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Un giro di pista: il Jeddah Corniche Circuit (GP di Arabia Saudita)

Il penultimo round di questo campionato si correrà, come ben sappiamo, sul circuito di Jeddah. Scopriamone insieme i segreti e cosa aspettarci.

Superando le incertezze legate alla fine dei lavori per il circuito, la pista è finalmente pronta per ospitare il GP di Jeddah, con l’Arabia Saudita che entra quindi per la prima volta nel calendario della F1. La tappa in terra araba ha sollevato non poche polemiche, dal dress code in paddock molto severo successivamente “ammorbidito” alla diatriba che vede il circus del “We race as one” approdare in uno degli Stati più problematici in termini di differenze di genere e diritti umani. Nonostante ciò, tutto è pronto per l’evento, che potrebbe vedere decidersi il campionato prima di arrivare ad Abu Dhabi per il gran finale. Penultima tappa anche per il mondiale di F2.

Il circuito

Il circuito, cittadino, si districa tra le strade della cittadina costiera di Jeddah, il secondo centro più importante dell’Arabia Saudita dopo la capitale Riyadh. Disegnato dall’intramontabile Hermann Tilke, il circuito è percorribile con una velocità media, stimata attraverso simulazioni, di 252,8 km/h, secondo solo all’Autodromo di Monza. Quello di Jeddah è anche il secondo tracciato più lungo del campionato, con 6,2 km dietro al circuito di Spa-Francorshamps. Elevatissimo, inoltre, il numero di curve: ben 27, 11 a destra e 16 a sinistra. 3 sono invece le zone DRS. La gara, inoltre, si svolgerà in notturna come a Singapore. Il circuito di Jeddah ospiterà solamente le edizioni 2021 e 2022 del GP di Arabia Saudita, visto che dal 2023 è previsto lo spostamento dell’evento al nuovo autodromo in costruzione presso la città di Qiddiya.

Analisi e disclaimer

Visto che non ci sono ancora onboard delle monoposto a Jeddah, utilizziamo, come per il Qatar, il grande livello di simulazione che hanno raggiunto i moderni videogiochi di guida, in questo caso il titolo F1 della Codemasters. Come sempre, l’analisi non è professionale, ma puramente basata sullo studio amatoriale degli onboard. Andiamo a studiare l’hotlap di Jarno Opmeer, uno dei piloti e-sports più veloci al mondo, campione del mondiale F1 dell’anno scorso. I crediti del video vanno al suo canale YouTube.

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Primo settore

Il primo settore va dal rettilineo principale, prima zona DRS, fino dopo curva 12. Si arriva in curva 1 a circa 320 km/h e si frena tra il cartello dei 100m e quello dei 50m. Si aggrediscono curve 1 e 2 utilizzando in maniera aggressiva il cordolo. Ci si allarga poi per andare a prendere il cordolo esterno e buttarsi nella velocissima curva 3. Si aggredisce in maniera decisa anche il cordolo interno di curva 4 e poi subito verso curva 5, molto veloce anche questa. Subito cambio di direzione per curva 6 e 7, che vanno raccordate. Molto vicine sono poi curve 8 e 9, anch’esse da raccordare come fossero un’unica curva. Si aggredisce di nuovo il cordolo per curva 10 e si esce fortissimi per curve 11 e 12, velocissime. Ci si immette poi nella seconda zona DRS.

Secondo settore

Il secondo settore va da curva 13 a dopo curva 20. Si arriva in curva 13 a circa 310 km/h e si frena forte per entrare poi nell’ampio curvone a sinistra, dove bisogna cercare di tenersi il più interni possibile. Curva 14, a destra, è velocissima così come la sezione a S delle curve 15-16-17. Altra sezione velocissima, quasi con un rettilineo è quella delle curve 18-19-20.

Terzo settore

Il terzo settore si apre con il veloce curvone di curva 21 e si conclude con il traguardo. Prima di curva 22 si frena al cartello dei 50m e si aggredisce la curva. Poi, vi è subito curve 23 e 24. Si apre poi il DRS una terza volta e si affronta il veloce tratto di curve 25 e 26, per poi arrivare alla grande staccata di curva 27, che riporta sul rettilineo principale.

Cosa dobbiamo aspettarci dal punto di vista tecnico?

Ovviamente, essendo quello di Jeddah un circuito nuovo sul quale non si è mai corso prima, non abbiamo tante informazioni per potere delineare il setup che i team andranno a scegliere. Sicuramente un ruolo fondamentale lo giocherà la power unit, che sarà duramente messa alla prova. Le stime dicono che i piloti staranno a gas completamente spalancato per il 79% del tempo sul giro. Una percentuale che, se confermata, sarebbe altissima. Staremo a vedere quindi, se l’unità propulsiva di Mercedes montata in Brasile su Hamilton avrà la meglio oppure se Red Bull tirerà fuori qualche cavallo in più. Interessante sarà anche vedere il confronto tra McLaren e il motore aggiornato di Ferrari.

Per quanto riguardo l’aerodinamica, il dubbio è sempre quello tra una velocità di punta molto alta, o un’alta tenuta in curva. I vari curvoni potrebbero suggerire un assetto più carico per avere molta stabilità in curva, anche se su questo circuito non è possibile, ovviamente, sacrificare della velocità.

I freni non dovrebbero essere troppo sollecitati, mentre anche per il gruppo delle sospensioni non ci si aspetta un ruolo di prima fascia. Infatti non sembra essere necessario andare a ricercare il grip meccanico, se non in un paio di punti. Occhio però alla taratura delle molle, da affinare per permettere ai piloti di agggredire al meglio i cordoli.

Come mescole, Pirelli ha deciso di portare le opzioni intermedie della gamma, ovvero C2, C3 e C4, rispettivamente Hard, Medium e Soft.

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