Durante la prima sessione di prove libere sul circuito di Zandvoort, team e piloti saranno chiamati a testare una zona DRS “estesa”, che comprenderà anche l’ultima curva sopraelevata.
Dopo un’astinenza pluridecennale, durante la scorsa stagione la Formula 1 è finalmente ritornata a correre in Olanda per la prima volta dal 1985. Per poter ospitare le vetture del 2021, profondamente diverse da quelle degli anni Ottanta, il circuito di Zandvoort ha subito delle modifiche al proprio layout e, in particolare, l’ultima curva (la sopraelevata Arie Luyendyk Bocht) ha ricevuto un’inclinazione di 18° rispetto al livello del terreno con lo scopo di creare un ulteriore punto di sorpasso.

Anche le zone DRS hanno contribuito a modificare il layout del circuito di Zandvoort. Originariamente, la seconda zona DRS del tracciato olandese doveva iniziare prima della curva, per poter aumentare la velocità di punta delle vetture e quindi le possibilità di sorpasso lungo il rettilineo principale. Tuttavia, per ovvi motivi di sicurezza la FIA ha deciso di ridurre la zona limitandola al solo rettilineo, in maniera tale che i piloti potessero percorrere la curva sopraelevata senza assumere particolari rischi. La mancanza di azione nella gara dell’anno scorso ha però spinto i vertici della F1 a rivisitare l’idea presentata lo scorso anno, pensando di testare, durante le prove libere del venerdì, una zona DRS più estesa.
“La nostra intenzione è di introdurre il DRS anche nell’ultima curva per migliorare un po’ l’azione in pista. Su questo tema, però, stiamo ancora indecisi e chiederemo ai team il loro feedback. Glielo abbiamo già chiesto durante le simulazioni e glielo chiederemo anche dopo le FP1. E, se dovessimo registrare un rischio, anche remoto, per la sicurezza, allora chiaramente agiremo per cambiare [il layout, ndr] dopo le FP1” ha detto Tombazis, membro FIA e in particolare responsabile tecnico del reparto monoposto.
Effetti sugli pneumatici
Anche Mario Isola è intervenuto riguardo la possibile modifica della zona DRS nell’ultimo tratto di Zandvoort. Il manager Pirelli ha infatti affermato che la mossa avrà sicuramente un effetto sul carico aerodinamico complessivo della vettura, ma ha precisato che al momento è impossibile prevedere in che modo tale provvedimento andrà ad influenzare il degrado gomma.
“Di solito quando si apre il DRS il carico viene trasferito sull’anteriore, quindi le gomme anteriori ricevono molto carico in più rispetto quelle posteriori. Dobbiamo controllare i dati dopo il test per capire se in questa particolare condizione le posteriori stanno scivolando. […] La superficie del battistrada potrebbe surriscaldarsi, per esempio, ma al momento è un difficile fare una previsione adeguata” ha ammesso Isola.
La scelta Pirelli: pneumatici più duri per un maggiore spettacolo in pista
Rimanendo nell’ottica di un maggiore spettacolo in pista, Isola auspica che la presenza dei compound C1, C2 e C3, i più duri della famiglia di pneumatici Pirelli, possa indurre squadre e piloti ad adottare strategie a due o più soste. “Speriamo che la scelta di pneumatici previsti per Zandvoort possa garantire più azione e più sorpassi. Se si verifica su un giro corto come quello di Zandvoort, dove la situazione è simile a quella che avevamo a Budapest, allora la mescola dura non è una scelta adatta per la gara e le squadre si concentreranno su gomme medie e morbide. Ciò dovrebbe portare i team a seguire strategie a due soste” ha dihiarato in conclusione il manager lombardo.

