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Indycar | Ferrari e USA, un amore travagliato

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Prologo

Nel 1986 la Ferrari stava combattendo contro la FIA, che voleva imporre limiti ai team con motori turbo a favore di quelli con motori aspirati. Il Drake, insoddisfatto, decise di partecipare alla 500 Miglia di Indianapolis fuori dal controllo della FIA.

Nel frattempo, oltre a lavorare sulla macchina da corsa per la serie CART (che all’epoca era chiamata così prima della separazione tra la Champ Car e la Indy Racing League nel 1996), stavano anche sviluppando la vettura per la successiva stagione di Formula 1.

Inizio e sviluppo della vettura

Il progetto della monoposto americana non è stato realizzato nel 1986, ma era iniziato nel 1983. Enzo Ferrari aveva previsto una possibile rottura tra la scuderia di Maranello e la FIA. Col passare degli anni, i rapporti tra Maranello e Parigi sono diventati molto tesi, e il Drake ha deciso di agire per dimostrare alla FIA che stavano parlando sul serio.

Già in quell’anno la casa del Cavallino Rampante aveva fatto accordi con il team Truesports e il pilota Bobby Rahal, che proprio in quell’anno ha vinto la Indy 500. Grazie a questa collaborazione, lo sviluppo della vettura ha preso una grande accelerata. Infatti, il primo progetto era molto diverso da quello che conosciamo con la sigla “progetto 637” perché Ferrari ha potuto migliorare la vettura studiando una March 85C guidata da Rahal e sviluppata da Gustav Brunner.

La monoposto si è comportata molto bene a Fiorano. Michele Alboreto, pilota Ferrari in F1 all’epoca, ha elogiato le sue capacità e la sua competitività. Tuttavia, queste lodi non erano basate sulla realtà, ma erano solo voci diffuse dalla stampa del Cavallino. Il motore di base era quello della Lancia LC1, utilizzato nel campionato mondiale di durata, al posto del motore utilizzato in F1. Si è cercato un compromesso tra affidabilità e potenza.

Conclusione

Questo evento salvò la Formula 1 da una possibile frattura tra la FIA e la FOM e forse dalla scomparsa della massima competizione motoristica al mondo; oltre a ciò, pone molte domande nella mente dei tifosi e degli esperti su “cosa sarebbe successo se il progetto fosse andato in porto”. Probabilmente non avremmo visto i successi che di lì a poco avrebbero costellato l’universo della Rossa, né quale sarebbe stato il futuro della Formula 1. Personalmente, ritengo questo progetto quasi come “un’opportunità sprecata” per sperimentare e provare nuove competizioni e nuove frontiere del motorsport.

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Foto della Ferrari CART “progetto 637” esposta oggi al museo della Ferrari a Maranello
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Particolare della monoposto a riguardo del turbo inserito tra la scocca e gli assali posteriori
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