, quei sacrifici lo ripagano. Chapman, infatti, gli da la possibilità di correre il Gran Premio D’Austria, schierando una terza monoposto. Purtroppo, un malfunzionamento del propulsore non gli da scampo. Mansell si ritira. Poco male, dato che Colin lo farà correre anche nella successiva corsa, in Olanda. Il Britannico è pronto a rifarsi dalla delusione passata. Parte speranzoso dalla sedicesima posizione, a circa tre decimi dai due compagni di squadra, Andretti e De Angelis. Ancora una volta, però, la sfortuna si accanisce su di lui. I freni non vanno, per cui è costretto a rientrare e parcheggiare la vettura ai box; mesto ritiro.

Se ti chiami Mansell, non molli. Da grande combattivo, prova a riscattarsi in Italia, al Gran Premio di Monza. Niente, le cose non vanno. Dopo le pre- qualifiche, un tempo troppo alto lo condanna a non prendere parte alla gara. Sul suo nome, svetta quella sigla, quel non qualificato che fa male, malissimo al morale. Ancora una volta, Chapman crede in lui. Per il 1981, andrà ad affiancare Elio De Angelis. Per la Lotus, quelli sono anni di magra. La vettura è indietro rispetto a molti Team, le soluzioni non si trovano e l’ambiente non è dei migliori. Nigel ottiene il massimo a cui può aspirare, perdendo il confronto con il compagno di squadra. Nonostante queste premesse, il 17 Maggio 1981, conquista il suo primo podio in Formula 1. A Zolder, infatti, è autore di un’ottima prestazione, cosa che lo colloca sul gradino più basso del podio.

Il resto del campionato lo vede in difficoltà. Colleziona ben sei ritiri, che vanno a sommarsi ai due di inizio stagione. Arriva nei punti solamente in Spagna e in America, nel Gran Premio di Las Vegas. I soli otto punti guadagnati gli valgono la quattordicesima posizione in classifica finale. Il 1982 va ancora peggio. Nonostante la conquista del terzo posto a Jacarepaguà, Mansell va relativamente piano. De Angelis lo batte con facilità in quasi ogni gara, cosa che ovviamente da adito alle critiche. Nel Circus tutti parlano del Britannico, della sua poca combattività. Come, proprio lui. Quel ragazzo capace di impressionare nelle categorie minori, in Formula 1 è inesistente. La macchina, è vero, non va forte. Poi, il resto lo fa la pessima aria che tira in Lotus.

Mansell in Lotus
Mansell in Austria, alla guida dell’iconica Lotus.

Oltre a concludere l’anno con soli sette punti, il Britannico dovette affrontare la perdita del suo mentore, Colin Chapman. Il fantastico progettista fu vittima di un’infarto, che lo strappa alle piste e soprattutto alla vita. Il confronto con Elio non lo fa dormire. L’Italiano, vincendo in Austria, ha dimostrato di avere talento. E lui? Purtroppo, la svolta tarda ad arrivare. Non si capacita proprio. Eppure, anche lui ha talento da vendere. Perché non riesce ad imporsi? Nel paddock, data la mancanza di risultati, lo chiamano “Mansueto”. Già, è così poco competitivo che non da alcuna noia al compagno di Team.

Il nuovo direttore della squadra, Peter Warr, cercò in ogni modo di metterlo alla porta. Tra i due, il rapporto non decollò mai, tanto che Warr maturò una vera e propria antipatia nei confronti del pilota Inglese. Proprio nell’83’, avvenne un cambio di rotta. Mansell, alle prese con i soliti problemi che affliggevano la monoposto, diede la scossa alla sua Carriera. Quella voglia di combattere, che lo contraddistinse agli inizi del suo percorso, ritornò a scorrere nelle sue vene. Con quattro arrivi a punti, compreso il terzo posto di Brands Hatch, superò De Angelis in classifica. Conclusa la stagione con dieci punti iridati e un dodicesimo posto in campionato, prese più coscienza dei suoi mezzi.

