Nel quadriennio 2010-2013, la F1 ha fatto tappa in Corea, precisamente a Yeongam. Scopriamo insieme la sua storia!
La Formula 1, si sa, è un mondo complicato, per pochi. “Se sbagli sei fuori”, è una frase piuttosto crudele, ma che descrive al meglio quella che è la situazione nella massima categoria del motorsport, nessuno escluso. Da sempre, la F1 rappresenta il riferimento mondiale perlomeno parlando di automobilismo, perciò è necessario avere a disposizione sempre il meglio sotto tutti i punti di vista. Vetture, piloti, ingegneri, direzione gara, circuiti… raramente si hanno delle seconde possibilità. Parlando di circuiti, uno dei più recenti ad essere stati scartati è quello di Yeongam, situato in Corea del Sud.
Probabilmente molti non se lo ricorderanno neppure, ma il tracciato asiatico ha ospitato 4 gare, precisamente dal 2010 al 2013. Perchè è stato abbandonato? Che tipo di circuito era? Quali sono stati i vincitori? Scopriamolo insieme!
Il progetto
La storia del GP della Corea inizia nel lontano 2006, quando la nazione presenta e ufficializza un piano ambizioso ma interessante, ossia costruire da zero un circuito di Formula 1, in un posto isolato come quello di Yeongam. Ma i propositi del governo coreano vanno addirittura oltre: l’idea è quella di dare vita ad una nuova città attorno al tracciato, con l’obiettivo di riqualificare la zona, al tempo occupata solamente da industrie agricole. Al momento della firma, viene stabilita anche la data il debutto del GP di Corea: il 2010.
Il disegno della pista viene affidato ad Hermann Tilke, che realizza un vero e proprio mix tra i circuiti di Shangai e di Kuala Lumpur. La pista è molto particolare, ma anche agli occhi moderni piuttosto interessante. Ecco il giro con cui Sebastian Vettel ha conquistato la pole position nel 2013, mentre sotto una vista dall’alto.

Ma, come sempre, le difficoltà non tardano ad arrivare. All’inizio del 2010, la Corea annuncia di essere in ritardo con i lavori: la moderna città che avrebbe dovuto circondare e fare da contorno al GP non verrà costruita, anzi. L’organizzazione è piuttosto in ritardo anche con il tracciato stesso. Dopo aver rimandato prima a luglio e poi ad ottobre (2 settimane prima della gara) l’ultimo controllo, la FIA approva la gara, tra dubbi e perplessità.
Da segnalare l’episodio emblematico dei seggiolini delle tribune, sistemati solamente qualche ora prima delle prime prove libere!
Il debutto della Corea
Ad ogni modo, nonostante le problematiche, il GP di Corea (fortemente voluto dall’allora direttore esecutivo della F1 Bernie Ecclestone) ha inizio il 22 ottobre 2010, e rappresenta una tappa fondamentale nella lotta al titolo tra Alonso, Vettel e Webber essendo il terzultimo di una stagione combattutissima.
Dal punto di vista sportivo, il circuito è un successo. La gara è spettacolare, anche grazie ad un acquazzone caduto poco prima della partenza che porta scompiglio all’interno della griglia. A trionfare è Fernando Alonso, che allunga in maniera significativa in classifica grazie al doppio ritiro di Webber (andato in testacoda) e del giovane Vettel (sorpreso da un problema di affidabilità).
Tutto sembra andato per il meglio, con una gara soddisfacente e le tribune piuttosto piene di pubblico. I numeri sono in linea con gli altri GP del tempo, con 80.000 persone presenti domenica, per un totale di 135.000 nell’intero weekend. Ma purtroppo a volte l’apparenza inganna. Qualche giorno dopo la gara, infatti, iniziano a girare rumors che affermano che la maggior parte dei biglietti sono stati regalati a studenti e giovani, con l’obiettivo di riempire le tribune. Nessuno smentisce: è l’inizio della fine per il GP di Corea.
Nonostante gli sforzi della nazione, la Formula 1 non ha avuto il successo sperato. Gli organizzatori sono in perdita, e hanno già bisogno di ritrattare gli accordi con il Circus. Ecclestone, molto interessato a diffondere il mondo della F1 in Asia (anche e soprattutto per conquistare il mercato orientale), accetta il compromesso. Dopo l’edizione 2011 (in cui trionfa Vettel nella sua inarrestabile marcia d’onore verso il secondo titolo), non migliore rispetto alla precedente in termini di successo, la Corea firma un accordo al ribasso dovuto alla perdita di alcuni sponsor.

Il fallimento del 2012
Dopo 2 edizioni non esattamente esaltanti, la Formula 1 ha concesso una seconda chance. Stavolta, i coreani non possono sbagliare. La situazione politica (già non mancavano contrasti con la Corea del Nord) non aiuta, ma le squadre si ripresentano a Yeongam nel 2012. Nel corso del weekend, viene addirittura annunciato un prolungamento contrattuale fino al 2016, ma la gioia sarà solo momentanea. Infatti, nonostante una stagione combattuta e spettacolare, il pubblico coreano non sembra molto interessato alla Formula 1.
Sebastian Vettel trionfa per la seconda volta consecutiva riprendendosi la leadership nel mondiale ai danni di Fernando Alonso, ma l’aspetto sportivo sta passando in secondo piano per gli organizzatori. La Corea sta pagando quello che doveva essere il punto di forza iniziale del progetto: il circuito costruito nel nulla. La pista è difficile da raggiungere, non ci sono attrazioni né città di visitare per i turisti e neppure un adeguato contesto a fare da contorno al weekend. Il risultato? 26 milioni di dollari persi. L’organizzazione ha fallito di nuovo.
Il Circus tornerà a correre in Corea nel 2013 (con Vettel vincitore per la terza volta in 4 occasioni) in un clima difficile e che sa di addio. A inizio 2014, il GP viene eslcuso dal calendario per problemi finanziari. Simile sarà il destino per l’anno successivo, con la Corea che a quel punto dichiarerà ufficialmente di ritirarsi dalla Formula 1. Attualmente, è ancora in uso per categorie locali, e quantomeno non è abbandonato.

Guardando i vari onboard e le gare (soprattutto la prima e l’ultima) il giusto commento può essere uno solo: che peccato. Il circuito, sebbene isolato, appare potenzialmente interessante, sfidante per i piloti e in grado di garantire spettacolo, ma l’organizzazione è stata davvero problematica. I coreani hanno avuto la rara possibilità della seconda chance grazie all’interesse economico di Bernie Ecclestone, ma non sono mai davvero riusciti ad avere il giusto successo. Chissà, forse in un altro contesto o in un altro momento storico sarebbe andata diversamente…

