La vittoria di Charles Leclerc a Monaco raccontata da chi ha avuto la fortuna di essere spettatore di una domenica fatta di lacrime e brividi.
Accarezza i cordoli, percorre gli ultimi chilometri delle strade di casa. Qui, a Montecarlo, dove Charles è nato e cresciuto, coltivando con la tenerezza di un bambino l’amore per la velocità. È come una carezza, una carezza ai sogni di un bambino che sta coronando quello più grande.
Dalle tribune un religioso silenzio accompagna Charles verso la bandiera a scacchi che si inchina al padrone di casa. L’urlo in radio è lunghissimo, liberatorio, intenso, lacerante. C’è dentro tutto.
C’è papà Hervé, padre di una passione che lo ha portato dove è oggi. Il pensiero di quella bugia detta poco prima che lo lasciasse, il sogno in comune di vincere sulla pista di casa. Non l’ha visto realizzarsi quel sogno, ma ha sempre saputo che Charles ce l’avrebbe fatta. C’é Jules, il mentore, l’esempio da seguire in tutto, colui che ha sempre creduto nel talento del piccolo bambino che sfrecciava sui kart. Ci sono la sua famiglia, i suoi amici, che piangono e si abbracciano sul balcone di casa e sotto al podio.

Urla, urla fortissimo, poi tira un sospiro di sollievo dopo un’agonia durata 78 giri e, per la prima volta, si abbandona ad un pianto liberatorio. Ce l’hai fatta, ragazzo tutto cuore.
Un’emozione che non riusciva più a contenere: “Negli ultimi due giri facevo fatica a vedere uscito dal tunnel a causa delle lacrime”, ha detto dopo la vittoria. La città è in subbuglio. Chi piange, chi urla, chi abbraccia persino degli sconosciuti. In quel momento conta solo la gioia sui volti di tutta Monaco nel vedere il proprio eroe dove merita di essere.
Il principe Alberto con gli occhi lucidi, stringe Charles in un lungo abbraccio, quasi paterno, poi sale sul podio con lui. Con le lacrime sul volto e le mani che tremano, Charles stringe la bandiera monegasca e ci si avvolge dentro, come un supereroe. Un supereroe che ha appena spezzato la maledizione ed è riuscito a trovare una gioia che sembrava non voler arrivare mai. A Monaco risuonano le note dell’inno monegasco e italiano, mentre la stella più brillante canticchia qualche parola e poi si abbandona ai festeggiamenti sul podio.

Sotto il sole splendente della sua Monaco, Charles Leclerc alza quel trofeo che ha sempre sognato fin da quando era piccolo. Quando quella macchina rossa la guardava dal balcone di casa, inconsapevole che un giorno quella macchina l’avrebbe guidata lui. Ancora più inconsapevole che tra le strade di casa lui avrebbe vinto, facendo così alzare un boato in tutta Monaco che si è propagato fino all’Italia.
L’intero Principato è in lacrime. Non tutti sono in grado di far provare la parola “emozione”.
Charles Leclerc invece, è emozione pura.
Dagli occhi di chi c’era
Le strade di Monaco si tingono di rosso mentre tutti corrono verso un’unica meta: il retro del paddock per complimentarsi e ringraziare Charles dell’emozione che ci ha fatto provare. C’è chi sale sui vasi, chi su delle spesse ringhiere in metallo, chi invece si fa prendere sulle spalle e sporge la testa al di là della rete per vedere chi arriva. La maggior parte delle persone che sono lì è italiana, partono dei cori “Olé olé olé olé, Leclerc Leclerc”. Si ride, si festeggia, si piange, si parla della gara nell’attesa che l’eroe di casa si faccia vivo.
Sono le 19:08 quando, con un sorriso che difficilmente qualcuno gli toglierà, Charles arriva nel paddock salutando tutti noi che lo acclamiamo, lo chiamiamo. Pronuncia poche semplici parole che ci riscaldano il cuore: “Arrivo, arrivo, torno”. Era in ritardo per la foto di rito con il team dopo la vittoria, per questo non si è fermato subito.

Nell’attesa, appoggiati alle reti che ci separano dal paddock, alcuni membri della Ferrari ci portano il gelato di Leclerc e scambiano con noi qualche chiacchiera con ancora la voce che trema per l’emozione. Possiamo sentire le urla di gioia di tutto il team che festeggia intonando una canzone dei Ricchi e Poveri.

L’emozione si fa sentire di nuovo. Con la pelle d’oca e le lacrime agli occhi ti rendi conto solo in quel preciso momento che quello che stai vivendo è reale, che hai avuto la fortuna di essere stato spettatore tra le strade di una città che ha fatto aspettare tanto ma che finalmente ha premiato il suo eroe in una domenica perfetta.
Dopo aver spinto Vasseur nell’acqua del mare seguendolo a ruota con un tuffo di testa da cui riemerge con il volto sereno, Charles torna da noi più felice che mai. È contento di vederci lì a festeggiarlo, “Grandissimo Charles!”, dicono da una parte, “Ci hai fatto piangere”, dicono dall’altra, mentre lui ci guarda sorridendo e firma cappellini, biglietti, cartoline. “Sono veramente in ritardo scusatemi devo andare” ci dice dispiaciuto. Non preoccuparti Charles, ci hai regalato un sogno, vai e goditi la vittoria nella tua Monaco.
Così tua che gioisce, si emoziona e s’inchina al suo Principe diventato Re.


