Alexander Albon è tornato in Formula uno dopo un anno di pausa, distaccandosi dalla famiglia Red Bull, che lo aveva fatto debuttare, e legandosi alla Williams.
Un cambio di scuderia è spesso sinonimo di un cambio di prospettive. Se si passa ad un team più prestante si potrà puntare a buoni piazzamenti in posizioni prestigiose, viceversa si passerà a lottare per posizioni di rincalzo. Nonostante ciò, anche provare a conquistare l’ultima posizione che assegna punti può far in modo che il pilota si tolga molte soddisfazioni.
Le parole di Albon
Il pilota della Williams Alexander Albon è della stessa opinione. Se sei in un top team, finire in sesta o settima posizione è come una sconfitta. Se sei in un team come Williams è già un ottimo risultato ottenere dei punti, cosa che accade se si mette a punto la vettura nel miglior modo possibile.

Questa è la grande differenza che il thailandese trova tra guidare per la Red Bull e la Williams. Anche essere eliminati in Q1 può avere i propri lati positivi, se si sente che il giro era buono e che la macchina era buona. Ti sembra che come squadra si sono massimizzati tutti gli aspetti e devi imparare a valutare ciò in modo positivo anche se non sembra.
La gestione della pressione
In un team meno prestante, la pressione dovrebbe essere più bassa che in un team che lotta per delle vittorie. Albon sostiene però che oltre le critiche auto imposte, ci sono anche quelle che arrivano da fuori. Anche con meno riflettori puntati addosso, quindi, le aspettative da rispettare sono comunque presenti, soprattutto quelle che il thailandese sente di imporsi da solo.

L’analisi della prima parte di stagione
Nell’intervista rilasciata a motorsport.com, Albon ha analizzato anche la sua metà di stagione appena conclusa. Ovviamente l’anno sabbatico non ha aiutato, ma nonostante tutto il bilancio è interamente positivo, anche grazie al nuovo regolamento che ha livellato le prestazioni di tutti i team.

In ogni caso, è difficile capire dov’è il limite rispetto all’anno scorso, secondo il thailandese, non si possono fare comparazioni tra le vetture di quest’anno e quelle precedenti. Comunque, in alcune gare il team ha conquistato punti pur forse non avendone il potenziale, il che rende il risultato pieno di valore.

Passare in un team meno forte, dunque, non è sinonimo di meno pressioni o meno ambizioni. Basti pensare a quanti soldi in più possa portare ottenere una posizione in classifica superiore. Certo è che nessuno in questo mondo potrebbe pensare che guidare in Formula uno possa essere facile, date soprattutto le enormi pressioni a cui ogni pilota è sottoposto, sia esso il primo dello schieramento o l’ultimo.

