Sotto il casco: Il cervello dei piloti

20 Settembre 2021 0 Di priscamanzoni

Non è una novità il fatto che i piloti abbiano capacità straordinarie: ascoltare i suggerimenti in radio, reagire agli incidenti, cambiare le impostazioni sul volante e guidare nel mentre a 300 km/h. Queste abilità fuori dal comune si possono spiegare sotto un profilo scientifico, andando ad analizzare cosa accade nella mente di un pilota professionista, come ha fatto il team di Formula Medicine.

L’esperimento

Lo scopo del lavoro era dimostrare qualora gli eccezionali livelli di performance ottenuti da piloti professionisti fossero associati a una funzione e struttura del cervello diversa da quella di autisti inesperti.

L’ipotesi è supportata dal fatto che guidare una macchina di Formula Uno viene considerata una condizione para-fisiologica, ovvero uno stato in cui il cervello deve elaborare il movimento e l’informazione motoria in modo più veloce e impegnativo rispetto al normale. Questo fatto è comune tra i migliori atleti e i musicisti ed è associato a specifici cambiamenti nella morfologia del cervello, in particolare a un rafforzamento delle connessioni tra regioni rilevanti per quell’ abilità.

I partecipanti erano divisi in due gruppi: da un lato, 11 piloti professionisti con esperienza in Formula 1, Formula 3 e campionati mondiali. Dall’altro altrettanti semplici cittadini volontari, persone come noi che usano la macchina per attività quotidiane. Tutti sono stati sottoposti a una risonanza magnetica mentre guardavano on-board su quattro circuiti: Spa-Francorchamps, Mangy-Cours, Imola e il Bahrain.

Come da ipotesi, i collegamenti tra le aree cerebrali destinate alla guida erano molto più forti in piloti professionisti piuttosto che in guidatori occasionali. Inoltre, un’ ulteriore rilevazione ha mostrato una grande densità di materia grigia in quelle zone.

I risultati

Nella foto si può vedere, attraverso il sistema ISC, l’attività di determinate zone del cervello. Le rilevazioni superiori sono in autisti amatoriali, quelle inferiori in piloti professionisti. Come si può vedere, più zone sono attivate, e in modo più forte, nei professionisti.

Sia nei piloti esperti come in quelli principianti, la forma di guida passiva ha attivato regioni corticali della vista, che si trovano sulla parte posteriore e superiore dell’encefalo. Nell’immagine sopra, questo si vede dalle grandi zone arancioni, che indicano le zone in attività, nei disegni sulla sinistra, comuni tra professionisti e amatoriali. I piloti, invece, avevano grande sincronia anche in molte altre regioni corticali associate con la vigilanza, controllo motorio, attenzione e comportamento alla guida. Esse si vedono nell’immagine dal fatto che le zone attive nel momento di guardare il video sono maggiori.

L’analisi a ISC ha confermato il risultato, indicando un legame più forte tra le aree dedite alla pianificazione motoria, il controllo motorio e decisioni tempestive. Trasversali a queste aree, erano molto in attività i gangli basali. Essi sono molti importanti in quanto permettono di apprendere un nuovo comportamento motorio e nel recuperare il gesto dopo che è stato completamente automatizzato. Dunque, nei piloti i neuroni stavano scambiando tra loro informazioni a ritmo molto maggiore durante la guida passiva, recuperando e rappresentando informazioni legate alle abilità di guida.

Inoltre, i risultati mostrano che i piloti, guardando la gara, pensavano ai gesti e ai comandi a loro familiari; al contrario, i guidatori non esperti attivano solo la corteccia visiva. In parole povere, i piloti si immaginano nella gara, mentre i civili la guardano e basta.

L’anatomia

Come dimostra uno studio precedente, bastano solo due ore al simulatore per cambiare la struttura anatomica del cervello di un umano. Dunque, cosa possono fare giorni e giorni? Una rilevazione ha misurato un aumento della densità della materia grigia, nelle zone associate con aspetti del comportamento alla guida come la corteccia motoria e i gangli basali. Questi ultimi, inoltre, sono coinvolti nell’eseguire e nel controllare le azioni, ma anche zone per la memoria spaziale e la navigazione. Inoltre, questo volume è maggiore nei piloti più esperti e prolifici, che hanno ottenuto più podi. Dunque, è utile pensare che sia possibile per loro immagazzinare facilmente mappe spaziali di circuiti e, ricordandola, ottenere una migliore linea di guida.

Nell’immagine, in blu la densità media di materia grigia nei piloti, in verte quella di semplici guidatori.

Se siete arrivati fino a qui, vi ringrazio per l’attenzione. Sarete forse venticinque lettori, amanti di Gray’s Anatomy e Siamo fatti così. In ogni caso, complimenti: Avete ottenuto la vostra laurea ad honorem in medicina.

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