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Niki Lauda e lo straordinario recupero dopo il Nurburgring del 1976

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La leggenda narra che sia stato forgiato nel ferro, la realtà lo colloca nell’olimpo dei prodigi: Niki Lauda, quarantadue giorni per entrare nella storia

Primo giorno d’agosto 1976, piena estate, caldo torrido. Nella griglia del Nurburgring aleggia un profumo acre, amabile e pungente allo stesso tempo. Sono anni in cui le grid girls spopolano nel circus, con il loro portamento sensuale, quasi come una vettura che derapa in uscita di curva (lo sa bene James Hunt). Le loro fragranze, dolci e floreali, si mescolano all’odore di benzina e gomma bruciata. A quei tempi, la Formula 1 è tutto questo: da un lato spettacolo e sentimenti, dall’altro solo lacrime e morte. Lo sa bene Niki Lauda che, fino a quel momento, era il main character del paddock.

Tutti parlano di lui: rotocalchi sportivi, cronaca rosa, magazine immobiliari e chi più ne ha più ne metta. Insomma, è la vera star del momento. Eppure, mica è bello. Anzi, per la maggior parte degli addetti ai lavori è pure antipatico. Dalla sua, però, ha due cose fondamentali. La prima, quella più importante, si chiama talento. La seconda, risponde alla dicitura pilota della Scuderia Ferrari. Se possiedi queste due caratteristiche, è impossibile non far colpo tra stampa e appassionati. Niki Lauda, fino a pochi istanti prima del semaforo verde, ha la situazione in totale controllo.

La classifica gli sorride e, secondo il parere di appassionati e addetti ai lavori, la vittoria del campionato è solamente una formalità. Nessuno è veloce, costante e calcolatore come Lauda. Rischia il necessario, Niki. Mai una mossa azzardata, nemmeno se si trova in lotta per la vittoria. Al sabato si è qualificato secondo, nove decimi alle spalle del suo amico-rivale James Hunt. Niente panico. Il ritmo per stracciare la concorrenza c’è, basta avere pazienza in partenza e sprigionare i cavalli del suo propulsore quando avrà un buon margine per il sorpasso. Il piano è, anzi era, questo.

Il tremendo impatto alla curva Bergwerk e il drammatico rogo: Lauda rischia grosso

Manca poco alla partenza. Di colpo inizia a piovigginare. Niente di catastrofico, solo una pioggerellina che bagna il circuito. Tutti decidono di montare pneumatici da bagnato, tranne il tedesco Jochen Mass. Il pilota della McLaren, consigliato da un suo amico, opta per le coperture slick, prevedendo la fine della pioggia in pochi minuti. Nonostante il caos in griglia di partenza, gli organizzatori decidono che le condizioni sono accettabili. L’asfalto del Ring è insidioso, con punti di frenata in cui non vedi completamente il tornante successivo.

Per questo, Lauda ha sempre opposto una certa resistenza verso questa corsa. Sia chiaro, resistenza e non paura, visto che il record del tracciato è comunque suo. Per il pilota austriaco, il Nurburgring andrebbe cancellato dal calendario. Troppi rischi, meglio un altro circuito. Nonostante anni di proteste, nessuno gli da corda. Anzi, qualcuno lo bolla come poco coraggioso. A quel punto, è ovvio che non può tirarsi indietro. Magari un presentimento ce l’ha, ma appena abbassa la visiera tutto passa. E, forse, il presentimento ce l’ha anche la sua amata Marlene, che quel giorno non c’è.

L’adrenalina sale, il sudore inizia a gocciolare dalla fronte. Scatta il rosso, poi il verde si spegne. Niki schiaccia sull’acceleratore, con il sinistro preme il pedale della frizione. Pattina leggermente, perdendo qualche posizione. Nulla di irreparabile, pensa. Intanto, Jochen Mass sorpassa il gruppo come un forsennato, portandosi presto in prima posizione. Il tedesco, che ha giocato il tutto per tutto, prende il largo, mentre gli altri entrano ai box per sostituire gli pneumatici. Niki, montate le nuove coperture, esce dalla pit lane con l’obiettivo di recuperare il terreno perduto.