Nigel era tornato coriaceo, quello che non mollava mai. La personalità mostrata in Formula 3 e Formula 2 si stava impossessando di nuovo della sua mente. Il lavoro svolto stava dando i suoi frutti. L’84’ iniziò con quattro ritiri di fila, ma Mansell non diede peso alla negatività. In Francia, grazie alla sua voglia di combattere, tagliò il traguardo in terza posizione. A Dallas, il “Mansueto” scomparve, lasciando intravedere il “Leone”. In qualifica sbaragliò la concorrenza, facendo registrare la sua prima Pole Position in Formula 1. In gara, senza giri di parole, dominò fino alla fine. Proprio quando la vittoria sembrava scontata, le gomme cedettero. Fermatosi a pochi metri dalla bandiera a scacchi, nonostante il regolamento lo vietasse, scese dalla monoposto e tentò invano di spingerla oltre il traguardo.

Complice il caldo torrido, lo sventurato Nigel stramazzò al suolo, esanime. In un solo gesto, il pilota Britannico entrò di colpo nel cuore degli appassionati. Quella sua ritrovata voglia di combattere lo aveva rigenerato, lanciandolo come idolo della folla. A Montecarlo, dopo aver condotto la gara per molti giri, urtò le barriere e dovette ritirarsi. A Zandvoort ottenne il secondo podio della stagione, arrivando terzo al traguardo. Nel mentre, il rapporto con Warr divenne insostenibile. A fine campionato, con tredici punti ed il nono posto finale, venne appiedato dalla Lotus per far spazio all’astro nascente Ayrton Senna. Mansell ricevette offerte dalla Arrows e dalla Williams.

Dopo aver valutato le varie opzioni, decise di firmare con Sir Frank, convinto soprattutto dalla presenza dei propulsori Honda.

“IL LEONE D’INGHILTERRA”.

Mansell trionfa a Brands Hatch
Brands Hatch 85′, trionfo del Leone.

Dal 1985 al 1988, per il pilota Britannico, si aprì un nuovo capitolo. Il Mansueto scomparve, lasciando spazio al Leone d’Inghilterra. Mansell, all’arrivo in Williams, ebbe dei problemi con Keke Rosberg. Il Finlandese, contrario all’ingaggio dell’ex pilota Lotus, osteggiò il nuovo compagno di Team, salvo poi ritornare sui suoi passi. Con il passare delle gare, infatti, i due instaurarono un rapporto di stima reciproca. La vettura, complice i “difetti di gioventù” del motore Honda, risultò difficile da guidare. Nonostante le problematiche, Nigel ottenne buoni risultati, classificandosi nei punti nella maggior parte delle gare. A fine stagione, arrivò la prima vittoria della Carriera in Formula 1. A Brands Hatch, dopo il terzo posto delle qualifiche, in gara il Leone bruciò tutti, concludendo in prima posizione.

Nel successivo appuntamento del Sudafrica, a Kyalami, Mansell bissò il successo del Gran Premio D’Europa. Dopo aver fatto segnare la Pole, il Leone condusse una gara perfetta, in cui condusse dal primo all’ultimo giro. Concluse la stagione con il ritiro di Adelaide. I 31 punti iridati conquistati gli valsero la sesta posizione in classifica, candidandolo come uno dei futuri contendenti al Titolo. Il biennio 86′ e 87′, infatti, lo proiettano tra i più veloci dell’intero paddock, facendogli sfiorare la vittoria Mondiale per ben due volte. Nel campionato del 1986, riesce a trionfare in cinque Gran Premi, accendendo la rivalità fra lui ed il compagno di squadra Nelson Piquet. Quest’ultimo accusava il Team di favoritismi nei confronti dell’Inglese, cosa che mandò su tutte le furie Patrick Head.

A volte però, chi troppo vuole nulla stringe. La lotta tra i due compagni di squadra fu così accesa che Prost ne approfittò. Nell’appuntamento finale, ad Adelaide, Nigel Mansell si presentò primo in classifica, con sette punti su Alain e nove su Nelson. Tutto sembrava andare per il meglio. In gara, l’Inglese stava chiaramente amministrando il vantaggio in campionato. Al giro 63, però, successe il finimondo. Nigel distrusse una gomma, dechappandola completamente, cosa che lo portò al ritiro e alla rinuncia dei sogni di gloria.

