Poniamo sotto i riflettori le Qualifiche del GP di Cina da poco concluse: chi ha davvero meritato la Pole? E chi ha deluso le aspettative? Proviamo a dare una risposta.
La pioggia, le condizioni miste, il format Sprint e la conseguente riduzione del tempo a disposizione delle Prove Libere. Ci si aspetterebbe un fine settimana in Cina all’insegna degli imprevisti, ma in realtà l’epilogo delle varie sessioni finora disputate è sempre stato il medesimo: quando Verstappen ha la macchina dalla propria parte non ce n’è per nessuno. Venerdì l’olandese ha mancato l’appuntamento con la Pole durante le piovose Qualifiche Shootout, portandosi nell’abitacolo i problemi d’assetto ereditati da una FP1 all’insegna di una notevole track evolution.
Oggi, nelle fasi iniziali della prima Sprint Race del 2024, il pilota Red Bull ha accusato problemi di ricarica alle batterie che alimentano la componente ibrida della propria Power Unit, ma appena risolti i grattacapi di natura elettrica la monoposto numero 1 ha mostrato un passo gara semplicemente superiore, tagliando la bandiera a scacchi con un vantaggio di 12 secondi sul secondo classificato. Lo stesso scenario si è ripetuto poche ore dopo, durante le tradizionali Qualifiche del sabato, dove Verstappen ha rifilato mezzo secondo a resto della griglia e ha regalato al team di Milton Keynes la 100ª Pole Position della sua storia.
Un’occhiata alle velocità complessive
Il primo grafico proposto mostra le velocità raggiunte dai piloti posti in analisi – a seconda delle esigenze i due alfieri Red Bull, Alonso, Leclerc e Norris – nel loro miglior tentativo durante le Qualifiche. Nel tracciato sottostante, così come in tutti gli altri grafici dell’articolo, analizzeremo dati prelevati con un periodo di campionamento pari a 14 metri. Tali grafici non possiedono pertanto un’elevata precisione, ma sono da intendersi uno strumento sufficientemente adeguato per trarre opportune conclusioni.
Mai come in questa occasione il responso delle velocità è di estremo interesse ai fini dell’analisi, perché per la prima volta in questa stagione i piloti sono racchiusi in un intervallo di appena 5 km/h. Contrariamente a quanto visto in precedenza, sull’asfalto di Shanghai Red Bull non è primatista assoluta in termini di velocità massime ma, al contrario, condivide il palcoscenico con altri team – Aston Martin, Williams e Haas. E se da un lato le alte veocità raggiunte da Williams e Haas sono figlie di una monoposto più scarica, pratica comune finalizzata a gonfiare le prestazioni sul giro secco e guadagnare terreno in qualifica, migliorando dunque la posizione in griglia di partenza, d’altro lato i risultati raggiunti dalle due Aston Martin sono da intendersi come il frutto più maturo degli sviluppi che gli inglesi hanno schierato in pista già durante la tappa di Suzuka.
Dal fine settimana giapponese, infatti, la scuderia di Silverstone ha sensibilmente migliorato l’efficienza aerodinamica delle proprie monoposto, mostrando dei passi in avanti su uno dei punti deboli della AMR24 (e a ben vedere anche della AMR23, come lamentato più volte da Alonso). Stroll, non a caso, detiene la velocità più alta fatta registrare durante la Gara Sprint (348 km/h, al momento ineguagliata da nessun altro pilota), mentre Alonso durante le Qualifiche è risultato essere sempre sullo stesso livello di Verstappen per quanto concerne le velocità registrate in allungo, talvolta addirittura superiore. Unica eccezione visibile anche nel grafico è l’allungo prima di curva 6, dove l’asturiano paga circa 5 km/h dal Poleman di giornata.
A conferma di quanto detto, la mappa dei minisettori mostra in maniera eloquente come il pilota di Oviedo sia in diverse occasioni il migliore in pista, specie nel primo settore, illuminando di verde diverse zone del circuito.