Niki Lauda, Nurburgring, James Hunt
L’incidente del Nurburgring, con la vettura di Niki Lauda in fiamme

Il pilota del Cavallino Rampante cerca il ritmo perfetto, quello che pensava di avere prima della partenza. Forse a causa delle gomme ancora fredde, il nativo di Vienna non riesce a esprimere tutto il potenziale della sua vettura. Il pericolo è in agguato. Niki spinge a tavoletta ma, in entrata della curva Bergwerk, perde completamente il posteriore della monoposto, sbattendo rovinosamente contro la parete rocciosa a lato della pista (come detto, le protezioni del Nurburgring erano insufficienti). Nell’impatto, la benzina fuoriesce dal serbatoio, dando vita a un rogo spaventoso.

Sfortunatamente, dopo pochi istanti il casco si sfila dalla testa del pilota, rotolando a qualche centinaio di metri dalla vettura. Il capo di Niki è indifeso dinnanzi alle fiamme, mentre l’austriaco si dimena nel tentativo di evadere dalla sua auto. In mezzo a fumo e rottami sopraggiungono alcune monoposto che, a causa della scarsa visibilità, impattano contro il mezzo dell’austriaco, alimentando ancor di più l’incendio. I soccorsi tardano (anche vista la lunghezza del Nurburgring) e, vista la drammatica situazione, Arturo Merzario decide di rischiare la pelle per salvare il collega.

Il cowboy nostrano parcheggia la vettura sull’erba, corre verso la Ferrari avvolta dal fuoco e, con l’aiuto di Harald Ertl, Guy Edwards e Brett Lunger riesce a slacciare le cinture al povero Lauda, liberandolo dalle fiamme. Successivamente, il nativo di Civenna estrae il collega dalla monoposto, adagiandolo a bordo pista. Qui, Niki deve completamente la vita a Merzario: quest’ultimo gli pratica un tempestivo massaggio cardiaco (l’austriaco era ormai privo di sensi), dandogli il tempo necessario fino all’arrivo dell’autoambulanza. Dopo una decina di minuti, Lauda viene finalmente caricato sulla barella, attaccato alle flebo e trasportato in elicottero nell’ospedale di Manheim.

La veloce riabilitazione e il rientro immediato nel paddock: Lauda stupisce il mondo

Il viso di Niki è sfigurato, in gran parte bruciato. Il problema, però, non sono le ustioni, ma i gas tossici inalati dai polmoni del pilota. Per i medici, il suo è un caso disperato. Marlene, sua moglie, corre immediatamente in ospedale. Le è stato detto che il marito è prossimo alla morte, che le speranze sono prossime allo zero assoluto. Un prete della struttura gli ha addirittura donato l’estrema unzione. Insomma, la situazione è catastrofica.

Marlene si siede vicino a Niki, gli sussurra qualcosa con gli occhi pieni di lacrime. Lo sfiora, gli dice che lo ama alla follia. Il consorte ascolta, annuisce e replica con un filo di voce. Quella è la scossa che gli da la forza di reagire, di non piegarsi davanti all’insormontabile destino. Da li in avanti, il pilota del Cavallino Rampante inizia a lottare con tutte le sue forze, superando settimane di sanguinose e dolorose terapie. Per prima cosa, subisce l’aspirazione dei liquidi dai polmoni, ripetendo l’operazione almeno un paio di volte al giorno per circa due settimane.

Successivamente subisce un innesto di pelle sulla fronte e intorno agli occhi (viene presa la pelle della coscia del pilota), venendo bendato completamente. Anche in questo caso, il dolore è atroce. Quando le infermiere eseguono il cambio delle bende, Lauda non riesce a trattenere le urla, mentre il sangue scende copiosamente dalle ferite. Fa male, tanto. Fa più male, al suo orgoglio, la notizia del suo sostituto, contattato da Enzo Ferrari mentre l’austriaco è moribondo in ospedale (da qui il rapporto con il drake, già compromesso, si incrina quasi definitivamente).

Inoltre, il campionato sta prendendo una piega inaspettata. L’assenza di Lauda ha infatti spianato la strada all’inglese James Hunt, abile a collezionare vittorie su vittorie, riducendo sensibilmente il proprio distacco dalla vetta. La sua tenacia lo spinge oltre ogni limite e, anche grazie al supporto morale della consorte, esce dalla clinica in circa tre settimane. Un recupero mai visto. Nessuno ci credeva, tranne lui e forse Marlene. Però, Niki Lauda non è umano. Lui è il computer, un cyborg in grado di compiere anche missioni impossibili agli altri.