Mansell, Leone d'Inghilterra
Il Leone lotta e mai domo, prima o poi la spunta.

La stagione seguente si aprì con il netto dominio delle Williams, cosa che portò, ancora una volta alle stelle la rivalità tra i due compagni di squadra. La lotta al titolo, vista la velocità della vettura, si ridusse proprio a loro due. Mansell volò letteralmente, ottenendo sei vittorie. Il Leone aveva fame, e tanta. Questa volta, il Mondiale non gli sarebbe sfuggito per nessuna ragione. Con la vittoria di Messico, arrivò a Suzuka in vantaggio di 12 punti su Piquet. Ancora una volta, il destino decise di giocare lo scherzetto al pilota Britannico. Durante le prove libere, Nigel ebbe un’incidente. La prognosi recitò: frattura delle vertebre. Costretto a saltare anche il successivo appuntamento, disse addio al Titolo per il secondo anno di fila.

La stagione del 1988 iniziò all’insegna dei problemi. La Honda, passata a fornire i motori alla McLaren, abbandonò il progetto Williams. Sir Frank, vista la situazione, optò sui propulsori Judd. Sin dai primi test, la vettura risultò lenta e piena di problemi. Mansell, nel nome dell’amicizia con Frank Williams, rimase nella squadra, nonostante sapesse di non poter ambire al Mondiale. Il campionato venne letteralmente dominato dalla scuderia di Ron Dennis, lasciando le briciole agli altri Team. Il Leone, alle prese con una monoposto orribile, collezionò un numero altissimo di ritiri, ben dodici.

Gli unici piazzamenti a punti li ottenne a Silverstone e a Jerez, in cui salì sul secondo gradino del podio. A causa di problemi fisici, dovette saltare anche due appuntamenti Mondiali. Ormai, il suo tempo in Williams stava finendo. Contattato dalla Ferrari, Mansell non si lasciò sfuggire l’occasione di firmare per la scuderia di Maranello. A fine stagione, con 12 punti e il nono posto in classifica, Nigel salutò il vecchio Team, passando in quello del “Cavallino Rampante”. Al suo fianco trovò l’Austriaco Gerhard Berger, pilota veloce e in grado di compiere ottime gare.

IL LEONE FERITO NON MUORE MAI.

In Ferrari, le cose non andarono come ci si aspettava. La monoposto, ritenuta affidabile e prestazionale, si rivelò piena di problemi. Nonostante queste premesse, Nigel iniziò l’89’ con una vittoria, ottenendola sul tracciato di Jacarepaguà. Quattro ritiri e una squalifica lo fecero precipitare in campionato, riprendendosi nella seconda parte di stagione. Con cinque podi consecutivi, tra cui una vittoria in Ungheria, il Leone diede segni di vita. Gli ultimi cinque appuntamenti, però, lo videro ancora in difficoltà, non conquistando punti. Chiuse al quarto posto in Campionato, totalizzando 38 punti.

Il 1990, per il morale dell’Inglese, fu ancora peggio. Ottenne una sola vittoria nell’arco della stagione, con all’attivo soli cinque punti. Se il nuovo compagno di squadra, Alain Prost, si giocò il campionato fino alla fine, il Leone non riuscì ad incidere. I motivi furono tanti, complice una monoposto poco adatta al suo stile. Oltre a questo, si sommarono altre cose, tra cui critiche poco velate nei suoi confronti. In Ferrari, infatti, il rapporto con il Britannico si era ormai logorato da tempo. Per certi versi sconsolato, Mansell annunciò il ritiro dalle corse, salvo poi tornare sui suoi passi e firmare un contratto con il suo vecchio Team, la Williams.

