Hamilton ed il coinvolgimento eccessivo dei genitori nella carriera: “Linea sottile da percorrere”. E non è l’unico a pensarla così…
Purtroppo in questo periodo la Formula 1 fa parlare di sé, ma non come dovrebbe. Infatti, per tutte le vicende degli ultimi tempi sembra quasi più una soap opera, che uno sport in cui i motori, le monoposto e la velocità sono i protagonisti.
Lewis Hamilton, interpellato sulla ambigua vicenda di Horner, non ha esitato a dire la sua.
Tuttavia non è l’unico ad essersi espresso, proprio perché, un po’ tristemente, sembra essere l’unico argomento del paddock. Agli arbori della nuova stagione non dovrebbe di certo essere così.
Complici la mancanza di chiarezza di quanto successo, gli intrighi politici tra Red Bull stessa, la FIA e, niente di meno che pure Jos Verstappen.
Ebbene sì; l’ex pilota e padre di Max non ha esitato a mettere lo zampino in tutta questa bufera che sta accadendo nel team del figlio.
A tal proposito si inserisce il commento di Hamilton, circa le dichiarazioni di Jos.
L’Olandese, infatti, in merito alla situazione aveva avvertito il team che, se Horner resta alla guida della squadra, si creeranno tensioni e divisioni.

Interpellato in merito Lewis Hamilton ha dato il suo parere soprattutto sul coinvolgimento dei genitori, specie se eccessivo.
“Non ne conosco i dettagli, quindi non so su cosa stia basando queste affermazioni. Ma alla fine della giornata, non fa parte della squadra, è un genitore. E quindi questa è solo un’opinione, ma sicuramente non è utile“.
Parole sicuramente sensate quelle del 7 volte Campione del mondo; considerato che nella sua lunga carriera ha vissuto anche lui un rapporto padre-figlio a volte troppo legato alla sua carriera ed alla Formula 1.
Infatti per diversi anni il padre, Anthony Hamilton, è stato il suo manager fino a quando Lewis ha preferito affidarsi a figure professioniste. Non solo per la complessità del ruolo, ma anche per non rovinare il rapporto prettamente paterno, con la presenza ingombrante del ruolo da manager.
Come dichiarato varie volte dal pilota inglese, avere un genitore così strettamente coinvolto nella carriera di un pilota non è affatto facile.
Le parole di Lewis
“Penso che sia una linea molto sottile da percorrere“.
“Penso che dipenda anche dal tuo rapporto con i tuoi genitori“; ha aggiunto.
“Ci sono alcune persone che hanno un ottimo rapporto con i loro genitori, e sono stati genitori fantastici, e poi hai persone che hanno avuto brutte relazioni. E questi non sono necessariamente i genitori che sono stati buoni con loro“.
“Non conosco i rapporti tra i Verstappen. Ovviamente, si sentono cose qua e là. Ma Max è un uomo adulto, ed è un campione, e sono sicuro che può prendere le sue decisioni“.
“Ma penso che nel nostro mondo, come piloti, sia molto, molto facile essere fuorviati da persone che ti sussurrano all’orecchio e, forse non ti guidano sempre nel modo giusto“.
“Non sto dicendo che è il caso lì, perché stanno andando alla grande. Ma so nello sport, altri atleti con cui ho parlato che vedo, che sia nel tennis, e l’ho sperimentato, quando a volte non hai la giusta guida intorno a te, ti porta a prendere le decisioni sbagliate o a non essere in grado di essere forse il migliore in quello che fai“.
“Ma ovviamente non è chiaramente il loro caso, stanno andando bene. Quindi è molto difficile, perché vuoi che il tuo genitore sia tuo genitore e abbia una buona relazione. Ma quando gli affari sono coinvolti, lo rende davvero difficile”.
Così ha commentato Hamilton, memore della sua esperienza con il padre-manager e, di come era cambiato il loro rapporto dopo la sua decisone di escluderlo.

Il pensiero di Magnussen
Anche Kevin Magnussen, come Max Verstappen, è figlio d’arte.
Il pilota della Haas, infatti, è figlio di un ex pilota di F1 e, ha sempre messo in dubbio il coinvolgimento dei genitori.
Magnussen, infatti, aveva chiesto al padre Jan di non svolgere nessun ruolo nella gestione della sua carriera; questo già agli inizi nel 2014.
“Molto presto nella mia carriera ho chiarito a mio padre che non volevo la sua influenza“.
“Penso che dovesse adattarsi a questo, ma ero molto, molto chiaro che volevo che questo fosse il mio viaggio, il mio progetto. Lui aveva avuto la sua e doveva pensare a quella“.
“Ed è stato super bravo in questo. Ho cercato di imparare il più possibile da mio padre, ed è stato un vero privilegio averlo; per imparare e fare domande“.
“Ma quando si tratta di andare a correre e prendermi cura della mia carriera, non volevo la sua influenza. Ho avuto la mia squadra di persone, non l’ho chiesto a mio padre“.
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