Niki Lauda, Nurburgring, James Hunt
Niki Lauda e Marlene Knauss, la sua prima moglie

Nel paddock incominciano a circolare voci sul suo ipotetico ritorno in pista. Tutti bollano le indiscrezioni come stupidaggini: un incidente del genere ti lascia segnato per sempre, è improbabile che ritorni quello di prima. Però, quando il gioco si fa duro, Niki Lauda risponde presente. Va a Fiorano, si mette il casco con le ferite ancora aperte, sale in macchina e spinge. Le sensazioni, almeno nei primi giri, sono contrastanti. I ricordi del Nurburgring si affacciano prepotentemente ma, giro dopo giro, la situazione migliora sensibilmente: il vecchio Lauda sta tornando.

Il dieci settembre, Lauda si presenta in pista a Monza, pronto per sostenere le visite mediche. Ottenuto l’ok per disputare il gran premio, il nativo di Vienna sale in macchina per le prove, guidando per la prima volta dopo l’incidente del Nurburgring sull’asfalto bagnato. Al sabato, il pilota del Cavallino Rampante ottiene il quinto tempo, mettendosi alle spalle quello che sarebbe dovuto essere il suo sostituto, l’argentino Carlos Reutmann (che esordì al volante della Ferrari proprio quel giorno). Questo risultato venne accolto con grande stupore e felicità, soprattutto dai supporter del Cavallino (mentre parte della stampa e Enzo Ferrari stesso ritenevano improbabile che Lauda tornasse quello pre-Nurburgring).

Ecco il fatidico giorno, Domenica 12 settembre 1976. Dopo quarantadue giorni dal rogo del Nurburgring, Niki Lauda è pronto a disputare la corsa del rientro in pista, quella in cui si vedrà il reale stato di forma del pilota austriaco. Tutti i fotografi sono per lui, in griglia non si parla d’altro. Meccanici e addetti ai lavori lo scrutano con interesse, quasi fosse un alieno appena atterrato dallo spazio. Infila il casco, con ancora alcune ferite aperte e delle gocce di sangue che macchiano l’imbottitura del casco (modificato a dovere per le sue esigenze). La tensione è enorme. L’aria è pesante. I motori si scaldano.

Scatta il rosso, poi il verde si spegne. Si parte. Niki è incerto, forse cauto nell’approcciare le prime battute di gara. Scivola indietro, ritrovandosi in mezzo al gruppo. Poco male. Il guerriero di Vienna tira fuori il suo coraggio, iniziando una sontuosa rimonta. Sorpassa numerose vetture, anche quella di Carlos Reutmann. Intanto, il rivale per il campionato, James Hunt, è uscito dalla corsa per un testacoda. Bene, pensa Lauda. Sono punti pesanti. Il suo ritmo è impeccabile e adesso si è issato fino alla quarta posizione. Deve difendersi da Jody Scheckter, uno tosto. Missione quasi impossibile, ma non per lui. Niki riesce a tagliare il traguardo ai piedi del podio, tra il pubblico festante e con le lacrime agli occhi.

Il finale del campionato: amaro in bocca o nessun rimpianto?

Dopo Monza, il campionato lo vede ancora in vantaggio su James Hunt. Le lunghezze sono poche, è vero, ma Niki Lauda è nato per vincere. Lui ci crede con tutto se stesso. Ha passato momenti drammatici, sfidando la sorte e tornando a disputare una corsa dopo appena quarantadue giorni. Deve farcela. In fondo quel campionato era già suo, prima che il rogo del Nurburgring lo riducesse in quello stato tremendo. Mancano solamente tre appuntamenti: di mollare, non se ne parla proprio. Al suo fianco, poi, c’è Marlene, sempre pronta a stringerlo a se, in ogni momento.

La situazione non è per niente facile. James Hunt vince sia in Canada che negli USA, mentre l’austriaco si piazza rispettivamente in ottava e terza posizione. Si arriva in Giappone con una tensione pazzesca. Entrambi i piloti hanno gli occhi del mondo puntati addosso e, il sempre astuto Bernie Ecclestone, ha venduto i diritti televisivi della corsa a caro prezzo. Adesso, tutto il globo aspetta solamente il duello finale. La notte prima della corsa, Niki pensa a tante cose. Al suo fianco, Marlene cerca di rasserenarlo. Il vantaggio su James è di sole tre lunghezze e il pilota della McLaren viaggia spedito come un treno.