Problemi di trazione
A differenza delle velocità di punta, rimane ancora una roccaforte puramente Red Bull l’enorme vantaggio in trazione, apprezzabile grazie alla maggiore “pendenza” del grafico delle velocità. Le due monoposto di Milton Keynes non hanno eguali in questo punto di forza, con i tracciati gialli e blu che, combinati, sono sempre i migliori rispetto al lotto dei piloti in analisi, a testimonianza della facilità con la quale le due RB20 recuperano velocità in uscita curva rispetto alla concorrenza. Sicuramente la scuderia austriaca ha dalla sua parte una buona dose di grip meccanico che consente di esprimere al meglio le performance della RB20, ma anche l’ala posteriore più carica che gli ingegneri Red Bull hanno scelto per Shanghai ha ripagato i sacrifici evidenziati sul fronte delle velocità massime.
Ancora una volta l’unico pilota che riesce ad avvicinarsi ai valori mostrati dalle due Red Bull è Norris, complici gli alti livelli di carico aerodinamico e il forte retrotreno delle due monoposto di Woking. La porzione di pista che l’inglese digerisce particolarmente bene è proprio il complesso di curve 11-12, dove il pilota McLaren mostra una buona velocità di percorrenza (seconda solo ad Alonso e di poco inferiore alle due Red Bull), riuscendo però ad esprimersi bene anche in uscita verso la successiva curva 13. È possibile notare una certa correlazione tra la MCL38 e il comportamento della Rossa di Maranello, sebbene Leclerc non riesca sempre a capitalizzare il potenziale tecnico della propria vettura e, in alcuni punti, specie in curva 9, perde parecchio rispetto al resto del gruppo in analisi.
Considerazioni finali
A precindere dalle evidenti differenze tecniche del parco vetture in analisi (che questa volta, come visto, si misurano più sul piano della trazione che su quello delle velcoità di punta), la vera differenza a Shanghai l’hanno fatta gli errori dei singoli. Numerose e frequenti sono state le sbavature commesse dai piloti durante il proprio giro lanciato, tali da compromettere ogni possibile confronto equo con il sempre perfetto Verstappen.
Alonso, per sua stessa ammissione, ha dichiarato di aver perso circa 2 decimi nel complesso di curve 1-2 durante uno dei suoi due tentativi fatti registrare nel Q3, sebbene poi recuperi tutto nel giro lanciato finale decisivo per la P3 risultando il migliore nel primo settore (come visibile nel grafico dei microsettori). Al contrario, il primo settore di Leclerc è stato un autentico disastro, con il monegasco che è risultato il terzo pilota più lento in griglia nel T1 dietro i soli Sargeant e Zhou (ne abbiamo già parlato in un articolo dedicato) perdendo un totale di oltre 3 decimi in curva 3. Norris, d’altro canto, sbaglia totalmente l’approccio tra curva 7 e curva 8, accusando un distacco medio di oltre 15 km/h dal riferimento di Verstappen e perdendo nel complesso 2 decimi rispetto all’olandese.
I ritardi sopra evidenziati, se rapportati ai distacchi che i rispettivi piloti hanno subito da Verstappen, non sono minimamente paragonabili. Con buona sicurezza possiamo affermare che in Cina, così come in altre occasioni, la Pole Position era un affare a quattro mani tra i due alfieri Red Bull, forti di una monoposto ancora ineguagliabile dalla concorrenza. Ferrari fa ancora fatica ad accendersi sul giro secco, con scarsi carichi di benzina, mentre è più competitiva sul passo gara e a serbatoi pieni, a differenza dello scorso anno; McLaren e Aston Martin sono veloci, specie la seconda, ma non tanto da imporsi sul dominio di Milton Keynes – nemmeno con una magia delle solite di Alonso.
Gli errori commessi dai piloti nelle fasi finali del Q3, poi, hanno fatto da cassa di risonanza al divario tecnico intrinseco alle monoposto, ma di certo non sono stati l’ago della bilancia delle Qualifiche del Gran Premio di Cina.