Lasciò la “Rossa di Maranello” tra le polemiche, con 37 punti ed un quinto posto iridato. Il Leone ferito non muore mai, così Mansell si riprese ed iniziò con grande motivazione la sua seconda avventura nella squadra di Grove. Nonostante tre ritiri nelle prime gare, si riscatta subito con due podi, a Montecarlo e in Messico. Accumula un ritardo di 30 punti dal Leader del Mondiale Senna, ma non molla. Con una favolosa seconda parte di stagione, si rifà incredibilmente sotto al Brasiliano. Con cinque vittorie e un secondo posto, arriva a Suzuka pronto a dare battaglia. La supremazia di Ayrton, però, non si batte. Complice un ritiro, avvenuto al decimo giro, il Leone deve mollare la presa, lasciando il Titolo nelle mani di “Magic”.

La sfortuna dell’Inglese, che fin li non gli aveva permesso di vincere il Mondiale, lasciò spazio al miracolo. Nel 92′, dopo ben dodici anni dal suo esordio in Formula 1, Mansell divenne Campione, dominando in lungo e in largo. La macchina, dotata di sospensioni attive, era imprendibile. Lui fu abile a sfruttarne il potenziale, battendo anche il suo compagno di squadra Patrese. La cavalcata trionfale mise in mostra Nigel in tutto il suo talento. Con nove vittorie su sedici gare e 108 punti Iridati, il Leone spazzò via tutti gli avversari. Con 39 primavere alle spalle, il Britannico intuì la voglia di cambiamento in casa Williams. Il Team di Grove decise di puntare su Prost, scaricando di fatto il Campione uscente.

TITOLO CART, RITORNO IN FORMULA 1 E RITIRO.

Accettato il fatto, Mansell “emigrò” in America, andando a correre in Formula CART. Dunque, per il 93′ firmò un contratto con la Newman-Haas Racing. Nel Team, come compagno, trovò Mario Andretti. Il Leone, già dalle prime battute del campionato, stupì tutti. Incredibilmente, ebbe un veloce adattamento alle nuove monoposto, lasciandosi dietro numerosi veterani. Nella prima parte di stagione, con due vittorie e cinque podi, si candidò prepotentemente alla vittoria finale. Mantenne un’ottimo rendimento anche nelle successive gare, trionfando in tre appuntamenti. Oltre ai grandi numeri relativi alle vittorie, l’Inglese impressionò anche sul giro veloce, ottenendo numerose Pole Position.

A Laguna Seca, ultima gara del campionato, venne incoronato vincitore del Titolo, con ben 191 punti. Rimase in CART anche nella stagione seguente, non riuscendo, però, a bissare il successo del 1993. Nel mentre, in Formula 1, successe di tutto. Con la morte di Ayrton Senna, il circus venne travolto da critiche riguardanti la sicurezza. Anche Sir Frank non se la passava bene, accusato e messo sotto processo per la tragedia avvenuta ad Imola. Mansell venne contattato proprio dall’amico e suo ex datore di lavoro. Williams aveva bisogno di esperienza per sviluppare la vettura e renderla il più competitiva possibile. Con Damon Hill in lotta per la vittoria finale, Frank chiese al Leone di dargli una mano.

Quest’ultimo accettò, ritornando in Formula 1 dopo due anni dal suo trionfo. Partecipò alle ultime tre gare, ottenendo la sua ultima Pole ad Adelaide. La Domenica, complice l’incidente tra Schumacher ed Hill, tagliò il traguardo in prima posizione, marcando la vittoria per l’ultima volta in Carriera. Incerto sul suo futuro, Mansell firmò comunque un contratto con la McLaren. Non convinto dalla bontà dei nuovi propulsori Mercedes, dopo un ritiro ed un decimo posto, decise di ritirarsi dalle corse. Con il suo talento e quella voglia irrefrenabile di lottare, il Leone d’Inghilterra riuscì a farsi amare da tutti, compresi i tifosi di altre scuderie. Che dire; personalità così, nell’odierna Formula 1 mancano come il pane. Nigel Mansell, che spettacolo!

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Appassionato della Formula 1 dei bei tempi.