Il guerriero di Vienna lo sa. Pensa a come fare: l’unica strategia è quella di spingere a tavoletta. Impossibile fare calcoli. Questa volta, l’uomo computer, ha solo una possibilità. Correre con il coltello tra i denti senza pensare alla matematica. Si arriva alla mattina della corsa. Al Fuji piove a dirotto, rendendo il circuito al limite dell’impraticabile. Nel paddock iniziano a girare alcune voci: secondo la maggior parte dei piloti, la corsa va annullata. Troppa acqua in pista. Ne va della sicurezza. A quel punto, Niki potrebbe spingere per questa soluzione. Forse, commenta qualcuno, si dovrebbe posticipare il tutto al Lunedì.

Intanto, la pioggia non accenna a diminuire. La partenza viene costantemente spostata ogni mezz’ora, anche contro il volere dei piloti. Bernie Ecclestone, che delle lamentele ne ha abbastanza, decide che si deve correre senza se e senza ma: se qualcuno non vuole salire sul proprio abitacolo, ci saranno dure conseguenze. I piloti non ne vogliono sapere. Tra di loro, hanno concordato di fermarsi al secondo giro. Il tira e molla tra Bernie e il resto della griglia continua, fino a quanto sono le stesse squadre a prendere posizione: il gran premio partirà e si svolgerà regolarmente alle 15:09, pena ritorsioni sui contratti.

Niki Lauda, Nurburgring, James Hunt
Niki Lauda parcheggia la vettura ai box alla fine del primo giro, con conseguente vittoria del mondiale da parte di James Hunt

Niki Lauda, l’uomo nato per vincere, per la prima volta ha paura. Sul Fuji aleggiano i fantasmi dell’incidente al Nurburgring: troppo rischioso. Ci è già andato vicino alla fine dei giochi e, stavolta, anche a rischio di perdere il mondiale, lui non se la sente. Allo spegnimento del semaforo verde, il nativo di Vienna suda, trema e pensa alla moglie. Ha deciso. Mentre James Hunt scappa via in testa alla corsa, Lauda rientra ai box. I meccanici pensano a un problema tecnico. Chiedono disperatamente se la macchina abbia qualche problema. Niki non risponde. Poi, all’ennesimo richiamo, si lascia andare.

Nessun problema, la monoposto non ha assolutamente nulla. Lo comunica direttamente a Mauro Forghieri che, per proteggerlo dalla stampa e dai tifosi (e soprattutto da Enzo Ferrari), propone di emettere un comunicato che esula Niki da qualsiasi responsabilità, dando la colpa del ritiro a un problema di natura elettrico. Niente affatto. Lauda è Lauda fino in fondo. Non ha alcun rimpianto: andrà in conferenza stampa e dirà che le condizioni della pista erano impraticabili e, che secondo il suo metro di giudizio, non valeva la pena rischiare così tanto.

Il Nurburgring ha lasciato il segno. Maledetto Nurburgring. Intanto, al Fuji cala il sipario su una corsa rocambolesca. Fino a pochi giri dalla bandiera a scacchi, James Hunt era fuori dai punti (a causa di un cambio pneumatici obbligato, vista la foratura di una copertura). La sorte, però, lo assiste in modo pieno. L’inglese, assolutamente infuocato, sorpassa Clay Regazzoni e Alan Jones, ottenendo il terzo posto finale. Grazie a quei punti, l’istrionico James Hunt vince il campionato con una lunghezza di vantaggio su Niki, completando una rimonta partita proprio dall’incidente al Ring.

Le polemiche su quella gara durano giorni, settimane, mesi e anni. Enzo Ferrari, contrariato dalla decisione del proprio pilota, non ci sta. Per lui, Niki Lauda ha un contratto con la scuderia di Maranello e viene pagato per correre, mica per ritirarsi. Dal canto suo, il nativo di Vienna lo sa, ma ha deciso che la sua vita viene prima delle corse. Poi, ama troppo Marlene. Non potrebbe certo morire. Lei, che darà a Niki due figli, lo asseconda in tutto. I rapporti resteranno ottimi anche dopo la separazione. In fondo, ne hanno passate tante, forse troppe. Un legame così non può mica sparire di colpo.

E poi, il Niki Lauda guerriero farà comunque la storia della Formula 1. Tre mondiali: 1975, 1977 e 1984. Bastano? Certo che si. E pensare che il record del Nurburgring è ancora suo. Un idolo come te, Niki, è semplicemente immortale.

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